"Sapere la verità sull'incidente della Nave Grimaldi avvenuto il 17 dicembre 2011 a sud dell'Isola della Gorgona". E' questo ciò che chiedono le tante realtà che hanno indetto per domani, domenica 8 gennaio, una manifestazione a Livorno (ore 12, Porto Mediceo).
Il riferimento è ai fatti che hanno coinvolto l'Eurocargo Venezia che nel corso della violenta libecciata dello scorso 17 dicembre ha perso nel tratto di mare tra Gorgona ed il Banco di Santa Lucia, alcuni semirimorchi carichi di merce pericolosa. Si tratta di 198 bidoni metallici, ognuno contenente 200 chili di monossido di cobalto e molibdeno.
A promuovere e aderire alla manifestazione il Partito della Rifondazione Comunista, Sinistra critica, Sinistra Ecologia e Libertà, Unione Inquilini, Cittadini ecologisti -Movimenti civici - Unione Sindacale di Base, Unicobas, Cobas, Vertenza Livorno, Comitato NO al Rigassificatore offshore di Livorno , Rifiuti Zero, Rifondazione Comunista Fed. di Pisa, Partito Comunista dei Lavoratori, Rifondazione Comunista Fed. Piombino - Elba, Gruppo Regione Federazione della Sinistra - Verdi, www.sequenze.webnode.it, LEGAMBIENTE Arcipelago Toscano, La lista civica Città Diversa.
Tante le questioni ancora da chiarire in merito all'incidente, a partire dal ritardo con cui sono state informate istituzioni e cittadini: il capitano della nave della Grimaldi, indagato dalla procura di Livorno che sull'incidente ha aperto un fascicolo, sostiene di aver immediatamente avvisato la Capitaneria di Porto di Livorno, non altrettanto sembra abbia fatto quest'ultima, che soltanto il 29 dicembre avrebbe inviato le prime informazioni sui fatti accaduti.
Ma a fornire qualche informazione in più dovrà essere anche la Grimaldi e il comandante del cargo, per spiegare come mai il Venezia si trovasse in navigazione nonostante la violenta burrasca in corso nella notte tra il 16 e 17 dicembre scorso. La nave era partita il 16 da Catania alla volta di Genova, ma proprio il 16 era stata diramata dalla protezione civile una allerta meteo che annunciava per il giorno successivo venti di burrasca e mare molto agitato per tutto il Tirreno.
Le ricerche portate avanti nei giorni scorsi con gli elicotteri per il momento non sembrano aver portato a nessun risultato: l'area interessata riguarda uno specchio acqueo di circa 45 miglia quadrate con una profondità variabile tra i 120 e i 600 metri. Ma sulla sorte dei bidoni al momento non sappiamo altro. Non sappiamo se i fusti sigillati siano colati a picco oppure se invece si siano aperti rovesciano il pericoloso contenuto nelle acque dell'arcipelago.
Quello che invece si sa è che ciascun bidone - in totale sarebbero 198 - conteneva 200 chili di sostanze pericolose infilate in un sacco di plastica chiuso con un nodo fatto mano. Sacchi che quindi potrebbero finire nelle reti dei pescatori o sulla costa. Per questa eventualità vengono indicate norme precise di comportamento, sia nel caso di recupero in mare che in caso di spiaggiamento. Infatti si tratta di sostanze che diventano pericolose a contatto dell'aria "scaldandosi fino ad alte temperature, producendo fiamme bluastre e liberando polveri e gas tossici e nocivi".
La prefettura di Livorno raccomanda di non toccare questi sacchi e invita chiunque li dovesse avvistare (su una spiaggia o in qualche rete da pesca) di telefonare immediatamente al 115 (vigili del fuoco) o al 1530 (guardia costiera). 45 tonnellate di "veleni" che potrebbero entrare nella catena alimentare e lasciare segni indelebili in una tratto di mare troppe volte al centro di episodi sospetti.
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