11/01/12 09:17 | autore: Daniela Francesconi Stampa

Versilia, al processo contro Tev - Veolia in 100 chiedono di costituirsi parte civile 0

Il rappresentante della pubblica accusa, il pm Antonio Mariotti, ha però chiesto di escludere i cittadini dal procedimento

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Nella seconda udienza del processo per l'inceneritore di Pietrasanta, il pubblico ministero ha chiesto al giudice di non accettare la costituzione di parte civile di oltre 100 cittadini residenti nelle vicinanze dell'impianto. Motivo: fra i capi di imputazione non figurano i danni all'ambiente e alla salute. E il legale di uno dei due imputati, dipendenti di Tev-Veolia, ha chiesto di estromettere Veolia Servizi Ambientali dalla responsabilità civile nel processo, in quanto proprio grazie all'azienda la Magistratura avrebbe saputo del software manomesso.

E così ieri il rappresentante della pubblica accusa, il pm Antonio Mariotti, ha chiesto di escludere i cittadini dal procedimento in corso presso il Tribunale di Viareggio perché i due imputati non sono accusati direttamente di aver provocato danni alla salute delle persone e all'ambiente. La richiesta ha destato stupore in aula, fra i rappresentanti del Comitato Ambiente e Salute Versilia, mentre ha trovato l'adesione dei legali di Umberto Ricci, capo turno addetto alla conduzione dell'impianto di Falascaia.

Gli avvocati delle parti civili hanno invece fatto notare che, nel corso del dibattimento, potranno emergere molti elementi a dimostrazione dell'inquinamento subito dall'ambiente circostante l'inceneritore, senza dimenticare i danni più propriamente "psicologici" nonché quelli patrimoniali derivanti dalla perdita di valore delle abitazioni.

Di grande impatto il caso di Anna Orbat, malata di tumore che, rappresentata dall'avvocato Fabrizio Miracolo, è parte del processo con una relazione redatta da Stefano Montanari, uno dei più esperti ricercatori in nanopatologie causate dalle polveri ultrafini emesse dagli inceneritori. La tesi di questa perizia è che nei polmoni della signora Anna ci siano almeno 25 tipi di particelle riconducibili alla combustione dei rifiuti, quelle tanto fini da non poter essere trattenute neppure dai filtri di ultima generazione.

L'altro imputato è Francesco Sbrana, amministratore delegato di Tev dal 2005 al 2008. Tramite l' avvocato Filippo Cei, Sbrana non aveva escluso il ricorso al patteggiamento per evitare il processo ma ogni decisione è rinviata alla prossima udienza preliminare del 23 febbraio, quella in cui il giudice monocratico Nidia Genovese stabilirà se accogliere o meno i cittadini come parti civili.

Le parti civili già costituite sono, invece, i comuni della Versilia, la Provincia di Lucca, la Regione Toscana e tre associazioni ambientaliste: il WWF nazionale, gli Amici della Terra sezione Versilia e l'Associazione per la Tutela ambientale della Versilia che è poi espressione del comitati.

Veolia aveva rilevato il ramo d'azienda di Tev nel 2007, acquisendo gli impianti di Falascaia a Pietrasanta e di Pioppogatto a Massarosa, oltre che quelli di Gioia Tauro, Vercelli e Brindisi. Fra vari stop e ripartenze e lavori di adeguamento, il termovalorizzatore versiliese ha mostrato subito la sua inadeguatezza, fino al luglio del 2008, quando si è imposta la chiusura di entrambe le linee per il superamento dei livelli di emissione di monossido di carbonio e del carbonio organico totale.

A quel punto Tev-Veolia ha informato l'autorità giudiziaria del presunto taroccamento dei dati delle emissioni, attribuendo la responsabilità alla gestione precedente. Il software di controllo sulla fuoriuscita delle sostanze derivanti dall'incenerimento dei rifiuti sarebbe stato "tarato" ad hoc, per far risultare i valori sempre entro i limiti di legge, grazie ad un fattore di divisione per 10, denominato "fattore K".

Da quel momento Veolia ha sempre respinto ogni coinvolgimento nella presunta manomissione e oggi si chiama fuori dalla responsabilità civile proprio grazie a questa sorta di autodenuncia arrivata in extremis, quando ormai la situazione a Falascaia non era più sostenibile. Dal canto loro i cittadini ribattono che dal 2007 al 2008 Veolia non poteva non essere a conoscenza di quell'anomalia nel software dello SME, il sistema di monitoraggio delle emissioni.

Quello in corso a Viareggio non è l'unico procedimento giudiziario in cui la multinazionale francese è coinvolta. Lo stesso copione si è verificato nel caso dell'impianto di Vercelli: autodenuncia da parte di Veolia, apertura di un fascicolo da parte dell'autorità giudiziaria.

Ma quando sembrava che le indagini non portassero alcun risultato e che il Gip si avviasse a chiedere l'archiviazione del caso, ecco che è entrata in gioco la testimonianza rilasciata da Stefano Ghetti per il processo versiliese. Ghetti, capo impianto a Falascaia dal 2005, ha dichiarato che la pratica di alterazione dei dati era in uso fin dal 2003 e che era cosa nota ai vertici aziendali e all'interno del luogo di lavoro. A breve si attende la prossima decisione del Gip.

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