Continua il percorso di incontri e assemblee per lo sbarco di Ikea ai Navicelli, come quella di ieri sera (mercoledì 11 gennaio) svolta nel quartiere di Porta a Mare e promossa dall'amministrazione comunale e il CTP 2. I temi al centro della discussione sono stati in particolare due: la questione della viabilità e l'impatto socio-economico che avrà il colosso svedese su quella parte di città e sul territorio tutto.
E proprio su quest'ultimo punto si concentrano le attenzioni di aziende, associazioni, categorie e sindacati per comprendere quale sarà il vero effetto dal punto di vista occupazionale, in particolare ma anche sulle aziende del settore che vi sono in provincia.
Al riguardo ciò che viene citato e discusso come punto di riferimento è uno studio a cura di una società, la Trade Lab, dal titolo: "Analisi dell'impatto socio-economico dell'apertura di un punto vendita Ikea".
Lo studio definisce come bacino di attrazione della nuova grande struttura commerciale un'area complessivamente formata da 68 comuni con una popolazione residente pari a 1.421.156 unità. E sulla base di una serie di criteri e standard che si definiscono, si prevede per il nuovo punto vendita della multinazionale svedese un giro d'affari complessivo di circa 50 milioni di euro.
Al riguardo nello studio si specifica che "l'esistenza di fenomeni di attrazione dei consumi porta a ipotizzare che questo fatturato venga interamente sottratto dai punti di vendita della rete di vicinato e alle medie e grandi strutture operanti nel comparto".
Da parte della società, inoltre, sul fronte delle imprese si è fatta anche una simulazione per lo studio degli impatti settoriali da cui si evidenzia la "chiusura di 7 esercizi tradizionali e nessuna media/grande struttura, per complessivi 595 mq di superficie di vendita".
"Dal punto di vista occupazionale - si legge sempre nella ricerca - il Committente prevede l'impiego di 300 unità (teste) occupate nell'area commerciale, pari a 200 addetti full time, e un indotto di 180 unità pari a 70 full time". Per cui complessivamente con Ikea si prevede tra commerciale e indotto l'impiego di 270 addetti full time. Nello studio non si parla di tipologie di contratto, ma tramite alcuni coefficienti si calcola in base al parametro del "full time equivalent", tema quello contrattuale che è invece stato al centro di numerosi dibattiti sulle condizioni effettive di lavoro e la qualità del lavoro che la sta multinazionale fornisce.
Al contempo in base alle simulazioni fatte da TradeLab si prevede una perdita di occupati nella rete produttiva già esistente pari a 122 full time. Sulla base di queste previsioni nello studio si parla, quindi, di un "saldo favorevole" di poco meno di 150 full time. "Si sottolinea - si legge ancora nella ricerca - che la perdita di occupati non riguarda il comune di Pisa, bensì alcuni altri comuni del bacino".
Un ultimo fattore che lo studio tiene in considerazione ma che non risulta quantificabile in termini occupazionali "sono gli accordi di fornitura presi da Ikea con alcuni produttori locali di articoli di arredamento e per la casa: tali accordi determineranno incrementi del giro d'affari di tali fornitori, con evidenti benefici sui loro livelli occupazionali".
Si tratta, quindi, di un primo studio, a cui ne seguiranno degli altri, su cui è aperto il dibattito, che presenta luci ed ombre, nonché criticità e punti da approfondire su cui ilo dibattito è aperto.
Questo articolo contiene 4 commenti.
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2012/01/12 19:01:36 tony P Un fatturato annuo preventivato di 50 milioni di euro con 270 addetti ? Qualcosa non mi torna o pochi incassi per gli addetti o troppi addetti per quell'incasso, c'è qualcun' altro a cui non torna ?
2012/01/12 11:01:25 Il Merovingio Intanto, di questo studio tutti ne parlano, ma il 99 percento non l'ha letto. Per chi invece volesse documentarsi prima di parlare: http://www.gonews.it/pdf/ikea_impatto_socio_economico.pdf
Si noti che è una previsione, per quanto dettagliata e fatta da gente (si presume) competente in materia. Ma il 99 percento del lavoro degli economisti consiste nello spiegare il giorno dopo perché le loro previsioni del guiorno prima erano sbagliate...
Non mi concentro qui sul saldo occupazionale, che è solo la rigorosa formalizzazione di un ragionamento ovvio, ovvero che l'aumento dell'offerta di mobili non puo' aumentare chissà quanto le vendite di mobili: vi sono dei limiti oggettivi alla crescita, ovvero 1) lo spazio nelle case; 2) il fatto che non siamo nel Terzo Mondo dove la crescita economica fa passare da abitare nelle baracche a case che vanno arredate di sana pianta; 3) il ontenuto dei portafogli. Se si compra un armadio a ikea è perché serve, e se si compra li' non si compra da un'altra parte.
Oggi noto altre cose:
Lo studio è commissionato, a quanto ho capito, dal Comune di Pisa (cosa che praticamente nessuno dice, come se fosse indifferente), quindi se mai fosse tarato, non lo sarebbe certo _contro_ Ikea. Tuttavia, le prime cose che noto sono che il numero degli assunti è sempre molto minore delle mirabolanti cifre sparate finora dal Comune e dalla sua corte dei miracoli.
La seconda è, per esempio, che finora si parlava di un bacino di attrazione che arrivava fino a Grosseto, e poi nello studio si vede invece che questo si arresta a metà della provincia di Livorno, non ci sono nemmeno Campiglia o Piombino...
La terza è che l'espressione "mezzi pubblici" in tutto il dossier - che, ripeto, non è stato realizzato dal primo arrivato - non compare neanche, ma si parla solo di auto. Il che è logico perché, come è evidente a tutte le persone dotate di raziocinio (quindi, a Pisa, a pochi), a comprare l'arredamento non ci si va col treno o l'autobus, specie se si viene da Aulla, Orciano Pisano o Castellina Marittima. Eppure il Comune continua a inventarsi che all'Ikea ci vuole la fermata del People Mover, che già è tutta una scemenza di per sé, figuriamoci fare una fermata per andare a comprare le sdraio svedesi.
Insomma, finora si è (s)ragionato di Ikea su delle basi inventate, sparando scemenze a caso. Poi uno studio serio evidenzia che le basi su cui si ragionava sono sbagliate. Pero' nessuno dice niente, a nessuno viene in mente "allora pero' se le cose sono diverse, forse dobbiamo fare una riflessione diversa", neanche magari per dire solo che si conferma quello che si pensava prima: semplicemente, si commissiona uno studio serio, poi si ignora. (E dubito che la Trade Lab lo studio l'abbia fatto gratis nei ritagli di tempo).
Io mi tasto se ci sono.
2012/01/12 11:01:55 Chiara Tuoni Già, ma la cosa ancora più bella è che "la perdita di occupati non riguarda il comune di Pisa, bensì alcuni altri comuni del bacino". E meno male che si doveva andare verso l'area vasta! Non sappiamo vedere al di là del proprio naso.
2012/01/12 08:01:37 Antoine Doinel Ma come? E gli 800 posti di lavoro promessi da Filippeschi dove sono finiti?