13/01/12 08:29 | autore: la redazione video Stampa

A un mese dalla strage di Firenze, ancora critiche le condizioni di due dei feriti 0

Oggi in piazza Dalmazia una commemorazione a 30 giorni dall'eccidio perpetrato dal nazi-fascista Gianluca Casseri. Un'occasione per ricordare le due vittime, Modou Samb e Mor Diop. In ospedale ancora in condizioni gravi, anche se stabili, Sougou Mor e Moustapha (Amdy) Dieng che rischia di rimanere paralizzato a vita. Ieri a Pontedera il "Gran Magal" dedicato ai due senegalesi uccisi. Papa Demba: "Chiudere le sedi di chi istiga all'odio razziale"

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Per loro il presidente della Regione Enrico Rossi aveva proposto in dicembre, poco dopo il loro ferimento, la cittadinanza italiana immediata. Lo aveva fatto inviando una lettera con la richiesta al ministro dell'Interno, Anna Maria Cancellieri e al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

"Loro" sono Sougou Mor, Mbenghe Cheike e Moustapha Dieng, ovvero i tre uomini di nazionalità senegalese sopravvissuti a quella che la storia ricorderà come la "strage dei senegalesi", ovvero quella praticata da Gianluca Casseri, nazi-fascista militante di Casa Pound, nella giornata del 13 dicembre scorso, un mese fa.

Una vicenda eviscerata dalla cronaca da ogni angolazione, con le sue ombre e le sue tragiche verità. Come quella della morte di Modou Samb e Mor Diop, i due uomini che in piazza Dalmazia, quel 13 dicembre, trovarono un'insensata morte.

Il 18 dicembre scorso, durante la manifestazione che ha visto scendere in piazza a Firenze migliaia di persone, in prima fila c'erano gli amici, gli affetti dei senegalesi trucidati da Casseri. L'immagine del cartello sul quale campeggiava la foto della moglie e della figlia di 3 anni di Modou (figlia purtroppo mai conosciuta) ha fatto il giro d'Europa.

A Firenze c'erano gli striscioni di mezza Italia, i cartelli, anche il gonfalone della Regione Toscana. Una manifestazione accorata, in cui si è ribadito come non sia accettabile essere uccisi per il colore della propria pelle.

Intanto chi è sopravvissuto alla strage ha davanti a sé ancora un lungo percorso di guarigione. Le migliori notizie riguardano Mbenghe Cheike, di recente dimesso dall'ospedale di Santa Maria Nuova. Dovrà ricoverarsi nuovamente a breve per un intervento alle dita delle mani.

Situazione sotto controllo ma critica per Moustaphan (Amdy) Dieng e Sougou Mor. Il primo ha subito una grave lesione al torace e a un rene e respira attualmente grazie ai macchinari. Fino a quando la ferita non sarà riemarginata i medici non potranno sciogliere del tutto la prognosi e, purtroppo, c'è il rischio che Amdy rimanga paralizzato a vita.

Grave rischio anche per Sougou Mor, uno dei feriti da Casseri al mercato San Lorenzo - seconda tragica tappa della sua strage - anch'egli da pochi giorni uscito dalla rianimazione e trasferito in un reparto di degenza ordinaria. L'uomo si era difeso opponendo le sole braccia ai colpi della pistola 357 magnum sparati quasi a bruciapelo. Anche per lui la dimora ospedaliera continuerà nei prossimi giorni.

Oggi in piazza Dalmazia, a Firenze, è prevista una commemorazione dei morti e dei feriti a un mese dalla strage compiuta da Casseri, mentre nella giornata di ieri (giovedì 12 dicembre) a Pontedera la comunità dei senegalesi della Regione Toscana e il C.a.s.t.o, il coordinamento delle associazioni senegalesi toscane, hanno celebrato la festa culturale nazionale senegalese, ovvero il "Gran Magal", tornato a svolgersi - come era accaduto in anni passati - alla Tenuta Isabella a Pontedera.

"Oggi (ieri per chi legge, ndr) è stata una giornata particolare - ha spiegato Papa Demba  portavoce di "Touba Toscana", da noi raggiunto proprio a Pontedera. Un mese dopo la morte di Modou e Mor, ritrovarsi in quest'occasione è stato per la comunità senegalese molto triste. Abbiamo iniziato con delle preghiere per loro, ricordandoli, fino a quando non sono arrivati i sindaci e le amministrazioni locali a rendere loro omaggio".

"In questo giorno - ha continuato poi Papa Demba - noi facciamo il bilancio dell'anno trascorso, riflettiamo sul futuro, ci chiediamo quale tipo di contributo possiamo dare nella società in cui viviamo: quest'anno il risultato di questo bilancio non è per noi positivo, abbiamo incontrato parecchi problemi riguardo ai nostri diritti e, soprattutto, non è un anno positivo in virtù della perdita delle vite umane di Modou e Mor. Questa circostanza ci ha fatto uscire indeboliti e speriamo di riacquistare presto forza. Noi vogliamo ripartire, prendere stimolo, da quello che ci hanno lasciato Modou e Mor: non mollare, batterci per loro, non far vincere le forze fasciste e naziste. Dobbiamo lottare confrontandoci sulla strada della legalità e della giustizia. Quello che abbiamo chiesto  alle autorità è che luoghi del genere, dove si coltiva l'odio verso la persona, siano chiusi:  non possiamo tollerare che esistano".

Della stessa opinione Assane Kebe, Vice presidente della Comunità senegalese di Firenze: "Oggi è una giornata di festa e di commemorazione ma domani (oggi per chi legge, ndr.) in piazza Dalmazia, vogliamo ricordare, insieme ai cittadini toscani, i nostri due fratelli uccisi barbaramente dalla mano fascista un mese fa. Quanto accaduto ci spinge a condurre una battaglia politica e culturale, a lottare contro ogni ideologia e propaganda politica dai contenuti razzisti che ha avvelenato la società negli ultimi dieci anni favorendo episodi come quello di piazza Dalmazia".

"Vogliamo costruire una società - conclude Assane Kebe - dove tutti possano essere considerati persone e non riconosciuti in base al colore della pelle o in base alla loro provenienza d'origine. A un mese dalla strage, prevale ancora un sentimento di paura ma questo non vuol dire che abbassiamo la guardia o siamo scoraggiati: al contrario, noi siamo ottimisti sul fatto che insieme possiamo lottare per la giustizia, andando a lavorare nelle scuole e parlando ai bambini. Questi bambini, le future generazioni, devono essere considerati come 'cittadini', con diritto di voto, con la possibilità di scegliere chi governerà il territorio. Noi vogliamo lottare per l'uguaglianza dei diritti nel rispetto delle leggi dei territori dove viviamo".

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Gran Magal, un mese dopo la strage di Firenze - di Vittorio Gualtieri

La Vignetta - Luca Ricciarelli

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