"Un consiglio comunale a tema sulla gestione del servizio idrico e per restituire centralità alle assemblee elettive anche nella progettualità dell'Ato 2 dell'acqua, soprattutto dando seguito all'esito referendario di giugno". E' questo il contenuto delle mozioni che nei prossimi giorni congiuntamente Idv, Sel e Prc presenteranno in tutti e 57 comuni che compongono l'Ato contro la decisione assunta nello scorso dicembre dall'assemblea dei sindaci di prorogare di altri 5 anni la concessione, in scadenza nel 2012, al gestore Acque spa.
Le tre forze politiche si erano già espresse nel metodo e nel merito sia prima che dopo questa delibera, chiedendone lo stralcio. Ma visto che la decisione è stata presa, i tre partiti hanno deciso di mettere in campo questa nuova iniziativa che a seconda degli esiti potrebbe anche avere degli effetti sugli equilibri delle maggioranze esistenti nei vari comuni.
"Con questa mozione - spiega il segretario provinciale del Prc, Luca Barbuti - diamo gambe istituzionali a un atto politico chiaro che avevamo preso subito dopo avere saputo della scelta inappropriata dei sindaci: ora intendiamo costruire un percorso limpido per cercare di correggere quello che noi riteniamo un errore".
La richiesta è così quella di avviare un percorso di discussione e "convocare a seguito di un Consiglio Comunale ad hoc su questo tema entro e non oltre la data di attuazione della delibera in oggetto (il 30 aprile, ndr)".
Anche il coordinatore provinciale di Sel, Dario Danti, è molto netto: "Questa scelta va chiaramente in una direzione diversa da quella indicata dal referendum, che oggi è ancor di più messa a rischio dalle voci che arrivano sulle intenzioni da parte del Governo Monti in materia di liberalizzazioni. L'acqua è un bene comune e come tale deve essere salvaguardato".
"Non si può ignorare - insiste il coordinatore provinciale dell'Idv, Luigi Buoncristiani - la volontà espressa da 26 milioni di italiani il 12 e 13 giugno: così si mina la fiducia dei cittadini di poter incidere sulla politica e crescono i fenomeni di antipolitica".
Idv, Sel e Prc si augurano quindi che vi sia nei consiglio comunali un'apertura al confronto. " Chiediamo spiegazioni e chiarimenti - prosegue Buoncristiani - e un voto negativo a fronte di questa nostra richiesta sarebbe inspiegabile, in quanto con questa mozione si chiede trasparenza e partecipazione nelle scelte".
D'altronde alcuni sindaci, tra i quali lo stesso sindaco di Pisa, Marco Filippeschi, hanno sostenuto questa decisione tacciando le critiche ricevute al riguardo contro questa decisione come "ideologiche".
"Ad auspicare approcci non ideologici - afferma Danti - siamo noi: basta con le scelte dettate dall'appartenenza a questa o quella coalizione, perché sull'interesse dei cittadini si deve avere il coraggio di agire senza tatticismi".
"Chiediamo - spiega Luigi Buoncristiani, coordinatore provinciale pisano dell'Idv - una gestione trasparente proprio come l'acqua su una vicenda che riteniamo debba tornare a essere molto più condivisa. Quindi ci aspettiamo che questa mozione venga approvata dai diversi comuni e in particolare a Pisa, Pontedera e a Empoli che insieme detengono la maggioranza delle quote di Acque spa. Non si può dire che non si può fare perché, come dimostra quanto sta accadendo a Napoli, è possibile intraprender strade diverse".
Inoltre nella mozione si chiedono alcune precisazioni a partire dal "dare seguito all'esito del referendum del 12 e 13 giugno". Ma anche di fare dei controlli sulla delibera assunta in particolare in due direzioni: "Attivare tutti gli strumenti per verificare la legittimità amministrativa della proroga della concessione del servizi e verificare la corrispondenza tra gli investimenti previsti dall'ultimo Piano d'Ambito e quelli realmente effettuati, valutando i dati relativi ai primi dieci anni di gestione e in particolare quelli successivi all'ingresso del socio privato; dare opportunità al Consiglio Comunale di verificare se la precedente revisione del piano d'ambito aveva previsto una variazione degli investimenti".
Su questo IdV, Sel e Prc all'unisono chiedono non una "maggiore trasparenza da parte di Acque Spa sui piani che ha messo in campo e anche per il futuro. Ci spieghi il presidente Sardu i dettagli degli investimenti e se vi sono degli extracosti vengano motivati e al contempo sia disposto al confronto, raccogliendo magari idee e suggerimenti per una gestione diversa del servizio".
A questo si aggiunge una richiesta di ribaltamento rispetto al rapporto che vi è tra questo tipo di società e gli enti locali. "La progettualità sui piani - afferma Barbuti - deve tornare - ai Consigli Comunali e non deve essere in mano ad altri soggetti. Non è pensabile che sia Acque Spa a decidere se il Lungomonte deve avere o meno un depuratore".
Si tratterà di vedere cosa avverrà concretamente nei consigli comunale e soprattutto quale sarà la posizione del Partito Democratico.
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