16/01/12 08:19 | autore: redazione Stampa

Fusti dei veleni, il Comune di Livorno avvertito da un fax il giorno dell'incidente 0

Negli scorsi giorni il sindaco di Livorno Alessandro Cosimi aveva lamentato di essere stato avvertito 12 giorni dopo l'accaduto dell'incidente del cargo della Grimaldi Lines. A mettere in discussione le dichiarazioni del sindaco labronico una serie di fax resi pubblici negli scorsi giorni dal sito livornese Senzasoste.it. Nuove testimonianze di pescatori che denunciano di essersi spesso imbattuti in bidoni sospetti e sostanze inquinanti

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Non sembrano esserci novità in merito alla ricerca in mare dei fusti dei veleni persi a poca distanza dall'isola di Gorgona lo scorso 17 dicembre dal cargo 'Venezia' della Grimaldi Lines, ma a terra infuria la polemica.

Negli scorsi giorni il sindaco di Livorno Alessandro Cosimi aveva lamentato di essere stato avvertito con estremo ritardo dell'incidente avvenuto a largo della costa toscana, non prima del 29 dicembre, dunque 12 giorni dopo l'accaduto.

A mettere in discussione le dichiarazioni del sindaco labronico una serie di fax resi pubblici negli scorsi giorni dal sito livornese Senzasoste.it: si tratta di un documento datato 17 dicembre, dunque il giorno stesso dell'incidente, inviato dalla Capitaneria di porto di Livorno ad enti e autorità, tra cui, come si vede tra i destinatari, compare il Comune di Livorno. E ancora un fax inviato dalla Direzione Marittima di Genova sempre il 17 dicembre, con particolari raccomandazioni circa la tossicità della sostanza e un ulteriore documento della Capitaneria di porto di Livorno il 19 dicembre.

Nei documenti che risultano inviati al Comune di Livorno, dunque, non soltanto si fa riferimento all'incidente avvenuto a bordo del cargo della Grimaldi, ma anche alla pericolosità del carico disperso in mare. Adesso si tratterà di capire come e perché la popolazione non sia stata avvertita dell'incidente se non con estremo ritardo.

Ma si moltiplicano le testimonianze di pescatori della costa toscana che denunciano di essersi spesso imbattuti in bidoni sospetti e sostanze inquinanti. Un articolo pubblicato su Panorama.it raccoglie l'intervista di un pescatore che racconta di essersi imbattuto davanti alla costa livornese e in prossimità dell'Arcipelago Toscano in bidoni contenenti sostanze tossiche: "Non bisogna andare molto a largo delle nostre coste per imbattersi in questi fusti. Già a 70 o 80 metri di profondità, a 1 o 2 miglia dalla costa, tra il fanale di Vada e l'isola di Gorgona, il fondale è disseminato di fusti contenenti sostanze irritanti".

Un tratto di mare che spesso è stato indicato dagli ambientalisti come il "paradiso" per coloro che intendono disfarsi di sostanze da smaltire: il mare arriva infatti in questo tratto ad una profondità di 600 metri ed ha un fondale sabbioso. "Quindi quando i fusti toccano il fondo - spiega ancora il pescatore intervistato dal giornalista di Panorama.it - sprofondano e vengono immediatamente ricoperti dalle correnti e dalle mareggiate successive, da strati e strati di sabbia".

E nelle scorse ore anche il sito livornese Senzasoste.it ha raccolto una testimonianza che sembra confermare ulteriormente queste pratiche. L'episodio del Venezia - con i 198 fusti con oltre 40 tonnellate di sostanze tossiche disperse in mare - potrebbe così scoperchiare un vero e proprio vaso di Pandora di cui si parla da decenni ma nei cui confronti poco o niente sembra essere stato fatto dalle autorità competenti. Questo, a patto che le dichiarazioni rilasciate negli scorsi giorni da politici e autorità ministeriali, regionali e locali non finisca con il solito buco nell'acqua. Un'acqua, quella del mare antistanti le coste toscane, infestata da sostanze tossiche.

 

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