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Una vera e propria bomba ambientale a orologeria. E' anche e soprattutto questo ora la Costa Concordia incagliata davanti all'Isola del Giglio.
La più grande nave da crociera italiana, infatti, contiene ancora nei suoi serbatoi 2380 tonnellate di gasolio. Una situazione che desta grandissima preoccupazione e che viene monitorata costantemente lavorando perché si riesca nel più breve tempo possibile a disinnescare il pericolo, approfittando delle buone condizioni metereologiche di questi giorni. Il maltempo renderebbe gli interventi necessari più complessi, e il mare mosso potrebbe provocare uno spostamento e dunque un ulteriore affondamento della nave. Anche la posizione in cui si trova la Concordia desta preoccupazione: il relitto è incagliato proprio al limite di un fondale che scende molto rapidamente fino a quasi 200 metri.
La Concordia, intanto, è stata circondata per un perimetro di circa 3000 metri dai galleggianti in via precauzionale e sul luogo, in base alle indicazioni del Ministero si trovano quattro navi antinquinamento per ogni emergenza con 500 metri di barriere galleggianti e 800 metri di panne assorbenti, oltre a pompe e altre attrezzature.
E per coordinare le operazioni per domani (lunedì 16 gennaio) è previsto un incontro tra il Ministro Clini, il presidente della Regione, Enrico Rossi, e il presidente della Provincia di Grosseto, Leonardo Marras. Di fatto per lo svuotamento dei serbatoi è in atto una corsa contro il tempo perché non vi siano complicazioni, a partire da un quadro molto delicato e rischioso che viene continuamente monitorato.
A chiedere per prima, sin dalla giornata di ieri, che "siano messe in opera le operazioni di svuotamento dei grandi serbatoi del carburante" della Costa Concordia "per scongiurare anche la tragedia ambientale" è Legambiente. Il naufragio all'Isola del Giglio, si afferma in una nota dell'associazione ambientalista, "solleva nuovamente seri interrogativi sul traffico delle grandi navi, passeggeri e commerciali, nel Santuario dei mammiferi Marini Pelagos e nel mare protetto dell'Arcipelago Toscano".
"Legambiente - prosegue il comunicato - rivolge le sue condoglianze alle famiglie delle vittime di questa tragedia, che sembra inspiegabile dal punto di vista tecnico e della navigazione, ed è solidale con l'amministrazione comunale, la popolazione del Giglio e con tutte le persone che si trovano a far fronte a un grande problema".
"Allo stesso tempo, però, non possiamo dimenticare - sottolinea l'associazione ambientalista - di aver già sollevato negli anni passati seri dubbi sulla presenza di grandi navi da crociera molto vicine alle coste, come documentato più volte per Giannutri, e di aver segnalato, anche insieme ad amministrazioni locali come quella di Campo nell'Elba, la necessità di allontanare le rotte delle grandi navi e di quelle con carichi pericolosi dalle isole dell'Arcipelago Toscano e soprattutto dai tratti di mare più a rischio o vicino alle aree protette".
E sull'allarme ambientale si era soffermato da subito anche il geologo Mario Tozzi, ex presidente del Parco dell'Arcipelago: "E' importante che nelle prossime ore si provveda a mettere in sicurezza lo scafo e ad aspirare il carburante. Altrimenti l'isola del Giglio è condannata".
"Il mio primo pensiero - aggiunge - va alle vittime e ai dispersi nell'incidente. Premesso questo, quanto accaduto potrebbe avere anche un risvolto ambientale".
Ma un danno ambientale, secondo il geologo, c'e' già stato: "La nave, nell'impatto con lo scoglio che ha in parte trascinato con sè, ha rovinato parte del fondale per un bel po'. Gli ecosistemi sono fragili e ci vorrà del tempo per sanare il danno".
Secondo Tozzi alla base del disastro c'è stata probabilmente una concatenazione di errori: "I sistemi radar ed elettronici oggi consentono una navigazione sicura - sottolinea - quindi c'e' probabilmente stata una segnalazione elettronica che qualcuno non deve aver controllato. Normalmente, infatti, le rotte di navi di questa dimensione passano ad almeno tre miglia dalla costa. Un incidente con sversamento di petrolio in mare, infatti - conclude il geologo - potrebbe danneggiare le isole per anni".
E a denunciare il fatto che le navi da crociera si avvicinano troppo ai paradisi marini sono il presidente nazionale di Federparchi Giampiero Sammuri e i vertici del Parco dell'Arcipelago Toscano che alla luce di quanto accaduto chiedono un nuovo confronto nelle relazioni tra i parchi marini e i grandi armatori.
"In primo luogo esprimiamo il forte cordoglio per le persone che hanno perso la vita e siamo vicini alle loro famiglie - scrivono il presidente di Federparchi Giampiero Sammuri e il vicepresidente del Parco nazionale dell'Arcipelago Toscano Angelo Banfi. Le vite umane sono comunque il bene più prezioso da tutelare ed ė questa la cosa più importante.
"Detto questo - proseguono - noi lavoriamo ogni giorno, da decenni, per tutelare in ogni modo lembi di mare e di territorio che sono meravigliosi, che hanno un grande appeal turistico, che fanno economia per migliaia di persone. Non è la prima volta che le navi da crociera si avvicinano ai nostri paradisi marini, mettendone a repentaglio l'integrità senza una minima tutela. Non è più accettabile".
"Sebbene di nuova costruzione - concludono Sammuri e Banfi - la Costa Concordia non ha il doppio scafo, pur avendo nei serbatoi migliaia di tonnellate di idrocarburi. Al momento non può essere scongiurato il rischio di una dispersione a mare del carburante. Si tratterebbe di un disastro ambientale con gravi conseguenze sul Parco dell'Arcipelago, capace di mettere in ginocchio per anni l'economia del territorio".
Dopo lo svuotamento dei serbatoi, un capitolo a parte riguarderà la rimozione della Concordia. In base alle prime indicazioni, l'operazione dovrebbe essere realizzata prima dell'inizio della stagione estiva. Si tratta di un intervento molto complesso i cui costi però dovrebbero essere a carico della società Costa.
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