Il naufragio della nave Concordia all'Isola del Giglio e l'incidente alla nave cargo Venezia che, meno di un mese fa, ha disperso nel mare della Gorgona 198 fusti di sostanze tossiche, insegnano che "l'imprevedibile" va previsto. Ossia che, per prevenire un disastro, occorre considerare la possibilità di errore umano, guasto tecnico o eccezionale forza del vento e del mare.
Dovrebbe a questo punto suonare il campanello d'allarme sul progetto, già in fase avanzata, di ormeggiare di fronte alla costa tra Pisa e Livorno la nave gasiera Golar Frost, convertita in rigassificatore offshore galleggiante di Gnl (gas naturale liquefatto). Una nave più grande della Concordia - lunga 300 metri, larga 50 e alta come un edificio a 12 piani - contenente quattro enormi serbatoi sferici con una capacità di 137.500 metri cubi di Gnl raffreddato a -160° C, che, travasato dalle navi gasiere, sarà riportato allo stato gassoso e trasportato a terra attraverso un gasdotto sottomarino.
Non è stata ancora sperimentata l'affidabilità di questo tipo di rigassificatore galleggiante, che, ancorato a un punto sul fondo, ruota a seconda del vento e del mare, giorno e notte con ogni condizione atmosferica, mentre pompa Gnl dalle navi gasiere.
Le amministrazioni locali di Pisa e Livorno e la Regione Toscana, promotrici del progetto, assicurano che non vi sarà alcun tipo di pericolo. Lo assicura soprattutto la multinazionale che, dominata da due gruppi detentori del 93,5% del capitale, ha assunto il controllo del progetto. Mentre attendibili studi tecnici dimostrano che, in caso di incidente, la nube di vapore fuoriuscita potrebbe provocare una strage centuplicata rispetto a quella della stazione di Viareggio.
Manlio Dinucci
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