18/01/12 07:41 | autore: la redazione Stampa

Al Leningrad Café i Shash Jihat, ovvero i "Sei Lati del Mondo" 0

Jacopo Andreini e Claudia Cancellotti in un viaggio musicale sulle sponde del Mediterraneo e oltre. Un'esperienza ventennale in ogni angolo del mondo che ha messo sul piatto una serie di canzoni proprie ed altre riarrangiate: musica rebetika, mediorientale, tsigana, maghrebina, ungherese, ma anche brasiliana per violino, chitarra e voce. Tra ricerca e interpretazione, passioni furiose ed estatica leggerezza

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Shash jihat (o shash taraf-e dunya) è un'antica espressione persiana, che vuol dire, letteralmente, "i sei lati del mondo", usata per cogliere in un colpo solo l'insieme delle localizzazioni spaziali raggiungibili.

Jacopo Andreini e Claudia Cancellotti, aka ccmonki, hanno incrociato gli strumenti molte volte negli ultimi dieci anni, ma mai finora nella forma più diretta del duo. La comune passione per certa musica del Mediterraneo (sicuramente non quella più formattata e addomesticata) unita all'esperienza ventennale in ogni angolo del mondo e al lavoro sul suono degli strumenti acustici, ha messo sul piatto una serie di canzoni proprie ed altre riarrangiate per questa formazione: musica rebetika, mediorientale, tsigana, maghrebina, ungherese (ma anche brasiliana) per violino, chitarra e voce.

Tra ricerca e interpretazione, passioni furiose ed estatica leggerezza, una visione diagonale sull'arte e la cultura di quello che ancora viene chiamato con troppa compiaciuta approssimazione "terzomondo".

Eredi di una certa propensione all'eclettismo che aveva segnato una precisa stagione musicale tra la fine degli anni Ottanta e gli inizi dei Novanta, Cancellotti e Andreini hanno conservato di quella temperie il rigore filologico, ovvero la capacità di saper guardare - e suonare - da vicino le tradizioni musicali mediterranee senza alcun filtro, in modo immediato e originale.

Le mode musicali, è cosa nota, durano il tempo di una notte, e molto spesso lasciano più rimpianti che altro. E in tempi in cui la "famigerata" banalizzazione del concetto di "world music" fa più danni della grandine, esperienze autentiche come quella dei Shash jihat è un raggio di sole.

Ma come tutte le ciambelle che riescono con il buco, il duo Cancellotti-Andreini vede molto più lontano di una pur necessaria e "sana" attitudine alla musica altrui. Sono due musicisti con una solida consapevolezza dei loro mezzi, e una conoscenza - se si può dire - quasi amorosa dei loro strumenti. Da questo punto di vista, è impressionante il caso proprio di Jacopo Andreini che vanta una capacità virtuosistica per decine di strumenti "colti" ed etnici, senza soluzione di continuità.

E così "le sei direzioni" enunciate dal nome del duo identificano anche il desiderio innato di saper suonare tutte le musiche, di imparare a declinare il concetto musicale in tutte le lingue, attraverso tutto ciò che una tradizione ha individuato come strumento produttore di armonia.

Un viaggio tra le sponde del Mediterraneo durante il quale ciascuno potrà comparare la propria memoria musicale con suoni e melodie che hanno un sapore remoto, eppure così attuale. Segno che la musica cambia, ma la sua funzione originaria resta: la conoscenza.

Claudia Cancellotti si è diplomata in violino nel 1995 al Conservatorio di Firenze quale allieva del Maestro A. Tacchi. Ha insegnato violino in Palestina presso il conservatorio di musica "Edward Said" e svolto ricerche etnomusicologiche ed antropologiche in vari paesi, fra cui Namibia, Botswana, Sudafrica e Mozambico.

Ha suonato in diverse orchiestre e da diversi anni, parallelamente all'attività di violinista classica, ha iniziato d esplorare altri generi musicali, con sperimentazioni al fianco di musicisti di paesi e di retroterra musicali diversi.

Jacopo Andreini, polistrumentista, ha ascolta dall'infanzia musica nordafricana e mediorientale per poi passare a metal, punk, jazz, pop, dance e musica classica. Ha registrato più di 140 album e suonato circa 1000 concerti negli ultimi dieci anni in quasi tutto l'occidente.

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