23/01/12 08:02 | autore: Piero Pierotti Stampa

Piazza dei Cavalieri, una discussione ancora aperta 0

L'intervento del professor Piero Pierotti, presidente di ArtWatch Italia, sul tipo di pavimentazione che si sta effettuando nella piazza, e sulla collocazione al suo centro della croce pisana: "Il Vasari avrebbe detto 'no' all'uso dell'arenaria. Quanto allo stemma dell'Ordine di Santo Stefano messo per terra, direi che sulla piazza ce ne sono già a sufficienza, e di genuini"

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Vediamo di mettere un po' di ordine nella vicenda della piazza dei Cavalieri perché il rischio di perdersi in tante argomentazioni supera la capacità di capire le ragioni principali del contendere, che sono essenzialmente due: la pavimentazione e l'aspetto complessivo degli spazi interessati.

Cominciamo dalla pavimentazione. Se ci riferiamo al periodo medievale, il materiale impiegato era il mattone, messo per coltello, come si osserva tuttora in molte città toscane (Siena, Certaldo, per ricordare due casi fra tanti). Lo sappiamo con certezza perché negli Statuti del 1286 (quelli fatti approvare dal conte Ugolino) l'intero quarto libro ("De Operibus") è dedicato alle opere pubbliche. Dovevano essere pavimentati in questo modo i lungarni, Borgo e la via di Santa Maria. Non si parla di altre strade, che forse erano sterrate o selciate in altra maniera, ma le vie di prestigio dovevano mostrare un bel rosso mattone.

Perché successivamente si passò dal mattone all'arenaria, nota a Pisa come "gonfolina"? Sappiamo anche questo. Nel medioevo i carri non avevano le ruote cerchiate di ferro e, a quei pochi che le avevano, era proibito il transito dove potevano fare danno (anche sul ponte Vecchio: lo leggiamo sempre nel "Breve" del 1286). Le ruote cerchiate di ferro sbrecciano i mattoni e, nel caso del ponte Vecchio, potevano rompere il tavolato di legno. Nel 1517, però, arrivarono in Toscana le carrozze e la moda dilagò. Per le vecchie strade fu un disastro sia perché la cerchiatura delle ruote con mozzo e raggi era necessaria sia perché i cavalli le tiravano non solo al passo ma talora al trotto. Di conseguenza si preferì lastricare le strade di pietra scegliendo un materiale come l'arenaria, facile da reperire e docile al taglio.

Ecco dunque la prima domanda: è corretto l'uso dell'arenaria nelle strade pisane e, nello specifico, in piazza dei Cavalieri?

Se la domanda fosse stata rivolta a Giorgio Vasari la risposta sarebbe stata sicuramente "no". Infatti Vasari non amava questo tipo di pietra perché "si logora e si sfalda" (sono parole sue). Non la amava però la usava, magari negli edifici e non per terra, poiché la pietra serena - che ne rappresenta la qualità migliore - era di moda come le carrozze e la committenza la richiedeva. Nessuno che avesse avuto un qualche prestigio e un po' di ricchezza si mostrava disposto a rinunciare a questo genere di status symbol. A distanza di tempo fa pena vedere che pregio signorile e cornici di arenaria si sono sbrecciati di pari passo.

Il costume di lastricare di arenaria le strade pisane si diffonde soprattutto nell'Ottocento e ciò ci conduce ad affrontare un altro nodo della piazza dei Cavalieri, ossia l'eliminazione dei marciapiedi e della nuova pendenza che il piano calpestabile sta assumendo. Occorre ricordare che la diffusione delle fognature interrate, e soprattutto di fognature efficienti, è relativamente tardo. Prima di allora le acque piovane scorrevano liberamente nelle strade. I sistemi per evitare di stare con i piedi a bagno in caso di pioggia erano due: creare una zanella al centro della via oppure, quando questa era sufficientemente larga, dotarla di marciapiedi. Nel momento in cui si realizza un sistema fognante efficace la presenza dei marciapiedi diventa una libera scelta mentre non lo è altrettanto la necessità di far defluire l'acqua nelle condizioni giuste.

Come si vede le decisioni concernenti il tipo di pavimentazione partivano da motivazioni soprattutto pratiche. La città cambia e ha il diritto/dovere di adeguarsi ai cambiamenti e di compiere le scelte che ne conseguono. L'adozione di pietra arenaria, ammattonato o brecciolino dipende anche dall'uso cui sono destinate le strade. Per esempio: visto che oggi le macchine hanno le ruote gommate, in certe zone si potrebbe tornare all'ammattonato, anche per restituire un po' di colore a questa città eccessivamente grigia. Se poi mi si chiedesse (non si sa mai) quale tipo di pavimentazione preferisco risponderei: quella di Volterra. Qui si usava infatti la panchina, una sedimentaria di origine marina, molto resistente, gradevole nel colore tendente all'ocra e sorprendente per le incrostazioni di conchiglie fossili. Purtroppo è un materiale raro e di difficile impianto perché può essere lavorato solo a mano. Pazienza.

Per quanto riguarda invece l'assetto della piazza valgono valori di altro genere. Via S. Frediano era il principale accesso alla città di tramontana e la visuale parte da lì. Il palazzo della Carovana era la sede del senato pisano e Vasari gli conservò il ruolo di rispetto che già aveva, creandovi una scenografia che richiama la piazza del Campo di Siena. Qui davanti furono poi collocate dal Francavilla, col giusto rilievo, la statua di Cosimo e la fontana col mascherone (la fonte Gaia, a Siena, si trova sul margine opposto della piazza ma nessuno avrebbe mai immaginato di collocarla in mezzo alla conchiglia). Cercare un centro in un sistema scenografico del genere sarebbe assurdo quanto collocare un segnacolo in mezzo alla platea del teatro Verdi. Quanto allo stemma dell'Ordine di Santo Stefano messo per terra, direi che sulla piazza ce ne sono già a sufficienza, e di genuini. Però, se il consiglio comunale proprio lo vuole...

Piero Pierotti

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