Il fronte delle indagini relative al naufragio della nave Concordia si sta sempre più allargando in direzione delle responsabilità della Costa Crociere. Questo il cambio di passo imposto dal difensore del comandante della Costa Concordia, l'avvocato Bruno Leporatti di Grosseto, che ha reso note le sue deduzioni a corredo della memoria alla richiesta di incidente probatorio dei pm.
Scrive Leporatti al gip: "Le investigazioni sono in pieno svolgimento, non solo sul fronte dell'acquisizione di elementi di prova in riferimento alla posizione degli indagati Francesco Schettino e Ciro Ambrosio, ma anche al fine di individuare eventuali ulteriori responsabilità di terzi che potrebbero almeno aver cooperato" nel determinare il naufragio della Costa Concordia.
Per Leporatti, infatti, le 135 pagine di dichiarazioni di Schettino "hanno aperto ulteriori filoni di indagine che potrebbero orientarsi nel senso di provocare allargamenti soggettivi dell'inchiesta stessa". Le osservazioni sull'incidente probatorio diventano così occasione per indicare al gip una strada che le indagini della procura dovrebbero seguire. Il difensore cita "i contatti telefonici intercorsi con Roberto Ferrarini, il Marine Operation Director di Costa Crociere, dopo l'impatto e costantemente durante la fase della susseguente emergenza", ma chiede di indagare anche se la pompa di zavorra o di bilanciamento della nave Costa Concordia fosse funzionante e perfino se le 'paratie deboli' abbiano tenuto alla maxi-falla che ha destabilizzato la nave garantendo un allagamento simmetrico, che non c'è stato vista l'anomala inclinazione della nave di lato.
La difesa intende comprendere se la Costa Concordia si portasse dietro avarie da tempo, e non solo nell'imminenza della manovra azzardata davanti all'Isola del Giglio. A Civitavecchia la Concordia era salpata con due ore di ritardo sull'orario previsto. Sarebbero in molti ora a pensare a un guasto.
Come riferito da Schettino nell'interrogatorio di garanzia, evidenzia ancora il suo legale al gip, "egli aveva chiesto inutilmente, più volte, la messa in funzione della pompa di zavorra o di bilanciamento; non fu neanche possibile avviare le pompe esaurimento grandi masse".
Anche da Firenze, parlando del naufragio, il procuratore generale della Toscana, Beniamino Deidda, ha osservato che "il datore di lavoro è garante delle norme di sicurezza e ne è responsabile. In questo caso, ci sono stati problemi e incredibili leggerezze".
"La magistratura cerca i nessi causali degli eventi - ha spiegato Deidda. Per ora l'attenzione generale si è concentrata sulle colpe del comandante, che si è rivelato tragicamente inadeguato. Ma chi lo sceglie il comandante? Occorre spingere lo sguardo sulle scelte fatte a monte dal datore di lavoro e cioè dall'armatore". "E poi c'è anche il tema fondamentale della organizzazione della sicurezza - ha aggiunto Deidda: scialuppe che non scendono, personale che non sa cosa fare, scarsa preparazione a gestire l'emergenza, ordini maldestri come quello assurdo di tornare nelle cabine. La confusione che c'è stata rivela un'incredibile trascuratezza nell'applicazione delle norme di sicurezza".
"La sicurezza va organizzata prima - ha concluso Deidda - con esercitazioni e simulazioni, e gestita dopo. E le indagini non possono trascurare alcun fronte".
Comunque sia, l'avvocato Leporatti ha anche già preparato il ricorso al tribunale del riesame di Firenze per ottenere la revoca dei domiciliari considerata "la concreta impossibilità per Schettino di reiterare i reati". Venerdì è previsto l'interrogatorio in procura del vicecomandante Ciro Ambrosio, il secondo indagato e mai sentito finora, che potrebbe avvalersi della facoltà di non rispondere.
Le indagini proseguono con numerosi accertamenti e valutazioni. Ieri in Procura è stato a colloquio un'ora e mezzo coi magistrati il capitano di fregata Gregorio De Falco, della capitaneria di porto di Livorno, mentre dal mare i sommozzatori hanno portato fuori la seconda cassaforte di Schettino.
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