Se l'incidente della Costa Concordia avesse subito provocato la fuoriuscita di tutto il carburante in mare in pochi giorni quasi tutta l'isola del Giglio avrebbe subito gli effetti di una vera e propria 'marea nera'.
Lo ha dimostrato una simulazione preparata dai ricercatori che partecipano al progetto europeo Argomarine, che si occupa proprio di tracciare le perdite di petrolio nei mari.
Nel video si vede come le correnti avrebbero potuto spingere il carburante nel mare prima a largo, per poi farlo tornare indietro e fargli investire gran parte dell'isola: "Questo è uno scenario ipotetico, scongiurato dai mezzi di soccorso che sono già posizionati e sarebbero pronti ad arginare una eventuale fuoriuscita - spiega Michele Cocco, uno dei ricercatori del progetto Argomarine - l'unico pericolo è un forte peggioramento delle condizioni meteo, al punto da far ritirare i mezzi, ma è poco probabile in questi giorni".
La simulazione prende in considerazione uno scenario in cui la nave rilascia il carburante per due giorni alla velocità di 0,014 metri cubi al secondo, assumendo che tutto rimanga in superficie. Queste condizioni, spiegano gli esperti, unite ai movimenti di mare e venti farebbero prima arrivare il carburante sulle spiagge per poi riportarlo in mare e farlo diffondere nelle acque fra il Giglio e la costa della Toscana.
Buona parte del carburante dovrebbe ritornare in mare senza fermarsi sulle coste dell'isola a causa delle caratteristiche di queste ultime, prevalentemente rocciose.
Il consorzio Argomarine è coordinato dal Parco nazionale dell'arcipelago toscano, e vede la partecipazione di diversi centri di ricerca europei: "L'obiettivo è integrare diverse tecnologie di monitoraggio e un sistema di calcolo - spiega l'esperto - sia per capire quali possono essere le conseguenze di un versamento di petrolio in mare sia per fare il processo inverso, ovvero risalire da una macchia di petrolio alla nave che l'ha prodotta".
Il traffico navale che ogni giorno attraversa il bacino del Mediterraneo è costituito da 2.000 traghetti, 1.500 navi merci e 2.000 imbarcazioni commerciali, 300 di loro sono navi cisterna (20% della quantità mondiale del traffico di petrolio del mare), che trasportano più di 350M di tonnellate di petrolio all'anno (8M barile al giorno).
Lo scopo del Progetto ARGOMARINE (Automatic Oil Spill Recognition and Geopositioning integrated in a Marine Information System) progetto europeo del settimo programma quadro è quello di sviluppare un sistema integrato per il monitoraggio degli eventi di traffico e dell'inquinamento marino dovuto a navi commerciali e imbarcazioni da diporto che impattano su aree marine sensibili come quelle del Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano.
Tale monitoraggio è attuato attraverso una rete di comunicazione ad alta velocità che convoglia dati ambientali ottenuti da sensori diversi montati su satelliti, aerei, navi, boe ancorate in situ e AUV (robot sottomarini autonomi).
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