Con la presenza del segretario generale Susanna Camusso, è stata aperta ufficialmente ieri a Pisa la campagna elettorale per il rinnovo delle Rsu del Pubblico Impiego, indette dal 5 al 7 marzo 2012.
L'apertura della campagna ha coinciso con l'inaugurazione dello sportello della Cgil "Diritti e Tutele", nei pressi dell'Edificio 10 dell'Azienda Ospedaliera pisana, a Cisanello, ed è stato anche un momento di incontro fra la segretaria generale e i candidati e le candidate delle categorie Funzione Pubblica e Lavoratori della Conoscenza.
Nei rispettivi interventi i candidati hanno posto l'attenzione su alcuni elementi, a partire dalla difficoltà nel rappresentare il pubblico impiego in una situazione di abbassamento generale del livello di diritti. Carla Rizzuti, candidata per la Flc, ha suggerito quindi di "riprendere lo strumento dei comitati degli iscritti, dato che ognuno di fatto rappresenta una componente del settore e non basta".
Maria Rita Ruggero, candidata per le Rsu dell'Aoup, dopo aver elencato i numerosi motivi per i quali si candida, ha voluto ricordare che "solo la Cgil ha lottato per il rinnovo delle Rsu dopo 2 anni di ritardo". E Simone Kovatz, candidato all'Università di Pisa, ha posto l'accento sulla necessità di "ripartire dai luoghi di lavoro, dai diritti fondamentali". "All'Università di Pisa i dipendenti sono stipendiati da 80 datori di lavoro diversi - ha detto - anche per questa ragione è stata raccolta la sfida delle elezioni con la costituzione di un apposito gruppo di lavoro. Disomogeneità e blocco negli stipendi sono questioni che riguardano da vicino anche noi".
Da parte del segretario generale della Cgil Susanna Camusso ci sono state parole di apprezzamento e incoraggiamento: "E' l'occasione non solo per parlare di Rsu - ha affermato - ma per realizzare nuovamente la pratica del vivere il luogo di lavoro come una casa per i lavoratori che hanno provenienze diverse, ma che hanno il diritto di sentirsi tutelati nel posto in cui operano. Occorre superare la logica 'dell'ognuno per sé', che parte dal fatto di avere contratti diversi, e quindi gerarchie. Un problema questo, che trova ampia espressione nel settore pubblico".
"Il sindacato riconosce a tutti i lavoratori uguale dignità - ha detto ancora Camusso - un fattore importante in una stagione che gioca a dividere e frammentare. Il governo precedente ha praticato una politica i cui veleni sono ancora in circolo. Se infatti domina il modello dei più forti, dove sono i deboli a dover pagare, per dividere ulteriormente i lavoratori si è pensato di agire dall'interno, e creare frammentazioni a partire dai diversi contratti".
"Abbiamo assistito a un clamoroso attacco al lavoro pubblico - ha aggiunto - in una stagione che ha contrapposto sistematicamente il lavoro pubblico a quello privato, facendo intendere che solo nel secondo caso si stesse lavorando davvero. Questo ha prodotto, tra i vari risultati, quello di rinviare sine die il rinnovo del contratto nazionale, così come il blocco della contrattazione di secondo livello. Sono stati sottratti in questo modo degli strumenti fondamentali per governare le condizioni e l'organizzazione del lavoro. Un'assenza - prosegue - che è diventata argomento per delegittimare il lavoro pubblico, dicendo che proprio le sue carenze confermavano quanto fosse, nel complesso, non rispondente agli interessi dei cittadini".
"Non c'è in ballo solo una questione di voto - ha detto infine Camusso - ma l'idea su che funzione dobbiamo svolgere, che valore all'interno del lavoro pubblico possiamo portare. Io credo sia quello dell'indicare il modello sociale che vogliamo, un modello che accompagni tutta l'Europa fuori la crisi che stiamo vivendo".
E per concludere invita quindi a partecipare al voto, che ha definito "una prova di ottimismo: non possiamo infatti vivere nella paura, sentimento prevalente di questi tempi".
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