Anche il territorio pisano non è immune da grandi operazioni di riciclaggio da milioni e milioni di euro. E' questo quanto emerge dall'operazione condotta dalla Guardia di Finanza di Pisa anche al termine di complesse e lunghe indagini sulla base dell'esame di una enorme mole di documentazione contabile e bancaria incrociata, indagini coordinate dal Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Pisa, Dott. Giancarlo Dominijanni hanno scoperto un giro di affari da circa 10 milioni di euro.
Tre le ordinanze di custodia cautelare, due in carcere e una agli arresti domiciliari, emesse nei confronti di due noti imprenditori e un commercialista che operano della provincia di Pisa e che erano al centro di questa gigantesca operazione. Le accuse contestate sono quelle di concorso in riciclaggio di denaro proveniente da bancarotta fraudolenta, attraverso complessi giri con società estere riconducibili sempre agli indagati con sede in Svizzera e Inghilterra.
Si trattava di una vera e propria serie di vorticosi movimenti bancari effettuati tra le società: le movimentazioni avvenivano attraverso vari passaggi su conti correnti intestati a società, riconducibili a prestanome, per poi transitare verso conti correnti situati nei due paesi esteri e infine, rientrate in Italia attraverso i conti correnti intestati agli indagati che provvedevano a prelevare il denaro "lavato", a riconsegnarlo ai proprietari e a trattenere una percentuale per il servizio reso.
Inoltre secondo l'accusa i tre avrebbero anche ostacolato l'identificazione della provenienza illecita dei capitali investiti per l'acquisto di beni mobili e immobili e per finanziare le società di cui uno degli indagati risulta essere amministratore.
Insieme all'esecuzione dei provvedimenti cautelari, è stato eseguito, su decreto emesso dal GIP del Tribunale di Pisa, anche il sequestro preventivo del patrimonio immobiliare e delle partecipazioni azionarie delle società riconducibili agli indagati. ammontante ad oltre 10 milioni di euro. Tale provvedimento ha riguardato in particolare i beni nella disponibilità di uno degli indagati. Infatti in base alle indagini svolte tutte le società sono riconducibili a uno dei due imprenditori dal momento che è socio di maggioranza o è stato amministratore e che, anche quando ha dismesso le cariche sociali, ha continuato a operare sui loro conti bancari avendo mantenuto la delega.
I finanzieri, si legge in una nota della Guardia di Finanza, avrebbero accertato per quest'ultimo la sproporzione tra i beni di cui risulta titolare o ha la disponibilità per interposta persona e il reddito dichiarato o l'attività economica svolta. In particolare, è balzata subito agli occhi della Guardia di Fiananza la sproporzione tra la consistenza del patrimonio immobiliare accumulato e il reddito assolutamente irrisorio dichiarato da parte di uno degli indagati e di un prestanome.
Più specificatamente, uno dei soggetti indagati, a fronte di immobili acquistati per circa 2 milioni di euro e di movimentazioni bancarie per circa 5 milioni di euro, ha presentato dichiarazioni dei redditi pari a circa 90.000 annui. Ancora più pesante la posizione del prestanome che, invece, a fronte di una dichiarazione dei redditi pari a circa 11.000 euro aveva nella sua disponibilità un patrimonio immobiliare di circa 2.000.000 di euro e somme detenute su vari conti pari a circa 5.000.000 di euro.
Inoltre sono stati sottoposti a sequestro preventivo 4 autovetture, quote societarie di 6 società, 330.000 euro circa, 64 terreni e 26 fabbricati situati tra le province di Pisa, Lucca e Siena. A questo si aggiunge che durante le perquisizioni disposte sono stati sottoposti a sequestro circa 250 grammi di oro, copiosa documentazione ed un'arma clandestina insidiosa perché occultata in un oggetto simile ad porta chiavi.
Nel frattempo proseguono le indagini di un'inchiesta che ha svelato un vero e proprio verminaio, da cui potrebbero uscire ulteriori sorprese.
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