26/01/12 07:22 | autore: la redazione Stampa

RSF, libertà di stampa: l'talia scivola al 61° posto 0

"Reporters sans frontières" presenta il decimo rapporto sulla libertà di stampa per il 2011

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La libertà di espressione non è mai stata così tanto associata alla democrazia come nel 2011. A dirlo è Reporter senza frontiere che ieri ha presentato il suo decimo rapporto sulla libertà di stampa nel mondo.

Parola chiave dell'anno appena trascorso: repressione.

Eh sì, perché i giornalisti, con le loro cronache, non hanno mai infastidito così tanto i nemici della libertà. E nemmeno gli atti di censura e gli attacchi fisici ai giornalisti sono mai stati così numerosi. Reporter senza frontiere conferma così la stretta connessione esistente fra libertà civili e libertà di espressione.

"Molti mezzi d'informazione hanno pagato a caro prezzo la loro copertura mediatica delle aspirazioni democratiche o dei movimenti di opposizione. Il controllo delle notizie e delle informazioni continua a rappresentare una sfida per i governi e a essere motivo di sopravvivenza per i regimi repressivi e totalitari. L'anno appena trascorso ha anche messo in luce il ruolo fondamentale giocato dagli internauti nel produrre e diffondere le notizie".

Al primo posto si confermano ex aequo Norvegia e Finlandia, seguiti dai Pesi Bassi. A conferma, commenta l'associazione, che "l'indipendenza dei media può preservarsi solamente nelle forti e che la democrazia stessa ha bisogno di libertà d'informazione".

Brusca caduta invece per l'Italia che scende dalla 50° alla 61° posizione. Il permanere di circa una dozzina di giornalisti sotto protezione e il segno del governo Berlusconi, all'origine della scivolata. "Con le dimissioni di Silvio Berlusconi ha da poco voltato pagina dopo molti anni di conflitto d'interesse. Ciò nonostante il basso posizionamento in classifica porta ancora i segni del vecchio governo, soprattutto per il nuovo tentativo di introdurre una "legge bavaglio" e per l'intenzione di filtrare arbitrariamente i contenuti delle Rete, proposte che, in extremis, sono state abbandonate.

Da segnalare l'ingresso fra i primi 20 posti di Capo Verde e Namibia, dove non sono stati riscontrati tentativi di ostacolare il lavoro dei media.  In Europa acquistano posizione la Francia, che passa dalla 44° posizione alla 33°, e la Spagna che guadagna il 39° posto.

Perdono posizione gli Stati Uniti, che precipitano dal 20à posto al 47°, pagando l'arresto di molti giornalisti durante le proteste di "Occupy Wall Street".

Si confermano in coda Eritrea, Turkmenistan e Corea del Nord, 3 dittature assolute che non consentono libertà civili. Preceduti nelle immediate vicinanze da Siria, Iran e Cina.

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La Vignetta - Luca Ricciarelli

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