Era rimasta nella storia - triste, a dire il vero - del malcostume accademico italiano la "chiacchierata" telefonica tra il dottor Luigi Padeletti e il professor Paolo Rizzon, di ritorno dalla commissione d'esame del concorso per associato di cardiologia alla Scuola superiore Sant'Anna di Pisa. Una frase su tutte - pronunciata proprio dal Rizzon - suonò lapidaria: "Era il migliore. L'abbiamo fregato".
La vittima in questione era il professor Eugenio Picano, bocciato al concorso - appunto - nonostante i suoi (sono sempre parole di Rizzon) "600 punti di impact factor, mentre i più bravi degli altri ne hanno 120". E poi ancora: "Abbiam fatto una battaglia terribile... proprio mafia e contromafia". Era il 2002: da allora sono passati dieci anni.
Da quella prima intercettazione ne seguirono altre, fino alla costruzione di un'inchiesta che svelò i meccanismi occulti di quella che dai magistrati fu definita una vera e propria cupola.
Ma a dieci anni dall'avvio delle indagini, a otto dagli arresti e a due dalla richiesta di rinvio a giudizio, il processo sulla presunta 'cupola' che avrebbe pilotato in Italia i concorsi universitari di cardiologia, capeggiata secondo l'accusa proprio dal professore barese Paolo Rizzon, si spacchetta in cinque diversi procedimenti.
In sede di udienza preliminare il gup Antonio Diella ha dichiarato l'incompetenza territoriale per 13 dei 22 imputati che saranno quindi processati da un Tribunale diverso da quello di Bari. Per la precisione da quattro Tribunali diversi in base al luogo dove si sono svolti i presunti concorsi truccati: quattro a Pisa, cinque a Brescia, uno a Firenze e tre a Palermo.
Restano a Bari, dunque, le posizioni di soli nove imputati, tra cui Rizzon.
Il resto, anche se è stato storia dei nostri anni, vale la pena ricordarlo. L'inchiesta che si originò dalle citate intercettazioni, a giugno del 2004 sfociò in cinque ordinanze di arresti domiciliari, successivamente revocate. Le indagini presero le mosse dalla cattedra universitaria di cardiologia di Bari, retta da Rizzon, per estendersi poi a quasi tutte le università italiane.
Stando alla tesi della Procura di Bari, l'organizzazione nazionale sarebbe stata capeggiata da quattro primari cardiologi, e precisamente: Rizzon, il pisano Mario Mariani e il milanese Maurizio Guazzi (le cui posizioni sono state stralciate e gli atti saranno inviati a Pisa), il parmense Livio Dei Cas. Alla presunta associazione per delinquere - sempre secondo i pm baresi Emanuele De Maria e Ciro Angelillis - avrebbero aderito altri 13 fra professori o ricercatori o aspiranti tali in cardiologia, operanti in varie università italiane.
La Procura di Bari ipotizza che gli indagati, con ruoli diversi, avrebbero condizionato preliminarmente l'esito di numerosi concorsi a primario e ricercatore e anche l'assegnazione di dottorati in ricerca, intervenendo sulla composizione delle commissioni giudicatrici in modo che fossero presiedute, o comunque formate, da medici amici.
Agli indagati vennero dunque contestati, a vario titolo, i reati di associazione per delinquere, corruzione, concussione tentata e compiuta, falso, truffa, tentativo di estorsione e interruzione di pubblico servizio.
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