Il caso Rebeldìa e la decisione dell'amministrazione comunale di rifiutare la richiesta di assegnazione diretta degli spazi di via Andrea Pisano si discuterà in Consiglio comunale, con ogni probabilità già nella prossima seduta del 2 febbraio.
A chiedere che l'argomento fosse inserito nel prossimo ordine del giorno del Consiglio è stato con una comunicazione il consigliere comunale di Sel, Carlo Scaramuzzino: "Siamo convinti che questo passaggio istituzionale sia necessario in presenza del diniego che si è determinato, alla scopo di approfondire le motivazioni della decisione assunta e comprendere bene come l'amministrazione intende muoversi nei prossimi passaggi istituzionali".
Da qui la richiesta dell'argomento in cui si chiede "un approfondimento delle ragioni giurido-amministrative e politiche che hanno determinato il diniego del Sindaco all'assegnazione degli spazio di via A. Pisano al cartello Rebeldìa".
A sottoscrivere la richiesta oltre Sel, anche Prc, Udc, e Pdl, mentre fumata nera, nonostante un esplicito appello rivolto alla maggioranza da parte di Scaramuzzino alla firma, da parte del Pd, anche se non sono mancate polemiche e discussioni all'interno sulla decisione alla fine di non firmare.
E intanto ad una settimana esatta dal "no" del sindaco all'assegnazione diretta il Progetto Rebeldìa prende nuovamente la parola, con un intervento che pubblichiamo qui di seguito.
Quanto dista Pisa da Napoli? Sulla carta geografica qualche centinaio di chilometri, su quella politica anni luce. Spazi siderali separano le giunte delle due città, benché entrambe di centro-sinistra: il vento di rinnovamento rappresentato dalla giunta De Magistris sembra spirare da un'altra galassia rispetto a quello che soffia sulla giunta Filippeschi.
Sabato prossimo, a Napoli, si svolgerà un importantissimo appuntamento: il Forum dei Comuni per i beni comuni, che vedrà protagonisti della giornata amministratori, associazioni, movimenti e cittadini, che insieme discuteranno sulla difesa dei beni comuni, fondamento irrinunciabile dei diritti, ma anche pilastro della democrazia partecipativa.
Sul pianeta Pisa, invece, in questi stessi giorni la giunta a maggioranza Pd sta dando uno schiaffo politico senza precedenti alla partecipazione e al mondo dell'associazionismo, al mondo della cultura accademica e popolare, ma anche alla sinistra diffusa e solidale, che da anni vive e opera in città con passione e pensiero critico: d'altro canto, pianeti diversi, leggi diverse...
Il no del sindaco Filippeschi all'assegnazione diretta di via Andrea Pisano al Progetto Rebeldía è interamente politico: nasce dai veti incrociati dei socialisti, della Lista civica e di pezzi dello stesso Pd (che oggi non nascondono gli appetiti speculativi sorti su quell'area) e si fa forte delle strumentalizzazioni della destra pisana. Si tratta di un atteggiamento che è un segnale importante per comprendere la natura politica della giunta che amministra la nostra città.
La logica di questa giunta appare chiara: rifiutarsi di dialogare con i cittadini attivi e con chi esercita pubblicamente le proprie capacità critiche. Solo chi non disturba può invece venire protetto e premiato. Risulta perciò davvero comica la nota a sostegno del no all'assegnazione diretta dei partiti di maggioranza, nella quale non si nomina nemmeno il Progetto Rebeldía, vero oggetto della loro presa di posizione. Un'omissione pensata e voluta e pertanto carica di un simbolismo del "non detto" e dell'allusione che non soltanto rifiutiamo, ma che esemplifica ancora una volta come la decisione di non procedere ad assegnazione diretta dipenda esclusivamente dal non riconoscimento politico di un soggetto come il nostro.
La nuda verità, oggi davanti agli occhi di tutta la città, è che il sindaco Filippeschi non ha rispettato i patti presi un anno fa con noi. Il Progetto Rebeldía è uscito da via Cesare Battisti nel febbraio scorso con la promessa, siglata in Conferenza dei Servizi, di uno spazio entro il maggio 2011, una promessa che avrebbe consentito di evitare scenari analoghi a quelli che si sono visti nei giorni scorsi nella Firenze di Matteo Renzi, con lo sgombero violento di via dei Conciatori. Noncurante di tutto questo, venerdì scorso, dopo aver lasciato oltre 30 associazioni per un anno senza uno spazio e con le attività chiuse, Filippeschi ha detto no al loro trasferimento in via Andrea Pisano.
Eppure, sappiamo tutti che è stato il Progetto Rebeldía che, il 14 gennaio 2011, in sede di tavolo di trattativa con l'Amministrazione, ha proposto l'uso sociale degli spazi di via Andrea Pisano, così da evitare lo sgombero di associazioni, garantire l'avvio della Sesta Porta, mantenere l'unità del Progetto e poter continuare tutte le nostre attività, dichiarando peraltro la propria piena disponibilità a convivere per tutto il tempo necessario con chi in quello spazio è ora dentro, la squadra dei Dragoni del Gioco del Ponte. Del resto questo stesso sindaco non ha tenuto in minimo conto un dato altrettanto indiscutibile, ossia che a oggi l'unico vero e reale progetto di riqualificazione è quello da noi presentato pubblicamente.
Tutto il resto è un arrampicarsi sugli specchi, che appare ormai di dubbio gusto e privo di ogni fondamento, come la sedicente memoria contro l'assegnazione diretta presentata dagli uffici comunali che va clamorosamente contro quanto dispone lo stesso Regolamento sul patrimonio comunale, all'art. 32.
Noi pensiamo che Pisa, una città che in questi anni ha dimostrato in ogni modo di volere uno spazio come Rebeldía, uno spazio aperto a tutti, nel quale si svolgono attività gratuite per migliaia di persone, non meriti di continuare ad essere presa in giro in questo modo. Con la sua decisione esclusivamente politica il sindaco Filippeschi continua a privare la città di un importante bene comune: errare è di certo umano, ma perseverare, si sa, è del tutto e per tutto diabolico.
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