28/01/12 08:24 | autore: redazione Pisanotizie Stampa

Yehoshua alla Normale: "Noi, vittime del microbo nazista, portatori di anticorpi" 0

Il celebre scrittore israeliano ha ricevuto ieri il perfezionamento honoris causa in Letteratura Contemporanea

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Numerosissime le persone che nella giornata di ieri hanno preso parte alla lectio magistralis sul tema "The Holocaust as Junction" del prof. Abraham Yehoshua. Un'occasione importante, non solo per la presenza del celebre scrittore israeliano in Italia per la commemorazione del giorno della Memoria, ma anche per il riconoscimento accademico che la Scuola Normale Superiore gli ha voluto dedicare.

A Yehoshua è stato infatti consegnato il diploma di Perfezionamento honoris causa in Letteratura contemporanea, per meriti in campo letterario e drammaturgico. A consegnare il diploma è stato il direttore della Scuola Normale, Fabio Beltram, insieme al Preside della Classe di Lettere e Filosofia, Daniele Menozzi. Yehoshua, dopo la laudatio affidata a Davide Conrieri, professore aggregato della Classe di Lettere, ha tenuto la sua lectio magistralis di fronte a oltre un centinaio di persone accorse per l'evento. Nonostante la scossa di terremoto, lo scrittore ha proseguito senza battere ciglio, mentre diverse persone sono uscite per qualche minuto dall'aula per scendere in strada.

Il messaggio di Yehoshua, che sin dal mattino aveva esortato ad assolvere il dovere della Memoria "senza cadere nelle tentazioni della retorica", è stato diretto non solo agli allievi e ai docenti della Normale, ma più in generale a tutti i giovani, proprio a partire da quei 20.000 che al Mandela Forum di Firenze hanno potuto parlare di memoria mostrando un'attenzione e una sensibilità notevoli.

"Pur caricandoci di un grande peso - ha detto lo scrittore in Normale - l'Olocausto ci pone di fronte a sfide chiare e come figli delle vittime, ci incombe l'obbligo di enunciare al mondo alcuni insegnamenti fondamentali, a cominciare dalla profonda repulsione per il razzismo e per il nazionalismo".

"Abbiamo visto sulle nostri carni - ha spiegato - il prezzo del razzismo e del nazionalismo estremisti, e perciò dobbiamo respingere queste manifestazioni non solo per quanto riguarda il passato e noi stessi, ma per ogni luogo e ogni popolo. Dobbiamo portare la bandiera dell'opposizione al razzismo in tutte le sue forme e manifestazioni. Il nazismo non é una manifestazione solamente tedesca ma più generalmente umana, di fronte a cui nessun popolo è immune".

E a dimostrarlo ci sono numerosi esempi nel ventesimo secolo, secondo lo scrittore isrealiano: "Gli orrori presenti non hanno toccato i vertici della seconda guerra mondiale, ma gli avvenimenti del Biafra, del Bangladesh o della Cambogia non sono poi così lontani dalla violenza del massacro nazista. E allora, noi, in quanto vittime del microbo nazista, dobbiamo essere portatori degli anticorpi di questa malattia tremenda, da cui ogni popolo può essere affetto. E in quanto portatori di anticorpi dobbiamo anzitutto curare il rapporto con noi stessi".

Per evitare, ha concluso Yehoshua, il rischio di diventare indifferenti al male: "Poiché dietro di noi c'é una sofferenza così terribile, potremmo essere indifferenti a ogni sofferenza meno violenta della nostra. Come alfieri dell'antinazismo dobbiamo acuire la nostra sensibilità, perché dobbiamo ricordarci che il fatto di essere stati vittime non è sufficiente per conferirci uno status morale. La vittima non diventa morale in quanto vittima. L'Olocausto, al di là delle azioni turpi nei nostri confronti, non ci ha dato un diploma di eterna rettitudine. Ha reso immorali gli assassini, ma non ha reso morali le vittime. Per essere morale bisogna compiere degli atti morali. E per questo affrontiamo gli esami quotidiani".

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