28/01/12 08:59 | autore: redazione Pisanotizie foto video Stampa

"Pisa non dimentica". Ieri la commemorazione della Giornata della Memoria 1

Una giornata intensa e ricca di iniziative, caratterizzata a Pisa dalla presenza dello scrittore israeliano Abraham Yehoshua. Cerimonia a San Rossore, poi in Sapienza con la scopertura della targa: "L'Università di Pisa, la Scuola Normale Superiore, la Scuola Superiore Sant'Anna, insieme con la Città di Pisa, ricordano alla comunità scientifica e alla cittadinanza tutta la vergogna delle leggi razziali che, nel silenzio di troppi, sottrassero irrimediabilmente ebree ed ebrei agli studi, alla docenza, alla ricerca"

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"Pisa non dimentica". E' scritto sulla targa che è stata scoperta ieri a San Rossore, ed è anche il messaggio della giornata della Memoria che come ogni anno commemora le vittime dell'Olocausto e delle stragi nazi-fasciste. Una giornata intensa e ricca di iniziative, caratterizzata a Pisa dalla presenza dello scrittore israeliano Abraham Yehoshua, ma anche dalle cerimonie che si sono tenute prima alla Tenuta di San Rossore, poi in Sapienza.

In mattinata infatti, è stata prima scoperta la targa "Pisa non dimentica, In memoria dell'orrore delle leggi razziali italiane, volute dalla dittatura fascista e firmate dal re Vittorio Emanuele III nella tenuta di San Rossore il 5 settembre 1938". Subito dopo, si è tenuto un incontro fra Yehoshua e i rappresentanti delle istituzioni, con alcuni studenti delle scuole superiori pisane.

"Quello che fate oggi per la memoria é la base del futuro", ha detto in questa occasione il celebre scrittore. "Vedo una forte responsabilizzazione nello sviluppo della memoria. In particolare il caso dell'Italia è stato difficile, perché da alleata dei tedeschi è stata fra le principali vittime. Non dimenticherà mai - ha aggiunto - il collegamento che ha fatto Primo Levi fra l'inferno di Dante e quello di Aushwitz".

Alla cerimonia, oltre al sindaco di Pisa Marco Filippeschi, a quello della Provincia Andrea Pieroni e al Prefetto di Pisa, ha preso parte anche il presiente della Comunità ebraica di Pisa Guido Cava: "La memoria rischia di essere una pratica appesantita dalla retorica - ha affermato -. Ma per fortuna anche i gesti parlano. E quanto accaduto nella nostra storia, che non si può cancellare, non è riassumibile in un elenco di nomi e date. Quei nomi e cognomi portano il senso di tutte le vittime, e da loro possiamo trarre delle lezioni importanti, a patto di volerlo. La verità storica è infatti un dovere di ognuno di noi".

Alle 12 le commemorazioni sono proseguite in Sapienza, con la scopertura della targa a ricordo degli ebrei dell'Università discriminati. Sulla targa sono state incise le parole: "L'Università di Pisa, la Scuola Normale Superiore, la scuola Superiore Sant'Anna, insieme con la Città di Pisa, ricordano alla comunità scientifica e alla cittadinanza tutta la vergogna delle leggi razziali che, nel silenzio di troppi, sottrassero irrimediabilmente ebree ed ebrei agli studi, alla docenza, alla ricerca".

Per l'occasione, la prorettrice vicaria dell'Università di Pisa Nicoletta De Francesco, ha ricordato l'attività accademica pisana in favore della ricostruzione storica di ciò che avvenne in quegli anni anche nel nostro ateneo. "Queste ricerche e queste iniziative - ha affermato De Francesco - che certo non possono essere considerate come conclusive, hanno ampliato di molto le conoscenze relative all'applicazione che le leggi razziali ebbero nelle istituzioni universitarie pisane, favorendo l'avvio di una riflessione complessiva su tale realtà".

"La svolta antisemita del regime fascista - ha aggiunto - si abbatté sulla comunità accademica pisana in modo tanto repentino, quanto inaspettato. Fino alle leggi razziali del 1938, infatti, la presenza ebraica nell'Ateneo era consolidata e pienamente integrata, oltre che numericamente e qualitativamente consistente". L'Ateneo e i suoi rappresentanti più alti, ha proseguito la prorettrice, "accolsero le leggi antisemite senza entusiasmo, ma anche senza squarciare il velo di silenzio sulla loro evidente barbarie, e le applicarono in modo burocraticamente efficace. Nel discorso di inaugurazione dell'anno accademico 1938-39, il rettore Giovanni D'Achiardi si limitò a dare una comunicazione asettica della normativa antiebraica e subito dopo non mancò di richiamare l'appartenenza all'Ateneo del fresco Premio Nobel per la Fisica, Enrico Fermi. In questo passaggio evitò ogni riferimento al fatto che il fisico avesse dovuto abbandonare il nostro Paese per difendere la moglie, ebrea, dalle possibili conseguenze della legislazione razziale".

Alla cerimonia ha preso la parola anche il sindaco Marco Filippeschi: "Se ci fu un disegno fanatico e criminale pianificato nei suoi atroci dettagli da una minoranza, altrettanto grave - forse anche più sconvolgente - fu la collaborazione muta di tanti all'esecuzione del piano, l'indifferenza dei molti verso i tragici avvenimenti di allora. Su questo molto si è scritto e si deve ancora approfondire lo studio".

"Combattere l'oblio e l'indifferenza quindi - ha concluso - non rappresenta soltanto un giusto tributo alla memoria delle vittime, ma l'antidoto più efficace contro ogni intolleranza, odio razziale o paura della diversità, contro i veleni sottili che innervano le nostre società in tempi di cambiamenti accelerati, di tante incertezze e di crisi ormai conclamata di modelli di sviluppo".

Questo articolo contiene 1 commenti.

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2012/01/28 10:01:45 Andrè Chenier Tutto molto bello e giusto. Se Filippeschi andava anche in uno dei posti paludosi da cui hanno sgomberato le famiglie rom magari risultava anche più credibile.

Abraham Yehoshua a Pisa per la Giornata della Memoria 2012 - di redazione

La Vignetta - Luca Ricciarelli

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