30/01/12 10:06 | autore: Daniela Francesconi Stampa

Strage Viareggio, i familiari: "I nostri 32 morti non valgono un sovraccosto?" 0

Liberalizzazioni e misure per la crescita economica. Il decreto cresci-Italia varato dal governo Monti, per le infrastrutture stabilisce che gli standard tecnici della progettazione non possono essere più stringenti rispetto alle norme europee e che le modifiche per aumentare la sicurezza sono possibili solo se le paga lo Stato.

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Non "la sicurezza prima di tutto" ma soltanto se c'è copertura finanziaria da parte dello Stato. Nel decreto sulle liberalizzazioni, in cui si prevede anche un periodo di osservazione preparatorio alla "separazione tra l'impresa che gestisce l'infrastruttura e l'impresa ferroviaria", la maggiore sicurezza rispetto agli standard minimi, è possibile solo previa "individuazione delle risorse pubbliche necessarie per coprire i sovraccosti".

Si tratta del Decreto Legge del 24 gennaio 2012, n. 1 intitolato "Disposizioni urgenti per la concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la competitività", il cosiddetto cresci-Italia.
L'articolo 53, "Allineamento alle norme europee della regolazione progettuale delle infrastrutture ferroviarie e stradali e disposizioni in materia di gallerie stradali", pone al centro della questione sicurezza, la sua sostenibilità economica.

"Non possono essere applicati alla progettazione e costruzione delle nuove infrastrutture ferroviarie nazionali nonche' agli adeguamenti di quelle esistenti, parametri e standard tecnici e funzionali piu' stringenti rispetto a quelli previsti dagli accordi e dalle norme dell'Unione Europea", recita l'articolo. Ciò, ad esempio, rende superflue le prescrizioni dell'Agenzia Nazionale per la sicurezza ferroviaria (ANSF) diretta dall'ingegnere Alberto Chiovelli.

In seguito al disastro ferroviario di Viareggio del 29 giugno 2009, l'ANSF dispose che venissero effettuati controlli straordinari con ultrasuoni sugli assi analoghi a quello "criccato" che provocò il deragliamento del convoglio e del suo carico mortale di gpl. E anche i controlli ai dispositivi di chiusura delle ferrocisterne provenienti dall'estero, la tracciabilità del materiale circolante sulla rete ferroviaria e della sua manutenzione, in particolare per il trasporto di merci pericolose.

La task force europea che si costituì dopo la strage aveva il compito di armonizzare ed estendere agli altri Stati dell'Unione, i criteri e i provvedimenti di sicurezza per il trasporto di merci pericolose. Ma l'Agenzia ferroviaria europea (ERA) non ha reso obbligatoria alcuna norma derivante dall'esperienza di quel disastro.

"L'articolo 53 del decreto legge del 24 gennaio 2012 di fatto cancella l'Agenzia nazionale per la sicurezza ferroviaria", afferma Daniela Rombi, presidente dell'associazione "Il mondo che vorrei", che riunisce i familiari delle 32 vittime della strage. E ancora: "pensate a cosa accadrà quando sarà terminato il processo relativo alla strage di Viareggio: gli adeguamenti sulle linee, qualsiasi sia la causa che una sentenza indicherà per lo squarcio della cisterna, potranno essere attuati solo se non disturberanno l'Europa, se i costi saranno sostenibili e se lo Stato se ne farà carico".
I familiari delle vittime chiedono un incontro urgente con il ministro dello Sviluppo economico e delle Infrastrutture Corrado Passera, perché vogliono sentirsi dire in faccia "che i nostri 32 morti non valgono un sovraccosto".

Le norme contenute nel decreto cresci-Italia, presentano numerose analogie con le 89 proposte del rapporto elaborato dal tavolo tecnico promosso dal ministero per le Infrastrutture e i Trasporti e coordinato dalle Fondazioni Astrid, Italiadecide e Respublica del maggio 2011, composto da esperti del settore. Fra le disposizioni del decreto, anche la semplificazione della progettazione, la cosiddetta "riduzione dell'overdesign per le opere ferroviarie" e l'abolizione dell'applicazione del contratto collettivo nazionale del settore per i lavoratori in forza ad imprese ferroviarie diverse.

Per le gallerie stradali e autostradali da costruire, stesse prescrizioni europee a scapito di quelle nazionali e la sostituzione della parola "collaudo" con "verifiche funzionali". I Comuni e tutti gli altri enti "per il finanziamento di singole opere pubbliche, possono attivare prestiti obbligazionari di scopo legati alla realizzazione delle opere stesse e garantiti da un apposito patrimonio destinato. Tale patrimonio e' formato da beni immobili disponibili di proprieta' degli enti locali".

La concorrenza, insomma, va fatta sui prezzi, con conseguente assestamento della sicurezza sui livello minimo essenziale. Se si vuole di più, o se una maggiore sicurezza si manifesta come necessaria, l'impresa ferroviaria non investe denaro delle proprie tasche, ma va a bussare alla porta dello Stato. E visti i tempi correnti di tagli a tutte le voci di spesa, c'è da immaginare che quella porta rimarrà chiusa.

 

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