Pacata ma unita e risoluta la rivolta degli agricoltori pisani contro gli inevitabili effetti che la manovra Monti porterà alle proprie tasche. Coldiretti, Confederazione Italiana Agricoltori (CIA),e Unione Agricoltori hanno infatti partecipato ieri ad una conferenza stampa congiunta dall'inequivocabile titolo "Gravi effetti della manovra sull'agricoltura", per spiegare la situazione nei dettagli e proporre un tavolo di concertazione ai diversi Comuni interessati.
"Questa manovra - ha sottolineato Francesca Cupelli, presidente della CIA - peserà in maniera grave su un settore appesantito da una crisi che dura già da alcuni anni".
In effetti le tasse che ricadranno sugli agricoltori subiranno un'accelerazione da Formula 1: da 0 (o poco più) a 100 in un tempo brevissimo. Se prima le case in cui vivevano, solitamente tra i 9 e i 12 vani tipici dei casolari di campagna, non erano tassate, adesso gli agricoltori dovranno pagare l'Imu non solo su di esse, ma su terreni, fabbricati rurali e strumentali. Dove per "fabbricati strumentali" si intendono stalle, fienili, capannoni, serre o perfino impianti fotovoltaici.
Da una parte, spiegano i rappresentanti degli agricoltori, si tassano gli strumenti di lavoro, dall'altra si rischia di tassare strutture che non sono produttive. A tutto questo va aggiunto l'aumento dei contributi per la pensione, dell'Iva e dei carburanti. "È vero che il gasolio agricolo è agevolato - ha spiegato Fabrizio Filippi di Coldiretti - ma a gennaio ha superato 1 euro per litro, mentre i redditi dei coltivatori si sono ridotti del 30% in pochi anni (dati riferiti al periodo 2000-2010, ndr)".
L'iniziativa congiunta delle tre associazioni di categoria, seguendo il più vasto progetto regionale, è stata dunque quella di inviare una lettera a tutti i sindaci della provincia per chiedere di condividere le proprie scelte sull'Imu destinata all'agricoltura. "Proprio oggi - ha detto Antonio Mazzarosa dell'Unione Agricoltori - il Ministro Catania ha detto che la pressione fiscale sugli agricoltori aumenterà di circa un miliardo di euro e io non credo che il nostro settore possa reggere un tale aumento. Quello che chiediamo ai nostri sindaci è la diminuzione dell'Imu compatibilmente con le possibilità dei Comuni".
Secondo le stime attuali, infatti, la tassa sull'abitazione dei coltivatori si attesterebbe sui 700 euro annui mentre un terreno di 16 ettari in zona non svantaggiata comporterebbe il pagamento di circa 1350 euro, senza contare le diverse strutture che per legge dovranno essere accatastate, con ulteriore aggravio di spesa, entro il prossimo novembre.
Una protesta pacata e propositiva dunque, che secondo il direttore della CIA Stefano Berti "nulla ha a che vedere con il Movimento dei Forconi siciliano. Abbiamo il dovere di non trascurare tale movimento in quanto sintomo di un qualcosa che non va, ma bisogna anche sottolineare quanto esso sia pericoloso e controproducente per la nostra categoria".
Nelle conclusioni dell'assessore provinciale Giacomo Sanavio l'analisi politica del problema: "È vero che la situazione disastrosa in cui ci troviamo richiede un sacrificio a tutti i cittadini, quindi anche agli agricoltori. Ma il vero problema è che la politica non riconosce la vitale importanza che l'agricoltura ha per il bene del Paese. E in questo settore bisognerebbe rivedere tutto, a partire dai prodotti agricoli, che dovrebbero essere considerati come beni di consumo destinati ai cittadini, e non come merci destinate a quel Mercato che oggi fa sì che gli italiani importino il 60% degli alimenti che consumano".
Il prossimo 15 febbraio l'assessore Sanavio incontrerà nuovamente le associazioni di agricoltori per cercare di capire se sia possibile applicare l'Imu in modo uniforme sul territorio, «chiedendo uno sforzo ai nostri già poveri Comuni per ridurre ulteriormente i propri introiti a favore della valorizzazione di ampie zone della provincia a carattere ancora fortemente agricolo".
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