01/02/12 01:00 | autore: redazione Stampa

Stop alle ricerche dei dispersi all'interno del relitto 0

Situazione troppo pericolosa per i soccorritori all'interno della Concordia. I Pm ascoltano Ferrarini, manager della Costa

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Le ricerche dei dispersi nella parte sommersa della nave Concordia, sono state attualmente sospese "per limiti operativi", ma la decisione di un eventuale stop definitivo sarà eventualmente presa solo dopo l'esito del Comitato consultivo in programma per oggi nel corso del quale si discuteranno i rilievi presentati dal direttore tecnico delle ricerche al commissario per l'emergenza, Franco Gabrielli.

Le ricerche sulla nave Costa Concordia, dunque, "proseguono nello specchio antistante la nave e nella parte non sommersa della nave" ha sottolineato Gabrielli.

Dopo aver fatto tutta una serie di valutazioni è stato ritenuto che oggettivamente sono venute meno le condizioni operative di sicurezza per gli operatori per proseguire l'attività di ricerca in corrispondenza di tutte le zone sommerse all'interno dello scafo.
Dopo il ritrovamento nei giorni scorsi della diciassettesima vittima, un membro dell'equipaggio, i dispersi sono ancora 15.

Operativo il piano rimozione rifiuti dalla nave: è in arrivo all'Isola del Giglio il nuovo pontone che sarà utilizzato per il trasporto dei rifiuti della Concordia così come previsto nel piano presentato dalla società armatrice al comitato tecnico scientifico per la parte riguardante il materiale galleggiante e ingombrante della nave, arredi e suppellettili, che saranno trasferiti a Talamone. Prosegue intanto la messa in sicurezza delle parti non sommerse dello scafo.

"Entro 24 ore inizieranno fisicamente le operazioni di pompaggio del carburante" dalle cisterne della nave Concordia, ha spiegato il presidente di Costa, Pierluigi Foschi sottolineando che il maltempo ha obbligato i tecnici a ritardare l'inizio. "Queste ultime 24 ore - ha aggiunto - serviranno ai tecnici per finire l'installazione delle pompe che devono estrarre le oltre 2.300 tonnellate di carburante dalla nave naufragata davanti all'isola del Giglio.

Sul fronte dell'inchiesta, nella giornata di ieri i legali di alcuni dei naufraghi della Costa Concordia hanno chiesto che la procura di Grosseto "valuti l'opportunità" di iscrivere nel registro degli indagati i dirigenti della compagnia. In vista dell'incidente probatorio previsto per il 3 marzo in cui verrà aperta la scatola nera, gli avvocati Pietro Ilardi e Francesco Compagna hanno depositato in Procura anche una consulenza tecnica sui rilievi satellitari riguardanti la nave e i passaggi fatti negli anni precedenti vicino alla costa.

Sempre nella giornata di ieri la procura di Grosseto, con i pm Stefano Pizza e Maria Navarro, ha voluto sentire Roberto Ferrarini, il manager della Costa che la notte del naufragio a più riprese parlò con il comandante della Concordia Francesco Schettino e al quale, secondo quanto ha sempre detto l'ad della compagnia, da bordo della nave fu mentito circa la reale portata dell'incidente. Ore di interrogatorio per ricostruire l'accaduto nella notte del 13 gennaio e per avere tutti i chiarimenti utili a definire le questioni nautiche sollevate dal naufragio della Costa Concordia.

Il colloquio è iniziato intorno alle 14 ed è continuato fino a serata inoltrata. Ad aiutare Verusio ed i tre suoi sostituti che lo affiancano nell'inchiesta sul naufragio anche Gregorio De Falco, il comandante della sala operativa della capitaneria di porto di Livorno che intimò a Schettino di tornare sulla nave che aveva abbandonato.

E' la prima volta che i magistrati ascoltano direttamente un rappresentante della Costa. Ferrarini è sentito come persona informata sui fatti ma la sua versione è già stata resa nota dall'ad di Costa Crociere Pierluigi Foschi durante l'audizione al Senato del 25 gennaio. Dalle 21.57, quando ci fu la prima telefonata con Schettino, a circa mezzanotte, Ferrarini ha sostenuto che nessun altro ufficiale a bordo lo informò della gravità della situazione.

Diverse le telefonate tra Schettino e Ferrarini, di cui quest'ultimo ha parlato ai pm che gliene hanno chiesto i contenuti. La prima dopo l'impatto in cui il manager venne informato che un compartimento stagno era allagato. Poi altre, nel giro di pochi minuti, che mettevano al corrente degli altri compartimenti allagati, quindi della decisione di abbandonare la nave, operazione che secondo Schettino procedeva in maniera "regolare" fino alla comunicazione data dal comandante che lui stesso aveva dovuto abbandonare la nave.

Un fitto colloquio telefonico avvenuto tra le 21:57 e le 0:21, secondo quanto ricostruito da Ferrarini e solo dopo il quale, aggiunse il manager, seppe dell'effettiva gravità di quanto accaduto a bordo. "Mi chiese di condividere con me la posizione da tenere con l'autorità che evidentemente gli richiese cosa è accaduto. Disse di avere l'intenzione di dichiarare che la nave aveva prima subito un black out a seguito del quale aveva urtato un basso fondale. Ho rifiutato immediatamente tale possibilità - è la ricostruzione di Ferrarini - intimandogli di dire esattamente come i fatti sono occorsi anche alla luce dell'oggettiva impossibilità a sostenere posizioni differenti".

 

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