04/02/12 09:29 | autore: redazione Pisanotizie Stampa

"Al centro di Piazza dei Cavalieri non mettiamo simboli" 0

E' questa la proposta contenuta in una lettera sottoscritta da quattro eminenti storici: Giuseppe Marcocci, Carla Forti, Adriano Prosperi e Michele Luzzati. Gli studiosi contrari alla croce stefaniana al centro della piazza: "Si fatica a immaginare che la scelta di collocare un simbolo che possa essere letto anche come un'adesione agli antichi valori di guerre religiose, violenze e spargimenti di sangue, sia adeguato a una città come Pisa"

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"Al centro di Piazza dei Cavalieri non mettiamo simboli". E' questa la proposta che lanciano quattro storici pisani di mestiere, intervenendo nella discussione pubblica sul restauro della pavimentazione della storica piazza cittadina.

Ad avanzare la proposta sono Giuseppe Marcocci, ricercatore di storia moderna alla Normale e coordinatore nazionale di un progetto ministeriale sui rapporti pacifici tra cristiani e musulmani nei secoli dell'età moderna, Carla Forti, storica e studiosa fra le più esperte della storia pisana, autrice del libro "Il caso Pardo Roques" (Einaudi 1995), Adriano Prosperi, professore di storia moderna alla Normale, e Michele Luzzati, professore di storia medievale all'Università di Pisa, nonché Presidente della Società Storica Pisana.

Con una lettera aperta, che pubblichiamo di seguito, gli studiosi intendono richiamare l'attenzione sui rischi dell'uso pubblico della storia e dei suoi simboli, alla luce del recente dibattito che si è sviluppato nelle ultime settimane.

I lavori di pavimentazione avviati nei mesi scorsi in Piazza dei Cavalieri si trovano al centro di un serrato confronto sui quotidiani locali. Che un'opera di rimozione dell'asfalto dalla piazza fosse quanto mai opportuna nessuno dubita e per questo plaudiamo all'iniziativa del Comune di Pisa.

Non vogliamo entrare nel merito delle scelte tecniche relative alla pavimentazione, alle diverse soluzioni di intervento e a quale di esse sia più rispettosa della storia architettonica di una delle piazze più belle e importanti della città. Altre voci, ben più autorevoli ed esperte, si sono già pronunciate. Il punto su cui vorremmo attirare l'attenzione riguarda l'operazione artificiale di inserire un simbolo nel centro della piazza.

Si tratta di una questione che, anche alla luce di recenti prese di posizione che ne svelano le possibili implicazioni politiche e culturali, merita forse qualche riflessione, che ci permettiamo di sottoporre alle autorità cittadine. La presenza di simboli provenienti dal passato caratterizza l'ambiente urbano, le vie, le facciate e gli interni di una città dalla storia millenaria come Pisa. Un conto, tuttavia, sono i monumenti e i lasciti del tempo, testimonianza della complessità e stratificazione della storia, altro sono gli inserimenti "a posteriori", che rischiano di prestare il fianco a insidiose operazioni di "invenzione del passato", o peggio ancora di richiamo ad aspetti che minacciano di acuire le divisioni in seno alla comunità cittadina.

La scelta di porre al centro della piazza la Croce Stefaniana, per ragioni di apparente continuità con l'attuale veste storica della piazza (peraltro in larga parte debitrice del dominio della Firenze medicea su Pisa), sta già rivelando tutta la sua ambiguità. Come storici di mestiere, sentiamo il bisogno di esprimerci al riguardo.

Il richiamo a un simbolo presentato nei giorni scorsi da alcuni, con singolare orgoglio, come una incarnazione dello "spirito" di Lepanto e, più in generale, delle vittoriose battaglie dei cristiani contro i musulmani non pare consono a rappresentare la vocazione universale, aperta e rispettosa di tutte le culture e di tutte le religioni, che dovrebbe caratterizzare la piazza che ospita la Scuola Normale, una delle più prestigiose istituzioni universitarie d'Italia.

Si fatica a immaginare che la scelta di collocare al centro di Piazza dei Cavalieri oggi, nel 2012, un simbolo che possa essere letto anche come un'adesione agli antichi valori di guerre religiose, violenze e spargimenti di sangue, sia adeguato a una città come Pisa che si regge ancora sulla feconda convivenza tra residenti e studenti, migranti e turisti, sull'accoglienza e la reciproca conoscenza, sulla libera circolazione e il rispetto di tutte le appartenenze.

Le bandiere strappate in battaglia alle flotte ottomane, che sono esposte nella chiesa di Santo Stefano, non dovrebbero rappresentare un motivo di particolare orgoglio, o peggio di evocazione di orizzonti identitari, ma un monito su episodi del passato che non vorremmo vedere mai più ripetersi. È questo, del resto, l'atteggiamento con cui ogni anno le istituzioni cittadine celebrano la data del 5 settembre per ricordare la firma, a San Rossore nel 1938, delle leggi razziali.
Da secoli Piazza dei Cavalieri è un cuore pulsante della città, oggi aperto al mondo. Guardare al suo futuro significa anche evitare interventi anti-storici, passibili di interpretazioni odiose e in netto contrasto con i valori più alti e autentici del nostro Paese.

Ci permettiamo dunque di avanzare una proposta: al centro di Piazza dei Cavalieri non mettiamo simboli, affinché possa essere davvero la piazza di tutti.

Giuseppe Marcocci, Ricercatore di Storia Moderna (SNS-Pisa)

Carla Forti, Storica (autrice del libro Il caso Pardo Roques, Einaudi 1998)

Michele Luzzati, Presidente della Società Storica Pisana/Professore di Storia Medievale Università di Pisa

Adriano Prosperi, Professore di Storia Moderna (SNS-Pisa)

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