Il Giudice per le indagini preliminari del tribunale di Pisa, Guido Bufardeci, ha emesso i primi provvedimenti, su richiesta del pubblico ministero presso la Procura di Pisa, nell'ambito dell'inchiesta aperta sulla vicenda della Tecnocontrol e della collegata Industrie Toscane.
Al commercialista di Pontedera Massimo Stella sono stati dati gli arresti domiciliari, mentre per Riccardo Caponi, amministratore delegato di Tecnocontrol srl, e Leonardo Della Rocca, amministratore di Industrie Toscane è scattato l'obbligo di firma.
Le indagini, portate avanti dalla Guardia di Finanza di Pontedera, sono state avviate nel periodo in cui il Tribunale di Pisa aveva emesso una sentenza fallimentare nei contronti di Tecnocontrol. La vicenda, risalente all'estate scorsa, era emersa alla cronaca perché le aziende guidate da Caponi, fornivano componentistica per la Piaggio, e il fallimento, oltre a comportare un periodo di tensione per i 130 lavoratori, poi in gran parte assorbiti da Piaggio, aveva avuto ricadute sullo stesso colosso delle due ruote, che fu costretto ad aprire dopo la pausa estiva con 1.000 dipendenti in cassa integrazione.
L'istanza di fallimento era stata presentata dalla Piaggio per un credito inevaso di poco più di 300 mila euro, ma di creditori ce n'erano altri tra cui banche, come la Cassa di Risparmio di Volterra che proprio in quei giorni cercava di tornare in possesso del proprio credito. Da lì a poco il giudice Leonardo Magnesa aveva sentenziato il fallimento, e nominato come curatore fallimentare il dottor Antonio Nazaro.
Ma su Massimo Stella e Carlo Caponi pendeva già un'esperienza dai tratti simili, ovvero quella della Verlicchi, azienda metalmeccanica di Zola Predosa, in provincia di Bologna, al centro di una durissima vertenza sindacale, sul cui fallimento i due sono indagati dalla Procura di Bologna per bancarotta fraudolenta per distrazione.
Stella, Caponi e Della Rocca sono indagati anche in questo caso per il reato di bancarotta fraudolenta. L'ipotesi degli inquirenti è che abbiano distratto in tutto o in parte i beni della società con lo scopo di recare pregiudizio ai creditori. Ma anche di aver falsificato, in tutto o in parte, con lo scopo di procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto i libri o le altre scritture contabili o di averli tenuti in una maniera tale da non rendere possibile la ricostruzione del patrimonio o del movimento degli affari.
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