La 'carcassa' della Costa Concordia sarà rimossa nella sua interezza, o almeno quello che ne rimarrà e che il mare e il vento non avranno già scardinato e divelto. Il commissario e capo della Protezione civile, Franco Gabrielli, lo ha comunicato ai cittadini del Giglio. Spazzata via così ogni altra ipotesi, prima fra tutte quella di 'spezzetarla' e rimuoverla a tronconi.
Entro l'inizio di marzo i piani predisposti dovranno pervenire a Costa Crociere dalle società contattate dalla compagnia stessa per l'operazione di rimozione del relitto, e verranno valutati dal Comitato Scientifico della Protezione Civile per arrivare a scegliere il progetto migliore entro la fine di marzo.
E' il tempo, ma in questo caso quello meteorologico, a dettare invece l'agenda delle operazioni di defueling, ha spiegato Gabrielli. Così come sono bloccate le ricerche dei dispersi nella parte sommersa della Concordia mentre proseguono, come già il commissario aveva specificato ieri, l'ispezione delle parti emerse e la perlustrazione nei 18 km quadrati di mare attorno al relitto.
Nella giornata di ieri i mezzi della Smit-Neri hanno lavorato nell'area attorno alla nave per risistemare le panne assorbenti spostate o danneggiate dal mare mosso e sono intervenuti per eliminare una iridescenza superficiale sempre provocata dal moto ondoso. Il vento ha invece provocato un ulteriore crollo di parte delle vetrate dell'area delle piscine. Non sono invece stati registrati movimenti anomali della nave, nonostante il mare mosso.
Sempre nella giornata di ieri è giunta la smentita da parte di Costa Crociere della notizia apparsa di in merito alla"possibile presenza a bordo di Costa Concordia di lavoratori minorenni clandestini: "Ogni singola persona a bordo di una nave della Costa Crociere, sia che appartenga all'equipaggio o faccia parte dei passeggeri, è registrata".
Intanto l'avvocato Giulia Bongiorno ha depositato stamani alla procura di Grosseto una denuncia penale collettiva a nome di una cinquantina di passeggeri della nave Costa Concordia, riuniti in una 'class action', nella quale indica ai pm dell'inchiesta sul naufragio 10 piste investigative su cui fare accertamenti, anche al fine di valutare l'esistenza di altri responsabili, oltre agli attuali indagati, il comandante Francesco Schettino, e il primo ufficiale in plancia, Ciro Ambrosio.
Tra i vari punti, si chiede di verificare se ci sono stati "ritardi nell'emergenza e nella richiesta dei soccorsi", se la nave era stata costruita con gli standard di sicurezza necessari e se questi dispositivi erano efficienti al momento della partenza della crociera. Quanto agli errori nella manovra che condusse la nave contro gli scogli del Giglio, l'avvocato Bongiorno chiede se oltre al comandante Schettino, ci siano altri soggetti da co-indagare "a titolo di cooperazione colposa".
La denuncia chiede di valutare anche i comportamenti tenuti dalla Costa Crociere e anche dalla capitaneria di porto di Livorno. "Sono piste investigative che suggeriamo per cercare approfondimenti a 360 gradi - ha spiegato il legale. A noi interessa che la verità su questo disastro sia cercata in tutti i suoi aspetti, senza limitarsi a quanto emerso nella prima fase subito dopo il fatto".
L'avvocato Bongiorno ha presentato anche un'istanza di "estensione" ad altri soggetti dell'incidente probatorio sulla 'scatola nera' previsto il prossimo 3 marzo valutando che se, nel prossimo mese di indagini dovessero emergere "elementi per individuare altri possibili responsabili", ha spiegato il legale, "è utile che anche loro siano invitati a partecipare a questa fase del procedimento in modo tale da non dover ripetere l'incidente probatorio e così evitare una dilatazione dei tempi dell'inchiesta".
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