06/02/12 07:54 | autore: Ciccio Auletta Stampa

A Pisa un consiglio comunale ad hoc sulla delibera dell'Ato 2 per la gestione dell'acqua 0

Si svolgerà entro il 30 aprile, prima che sia operativa la delibera assunta dall'assemblea dei sindaci nello scorso dicembre e che ha prorogato ad Acque Spa il servizio. Bocciato il documento di Sel, Prc e IdV che ottiene anche il voto del consigliere Stefano Landucci del Pd, "autosospesosi" dal suo gruppo proprio sul tema dei beni comuni. Pd e Lista civica approvano con i voti di Fli la propria mozione

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Si svolgerà una seduta del Consiglio comunale ad hoc per discutere della delibera dello scorso dicembre dell'Ato 2 riguardante la decisione di prorogare di altri 5 anni la concessione, in scadenza nel 2012, al gestore Acque spa. Tale discussione avverrà entro e non oltre la data di attuazione della delibera, ovvero il 30 aprile.

E' questo quanto è emerso nell'ultimo consiglio comunale durante il quale si è discusso di questo tema, in seguito alla presentazione di una mozione firmata da Sel, Prc e IdV, i quali stanno illustrando in tutti i comuni facenti parte dell'Ato un documento in cui si chiede di ridiscutere la decisione assunta dai sindaci, senza alcun coinvolgimento dei consigli comunali, di dare seguito all'esito del referendum del 12 e 13 giugno. Ma anche di fare dei controlli sulla delibera assunta, in particolare in due direzioni: "Attivare tutti gli strumenti per verificare la legittimità amministrativa della proroga della concessione del servizi e verificare la corrispondenza tra gli investimenti previsti dall'ultimo Piano d'Ambito e quelli realmente effettuati, valutando i dati relativi ai primi dieci anni di gestione e in particolare quelli successivi all'ingresso del socio privato; dare opportunità al Consiglio Comunale di verificare se la precedente revisione del piano d'ambito aveva previsto una variazione degli investimenti".

Temi su cui però il Partito Democratico ha una posizione diversa rispetto alle suddette tre forze. Lo stesso Pd, infatti, in occasione di questa discussione ha presentato un proprio documento in cui recepisce la richiesta del Consiglio Comunale ad hoc sulla delibera dell'Ato ma i presupposti, le prospettive e il giudizio - sia su questa decisione sia sull'applicabilità immediata dei quesiti referendari - sono profondamente diversi.

Nel documento, illustrato dal consigliere del Pd Marco Bani, si dice che "la natura abrogativa dei referendum non consente di applicare automaticamente le disposizioni modifica”.

In merito alla delibera dell'Ato 2 di fatto il Pd dà il via libera affermando: "Qualora un adeguato livello di investimenti si confermi realizzabile solo attraverso l'estensione dell'affidamento in essere siano adottate tutte le misure che evitino un indebito 'vantaggio economico' al socio privato".

Nessuna menzione infine nel documento sulle richieste di verifiche delle politiche di investimenti da parte di Acque spa avanzate da Prc, IdV e Sel, che all'unisono rispondono alle tesi del Pd, proponendo l'esempio di Napoli come strada che dimostra che la ripublicizzazione dell'acqua è possibile e praticabile.

A fare una dichiarazione di voto in difformità dal proprio gruppo, è però il consigliere comunale del Pd, Stefano Landucci, che nelle scorse settimane proprio in merito alla questione dei beni comuni e degli spazi sociali si è autosospeso dal gruppo consiliare.

Landucci cita Bersani per rivendicare il pieno sostegno del Pd, arrivato "come punto di arrivo sofferto", ai referendum e ricorda il proprio impegno personale sin dall'inizio in questa campagna: "La sfida dei beni comuni è la sfida del futuro e l'acqua come tutti i beni comuni è di tutti e deve essere gestita in base al principio della solidarietà".

"Il bene comune è al di fuori dello schema misto pubblico-privato - prosegue Landucci - in quanto non è una merce e non vi si può fare del profitto, cioè deve rimanere fuori dalle logiche del mercato. Non può quindi rispondere a quella razionalità economica che porta invece a una erosione dei beni e delle sue basi morali".

Da qui il consigliere fa un appello a quelli che sono i valori fondanti a suo giudizio del Partito Democratico e per la difesa dei quali si trova in dissenso con la scelta del suo gruppo: "Occorre uscire da una logica esclusivista per sostenere quella della condivisione e della solidarietà attraverso la quale è necessario, secondo lo spirito referendario, rivedere le modalità di gestione di un bene come l'acqua. Altrimenti andremo di fatto contro la volontà espressa con il voto del 12 e 13 giugno dalla maggioranza degli italiani, ma anche contro i valori fondanti del nostro partito".

A votare il documento presentato da Sel, IdV e Prc sono i consiglieri di questi partiti, Stefano Landucci in difformità dal suo gruppo e tre consiglieri del Pdl: Silvestri, Bedini e Mancini. Quattordici sono i contrari, ma nel Pd ci sono altre due defezioni rispetto al voto contrario. Si tratta, infatti, dei consiglieri Sandro Gallo e Andrea Cammilli che si astengono. Il documento firmato dal Pd e dalla Lista Civica raccoglie 19 voti favorevoli con Fli che vota a favore, 4 contrari (Sel, Prc e Landucci) e 5 astenuti .

Comune è il commento di Scaramuzzino (Sel) e Bini (Prc) sull'esito del voto: "Quanto meno ci sarà una seduta specifica del Consiglio comunale su questo argomento". "Il Pd era in piazza il 13 giugno - afferma Bini - per festeggiare per la vittoria di quei referendum, che ora per questo stesso partito sono carta straccia".

"La mozione del Pd nonostante questo emendamento con cui si prevede una nuova discussione in consiglio - evidenzia Scaramuzzino - di fatto resta inconciliabile con la nostra".

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