La campagna "Cento Passi contro le Mafie" verso la Giornata Nazionale della Memoria delle vittime di Mafia del 17 Marzo a Genova, è partita ieri, domenica 5 Febbraio, a Pisa presso la Limonaia di vicolo del Ruschi, con l'evento "La Toscana non è terra di mafia, ma la mafia c'è", organizzato dal Progetto Cabron a conclusione della tre giorni "In&Out" del Progetto Rebeldìa.
Protagonista della giornata è stata la Fondazione Antonino Caponnetto di Firenze, modello principe di "pool antimafia formato da cittadini", capace di monitorare in maniera capillare le infiltrazioni mafiose sul territorio toscano dal 2003.
"Forse i cittadini toscani pensano che la Mafia qui non abbia messo radici, ma non è così", ha affermato il relatore Claudio Gherardini , membro dell'ufficio di presidenza della Fondazione Caponnetto. "La Toscana è una delle regioni più ricche in Italia e, come tale, molto appetibile per investimenti di capitale di origine mafiosa, che arrivano a fatturare cifre che oscillano intorno ai 15 miliardi di euro", come leggiamo nel rapporto annuale "Mafia in Toscana 2011".
Quella che doveva essere una conferenza progettata per sviscerare nel dettaglio il documento stilato dalla fondazione si è subito profilata come un momento di confronto molto più articolato e profondo con i numerosi cittadini che hanno riempito la sala.
Molti sono stati gli interventi di persone arrivate a raccontare del loro impegno antimafia o del loro essere vittime della mafia stessa, e non sono mancati per questo momenti di particolare emozione tra gli organizzatori e gli spettatori che hanno ascoltato in questo modo alcune preziose testimonianze.
Forgiato dalla fortunata amicizia instaurata con il giudice Antonino Caponnetto, Gherardini ha iniziato la conferenza proprio con un video che raccontava i momenti salienti dell'attività del giudice, ideatore del pool antimafia che ha condotto al maxi-processo del 1986.
"Quando morì Borsellino furono i giovani che dettero coraggio a me", ricorda Caponnetto nel documentario, ribadendo l'importanza di partire dall'educazione dei giovani per costruire una società civile rinnovata ed epurata da ogni mafia politica e affaristica; per citare Gherardini: "Sarebbe bello che i comuni italiani potessero scrivere sotto i cartelli stradali 'Comune liberato dalle mafie', allo stesso modo in cui scrivono 'denuclearizzato' ".
"Creare percorsi volti alla creazione di una cittadinanza responsabile - capace di vigilare e combattere la malagestione del territorio, operata dalle amministrazioni locali, e così le forme riconosciute di criminalità organizzata - è una lampante necessità", hanno ribadito i ragazzi del Progetto Cabron, sulla scia di queste sollecitazioni.
Gherardini si è successivamente soffermato su una dicotomia in particolare, "coraggio/vigliaccheria", spiegando che il sistema mafioso esercita un'opera di prevaricazione sui più deboli, contro coloro che hanno paura di ribellarsi all'ingiustizia che viene loro operata.
Il dovere di non lasciare sole le potenziali vittime del sopruso mafioso rimanda al concetto di autorganizzazione, per cui i cittadini si uniscono per informarsi, monitorare, per cambiare radicalmente quelle che sono le dinamiche interne al sistema economico e sociale che permettono alla mafia di infiltrarsi in esso. Dall'autorganizzazione, che deve essere più eterogenea possibile per evitare il mutare della lotta pragmatica alla mafia in retorica del legalitarismo, deve nascere la proposta, l'alternativa, per combattere la mafia "a tutto gas", come dice Gherardini, ovvero con costanza e prepotenza.
La campagna "Cento Passi contro le Mafie" proseguirà nelle prossime settimane attraversando i principali luoghi di formazione della città, dagli istituti superiori all'università, in linea con lo spirito di educazione e autoinformazione sui temi dell'antimafia e della legalità esplicitato dalla stessa Fondazione Caponnetto.
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