Un'iniziativa per parlare di Green Economy, innovazione, ruolo della politica, idee degli imprenditori locali. Si è tenuta lo scorso sabato mattina presso Palazzo Gambacorti, organizzata dal Pd di Pisa, e vi hanno preso parte il segretario cittadino del Pd Andrea Ferrante, il sindaco di Pisa Marco Filippeschi, il presidente della Cna Toscana Valter Tamburrini, il deputato Ermete Realacci e il prof. Marco Frey.
Ad aprire il lungo dibattito è stato il prof. Frey, direttore del Master della Scuola Superiore Sant'Anna in gestione e controllo dell'ambiente, Tecnologie e Management per il ciclo dei rifiuti. Frey da qualche mese è anche amministratore unico di Rete Ambiente spa, la New Co per il ciclo integrato dei rifiuti fra le quattro province dell'Ato Costa. Ha parlato di gestione delle risorse, efficienza energetica, andamento dell'economia verde su scala globale.
E come i relatori che lo hanno succeduto, l'argomento è stato affrontato in termini generali, unendo considerazioni di principio ad auspici politici. Pochi infatti sono stati i riferimenti concreti a quanto accade nei nostri territori, ad eccezione degli interventi direttamente riconducibili alle attività comunali o provinciali. Se infatti per il Pd è necessario parlare di "economia verde", sono diverse le sfumature di verde cui si vuole riferire: non intaccare l'idea dello sviluppo e della crescita, ma proporre un modello meno invasivo.
Indirettamente lo afferma anche Frey quando accenna al referendum dello scorso giugno: "Il referendum ha unito alcune sensibilità collettive - dice - pur lasciando irrisolte alcune questioni tecniche". E lo afferma anche sulla gestione dei rifiuti, tema che il docente del Sant'Anna lega subito a quello della competitività. "Innovazione è sempre più sinonimo di internazionalizzazione, ovvero di spostamento verso i mercati in crescita, anche senza perdere quella specificità delle piccole e medie imprese italiane che già operano in contesti internazionali secondo logiche di nicchia, dove è riconosciuto il marchio italiano. Occorre chiudere il cerchio nella gestione dei rifiuti delle nostre aziende, cioè impostare un ragionamento di sistema pur restando legato alle radici delle nostre conoscenze".
Valter Tamburini, Presidente della Cna Toscana, toglie subito ogni dubbio sui tempi effettivi dell'economia verde, di cui ormai si parla da almeno venti anni: "Riconvertire il sistema produttivo a pratiche più green richiede risorse, che nessuno in questo momento vuole mettere. Manca la tradizione anglosassone del venture capital, e questo rallenta ogni tentativo". Ma se da un lato tutti i presenti concordano nel dire che la direzione deve restare quella della sostenibilità, dall'altro lo stesso concetto di crescita non è radicalmente messo in discussione, anzi. Lo stesso Tamburini non esita a parlare di "rilancio della produttività e dei consumi", a partire proprio dalla "filiera delle costruzioni, fondamentale anche per la green economy, se si pensa per esempio agli edifici a basso consumo. Una sfida necessaria, che però da soli non possiamo affrontare".
Il sindaco Filippeschi, partendo dall'assunto "Pisa vuole crescere", ha voluto concentrarsi sulle conseguenze delle rivoluzioni digitale ed energetica: "Sono cambiamenti che devono riguardare la politica e che hanno riflessi nella democrazia".
Ma la dimensione internazionale citata da Frey, e tanto auspicata anche dalla classe dirigente del Pd, per Filippeschi non è priva di rischi: "Le economie emergenti rischiano di soppiantarci per ampiezza dei mercati, carenza o inesistenza di regole sulla manodopera". Afferma quindi di preferire una modalità che faccia uso di "modelli", "isole ed esempi, città-simbolo, dinamiche che trascinano con le loro innovazioni in isole di sviluppo".
Cita quindi le partecipazioni di Pisa all'interno di programmi europei per lo sviluppo sostenibile in vari settori, e i progetti avviati in particolare per la mobilità: "L'obbiettivo è una relazione fruttuosa tra player e grandi utilizzatori", afferma proprio riferendosi alla mobilità elettrica.
Sul tema dei rifiuti, il sindaco di Pisa che è anche presidente dell'Ato Costa, si sofferma su alcuni aspetti relativi alla New Co, "dove stiamo capeggiando l'azione con la riduzione a un unico gestore per tutte e 4 le province", senza però fornire alcun elemento rispetto agli impianti che restano fuori dal gestore unico, né sui numerosi nodi irrisolti che stanno accompagnando la costituzione del nuovo gestore. Anche in questo caso, l'attenzione maggiore è rivolta all'economia di scala.
E' proprio in questo senso che Filippeschi afferma: "Non si deve aver paura della collaborazione fra pubblico e privato". E a proposito di servizi pubblici locali, il sindaco dice: "Ho votato il referendum per il suo valore politico, ma non credo, quando si guarda alla gestione, che portare nelle nostre aziende anche il know-how e le risorse private per gli investimenti siano azioni sbagliate. Il rischio è di idebolire una buona causa: la gestione non può guardare a modelli vecchi".
E' quindi il deputato Ermete Realacci, responsabile nazionale PD per la green economy, a chiudere il primo giro di interventi, e lo fa con un taglio tutto politico: "Occorre un'idea chiara della direzione in cui deve andare il Paese. Quale idea di futuro è in campo? Occorre rafforzare l'immagine dell'Italia nel mondo, che è composta in gran parte dal ruolo dell'industria culturale. Questo aspetto e quello della green economy debbono essere rimessi al centro delle azioni per il futuro. Pisa in particolare, è la quinta in Italia quanto a produzione di cultura, un patrimonio che va rafforzato".
Realacci "bacchetta" poi la provincia pisana guardando alle modalità di smaltimento e quantità di produzione dei rifiuti, ma è una bacchettata che si rivolge alla politica solo in termini di "aumento del riciclo e del riuso", ma non di necessità di una pianificazione che tenga anche conto dell'esito referendario.
Dal pubblico della Sala del Ciuco si solleveranno poi diversi interventi: dal ruolo dei parchi, alla cura degli alberi, alla richiesta di maggiore uso delle biomasse di San Rossore per l'approvvigionamento energetico. Questioni direttamente connesse al territorio, lo stesso territorio per il quale si parla di difesa e cura a ogni sempre più frequente evento climatico disastroso, ma che ancora è terreno di scontro politico, spartizione, competizione economica e solo a una certa profondità torna ad essere "green".
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