Ogni giorno 50 aziende in Italia chiudono per colpa degli usurai e nel 2010 si sono persi 130 mila posti di lavoro, mentre nel triennio compreso tra il 2009 e il 2011 almeno 240 mila piccoli commercianti hanno cessato la propria attività.
Nel 30% dei casi la scelta del ricorso al prestito usurario ha determinato la fine dell'attività per procedure fallimentari (40%), chiusura volontaria o cessazione terzi (31%), cambio dell'attività (17%), esproprio da parte degli usurai (12%).
Sono i dati choc forniti da Sos imprese, l'associazione antiusura della Confesercenti, al convegno organizzato ieri pomeriggio a Pisa da Confcommercio e Confartigianato dal titolo "Fatti sentire, non farti strozzare. No all'usura". A discutere presso l'auditorium dell'Opera Primaziale esponenti delle istituzioni, della magistratura, dei centri di ascolto antiusura e le associazioni di categoria: erano presenti Fabio Banti, presidente di Confartigianato, Luca Ciappi, presidente Confcommercio, l'arcivesco Giovanni Paolo Benotto, Andrea Pieroni, Presidente della Provincia, Paolo Giusti esponente del centro di ascolto antiusura di Pontedera, Mario De Giorgio, Presidente della Camera Penale di Pisa e Paolo Margheri, direttore di Confartigianato, Enrico Ricci, viceprefetto vicario.
Sempre secondo l'ultimo rapporto di "Sos Imprese", dati preoccupanti anche per la nostra provincia: Pisa risulta essere infatti la terza città in Toscana per percentuale di usura in rapporto al numero degli imprenditori attivi sul territorio, un giro di denaro che ammonta a circa 70 milioni e 1400 imprenditori coinvolti.
Si tratta per la maggior parte di negozi di alimentari, d'abbigliamento e calzature - settori che hanno sentito in modo particolare l'incidenza della crisi - ma anche mobilieri ed edili. Una cifra preoccupante, se si pensa che in Toscana sono circa 8000 i commercianti vittime di usura, per un ammontare in denaro di circa 900 milioni. E, secondo l'osservatorio di Sos imprese, oggi sono "circa 40 mila gli usurai in attività", un numero letteralmente raddoppiato rispetto al 2000.
Ma non sono solo i commercianti la categoria più a rischio. Il fenomeno dell'usura è oltremodo trasversale. E' vero che per il 46% (dato regionale) esso coinvolge i commercianti, ma per il 30% gli imprenditori, per il 10% gli artigiani, per il 7% i dipendenti, e per il 6% i liberi professionisti.
In crescita in Toscana anche l'usura praticata dalla criminalità organizzata che in tre anni è aumentata del 16% e strangola circa 70 mila imprenditori realizzando un giro d'affari di 20 miliardi di euro all'anno. La crisi economica rappresenta infatti una grande occasione per le organizzazioni criminali che grazie alla forte liquidità a disposizione trovano terreno fertile per acquisire pezzi di imprese e patrimoni sempre più consistenti. E a rendere il quadro ancora più preoccupante c'è il fatto che le vittime denunciano sempre meno i loro usurai.
E un ruolo determinante è l'aumento delle difficoltà per le imprese di accedere al credito.
Sei i centri di ascolto presenti sul territorio provinciale in grado di fornire supporto e tutti gli strumenti necessari a chi vuole rompere la spirale dell'usura e squarciare il velo del silenzio.
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