07/02/12 07:54 | autore: redazione Pisanotizie Stampa

Al Don Bosco una situazione al collasso, tra sovraffollamento e carenze strutturali 0

E' questo il quadro che emerge dalla relazione annuale presentata ieri dal Garante dei detenuti, l'avvocato Andrea Callaioli, alla commissione consiliare competente. All'interno della casa circondariale vi sono 403 persone a fronte delle 226 previste regolarmente. L'appello del garante alle istituzioni e la richiesta al Comune di approvare "protocolli d'intesa che estendano la possibilità di azione e controllo da parte del garante anche all'interno delle caserme"

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Una situazione drammatica. E' quella che emerge ancora una volta dalla relazione presentata ieri pomeriggio dal garante dei diritti delle persone private della libertà personale, l'avvocato Andrea Callaioli, presso la commissione consiliare competente in merito alle condizioni del carcere Don Bosco. E il primo problema, come già in più occasioni annunciato, è la questione del sovraffollamento, una piaga strutturale di tutto il sistema penitenziario italiano.

Nel caso della casa circondariale pisana al 31 ottobre del 2011, a fronte di una capienza regolamentare di 226 persone di cui (22 donne e 204 uomini), vi è una presenza effettiva pari a 403 persone di cui 373 uomini e 30 donne. "Di questi - si legge nella relazione - i detenuti stranieri sono 260, quelli tossicodipendenti 110 e 8 quelli affetti da HIV".

In un simile contesto sempre più importante è l'attività svolta da Garante che periodicamente ha svolto numerosi incontri con in detenuti e a cui in particolare sono state poste all'attenzione alcune problematiche: dall'eccessiva lunghezza dei tempi di istruttoria delle procedure giurisdizionali - in particolar modo quelle di competenza del magistrato di sorveglianza - alle difficoltà di contatti con i difensori; dalle questioni di natura sanitaria alla scarsità delle opportunità lavorative inframurarie, alla mancanza di contatti con l'esterno.

E nell'attività svolta l'avvocato Callaioli ha evidenziato alcune difficoltà nello svolgimento della propria attività, chiedendo anche alcuni interventi al riguardo, in particolare "la scarsa conoscenza della lingua italiana da parte dei detenuti stranieri e assenza di figure interne di riferimento; alla scarsa comprensione e conoscenza da parte dei detenuti dei motivi della detenzione ma anche della possibilità di fruire di misure alternative".

In particolare, il garante ha evidenziato nella sua relazione alcuni azioni da parte degli enti per superare alcune difficoltà: "Dalla stipula di specifici protocolli d'intesa su temi sensibili della condizione carceraria quali le procedure per il rinnovo del permesso di soggiorno e gli strumenti di formazione e avviamento del lavoro, alla richiesta a soggetti economicamente importanti come le fondazioni bancarie, la partecipazione a progetti per migliorare la qualità della vita nel carcere le condizioni9 lavorative e di studio ". E in particolare Callaioli evidenza il ruolo "importantissimo che potrebbe essere svolto dall'amministrazione comunale nel sollecitare e coordinare le varie forme di intervento e sostegno che potrebbero giungere dalla società civile e dalle realtà economiche del territorio".

Nella relazione il garante individua così alcuni obiettivi immediati: dalla riapertura della cucina nella sezione femminile, a un piano di manutenzione ordinaria dell'immobile all'avvio della raccolta differenziata dei rifiuti all'interno della struttura, alla predisposizione di una guida plurilingue per i detenuti sulle regole penitenziarie.

Un ultimo punto messo fortemente in evidenza dall'avvocato Callaioli ha riguardato, infine, il nuovo fronte di attività in relazione al controllo delle "camere di sicurezza", dove secondo un recente decreto, dovranno essere accolte le persone in attesa della convalida dell'arresto.

"E' una misura - spiega l'avvocato nel documento - pensata con finalità di alleggerimento del carico di lavoro per il sistema penitenziario, che tuttavia pone problemi delicati per le garanzie personali".

"E' necessario - prosegue quindi - che il Comune si faccia promotore di un'iniziativa presso tutte le forze dell'ordine presenti sul territorio per favorire al Garante un controllo efficace anche sulle cosiddette camere di sicurezza".

"Del resto - ha spiegato Callaioli - è proprio nelle caserme che, come dimostra la cronaca (penso al caso Cucchi o a quello dei vigili urbani di Parma), si sono verificate situazioni finite sotto la lente della magistratura. Appare quindi opportuna un'azione di contatto con i corpi responsabili delle camere di sicurezza (polizia, carabinieri, Guardia di finanza, vigili urbani) per approvare protocolli d'intesa che estendano la possibilità di azione e controllo da parte del garante anche all'interno delle caserme".

E di tutto questo secondo una mozione votata nel corso dell'ultimo consiglio comunale si discuterà in una seduta ad hoc del consiglio che se verranno date le autorizzazioni potrebbe svolgersi dentro la stessa struttura penitenziaria.

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