07/02/12 08:44 | autore: la redazione Stampa

Università, nasce a Pisa la scarpa ecocompatibile 0

Il progetto ha coinvolto anche l'Ars Lab della Scuola Superiore Sant'Anna e i Laboratori Archa di Pisa

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Comoda, elegante, trendy ma soprattutto ecocompatibile. E' la nuova scarpa da donna made in Toscana, realizzata - grazie al contributo dei ricercatori dell'Università di Pisa - nell'ambito progetto 'Eco HT-Shoes', finanziato dalla Regione Toscana con 1,4 milioni di euro e finalizzato alla creazione di un nuovo marchio capace di rilanciare il settore calzaturiero.

Il dipartimento di Chimica e chimica industriale dell'ateneo pisano ha messo a punto i materiali trattati con nanotecnologie, partecipando al nuovo brand di calzature, spiega una nota dell'università "caratterizzato da grande adattabilità alla fisiologia e alla postura di chi indossa questa scarpa, dall'elevata resistenza all'invecchiamento, dall'antibattericità e dall'antistaticità utilizzando processi produttivi ecosostenibili".

Il progetto, che ha coinvolto anche l'Ars Lab della Scuola Superiore Sant'Anna (per la parte ergonomica) e i Laboratori Archa di Pisa, ha individuato una filiera ben strutturata (due calzaturifici, un suolificio, un tacchificio e una conceria nel comprensorio del cuoio) e ha studiato tutto il processo produttivo che ha portato alla creazione della nuova scarpa.

Il 4 marzo, al Micam 2012 di Milano, sarà presentata ufficialmente la nuova collezione che comprende scarpe di tutti i modelli: dalla ballerina al tacco 12. Il team universitario pisano, guidato da Anna Raspolli, si è occupato dello studio di nuove metodologie per il trattamento dei materiali, che garantissero alta qualità del prodotto e sostenibilità del processo produttivo: "Abbiamo trattato i materiali - spiega la ricercatrice - con particelle nanostrutturate di rame e argento, preparate attraverso metodologie rigorosamente ecocompatibili. Inoltre abbiamo dovuto studiare l'intera filiera di produzione per mettere a punto materiali, processi tecnologici e sistemi logistici che minimizzino l'impatto con l'ambiente.

"Insomma - ha concluso la ricercatrice - è stata una vera sfida, che ci ha proiettato in un mondo diverso dai nostri abituali ambiti di ricerca, ma che ha permesso di trasferire le nostre competenze direttamente in un settore produttivo bisognoso di rilancio".

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