Foto di Gabriele Masotti In dieci giorni può cambiare tutto. L'umore, le prospettive, le ansie, le aspettative, le considerazioni tecniche, le valutazioni dei protagonisti, adesso è tutto diverso. Alla vigilia della partita con l'Albinoleffe la sensazione prevalente nell'"ambiente" che gravita intorno ai nerazzurri (stampa, tifosi e addetti ai lavori o sedicenti tali) era la paura: paura di essere ormai invischiati nella lotta per non retrocedere, ansia di non poterne uscire, consapevolezza delle scarse qualità della squadra.
Poi sono arrivate tre partite in dieci giorni e altrettante vittorie per 2-0: autorevolezza di gioco, brillantezza fisica, sei reti fatte, nessuna subita, e soprattutto nove punti in classifica, che hanno condotto i ragazzi di Ventura ad avere otto punti di vantaggio sulla zona playout e ad essere a sei punti di distanza dalla zona playoff. E così improvvisamente si è ricominciato a guardare davanti, e a sognare: "se vinciamo sabato ad Avellino, e poi col Bari..." E' il bello del calcio quando puoi comunque sognare.
Ma che cosa è cambiato davvero in questi dieci giorni? Il nuovo modulo tattico ha cominciato a dare i suoi frutti, il gruppo ricostituito a gennaio ha iniziato ad amalgamarsi e a conoscersi, e la sorte ci ha dato una mano in qualche episodio. Ma soprattutto è finalmente esploso Alvarez.
Edgar Antony Reyes Alvarez, honduregno, è in Italia da cinque anni. Ma fino ad oggi, nelle sue esperienze nei nostri campionati, ha dimostrato principalmente la sua impressionante velocità (fa i cento metri in meno di 11 secondi) unita però a una notevole discontinuità di rendimento: è così che spesso a Cagliari, Roma, Messina e Livorno è finito in panchina, utilizzato per lo più come arma tattica negli scorci finali di partita. Sotto contratto con la Roma,nella squadra giallorossa è ricordato più per la sua simpatia che per le sue giocate, tanto da guadagnarsi il soprannome di Alvaretto.
El mosqui, come viene chiamato invece in Honduras, è arrivato a Pisa l'ultimo giorno utile del mercato di Agosto, saltando perciò la preparazione e inoltre è rimasto un'altra decina di giorni a disposizione della Nazionale centroamericana. Perciò, nonostante l'esordio col gol a Sassuolo, ha avuto grosse difficoltà soprattutto sul piano fisico, restando vittima più di una volta di guai muscolari. E anche quando è stato in campo, per tutto il girone di andata, ha dato spesso l'impressione di non sapere bene che fare con la palla, dopo aver saltato facilmente in velocità l'avversario diretto.
Ma da un mesetto a questa parte abbiamo iniziato a vedere un altro Alvarez: l'arrivo di D'Anna e il nuovo modulo lo hanno liberato dai compiti di copertura, e grazie a una condizione fisica strepitosa sta finalmente dimostrando tutto il suo valore.
E soprattutto le sue giocate risultano finalmente decisive, procurano punizioni ed assist e anche qualche bel gol per lui: Alvaretto ne ha già messi cinque, suo record personale in carriera, e se lui continua così noi continueremo a sognare.
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