Mauro era nervoso, molto: gli occhi spalancati e lo sguardo attento ad ogni evento attorno a lui. Nonostante i suoi quarant'anni si era fatto accompagnare dalla madre. Quando il medico lo ha fatto entrare nello studio, lasciando fuori la madre, Mauro ha capito. O forse aveva capito già dal momento in cui gli era stato detto che i primi risultatiti erano dubbi e necessitavano di un test di conferma. Il medico appariva tranquillo, ma in realtà non si è mai abituato a dare brutte notizie, specialmente di questo tipo, silenziose, impalpabili. Poche parole introduttive ma poi occorreva andare al punto: positivo al test per HIV.
Mauro si appoggia al muro, si siede, chiede di parlare con la madre e inizia uno scambio personale, teso, complesso, ma la sensazione è che si tratti di qualcosa di già vissuto, che attendeva solo questa tremenda notizia per riemergere. L'atteggiamento discreto del medico lascia il posto ad un intervento più marcato, quando Mauro cade in un vortice fatto più di sensi di colpa che di timore per la propria salute, per la propria vita. Adesso occorre reagire, informarsi, guardare la realtà: da circa 12 anni l'andamento della malattia e la mortalità per AIDS è radicalmente cambiata grazie alla terapia. Probabilmente per Mauro non era tutto così imprevedibile ma forse non aveva avuto modo di fermarsi a pensare, a conoscere. L'AIDS c'è, ma se ne parla sempre meno.
Attualmente in Toscana si contano circa 1300 persone affette da AIDS. In base ai dati dell'Istituto Superiore di Sanità, nel 2008 Toscana ed Emilia Romagna erano al secondo posto come regioni più colpite (con un tasso di incidenza pari a 2,9 per 100.000 abitanti), precedute da Liguria e Lombardia (3,4 per 100.000). All'interno della regione stessa ci sono differenze geografiche: nel triennio 2006-2008 il tasso di incidenza più basso si è registrato nell'Azienda USL di Siena (0,6 per 100.000 abitanti), mentre quello più elevato riguarda l'Azienda USL di Livorno con 4,7 nuovi casi ogni 100.000 abitanti. Molte caratteristiche della malattia sono cambiate negli anni. Un punto di svolta è stato il 1996, quando alla XI Conferenza mondiale sull'Aids di Vancouver furono presentati i risultati delle nuove terapie combinate di farmaci inibitori delle proteasi e antiretrovirali, che in seguito hanno permesso di allungare il periodo che intercorre tra l'infezione e la patologia manifesta, così come il tempo di sopravvivenza totale. Anche l'epidemiologia, cioè la distribuzione della malattia, è cambiata. Non più una malattia solo dei giovani (l'età media della diagnosi è sempre più elevata ,44 anni per gli uomini e 39 per le donne), non più una malattia delle cosiddette "categorie a rischio": oggi la modalità di trasmissione più frequente è quella sessuale e specialmente quella eterosessuale (mentre nei primi dieci anni dell'epidemia le persone più colpite erano i tossicodipendenti). In Toscana, dove tale inversione di tendenza si è verificata nel 1998, l' incidenza complessiva dei malati di AIDS si mantiene stabile intorno ai 100 casi per anno, mentre analizzata per singole ASL vi è una diminuzione generale, salvo un leggero aumento a Massa Carrara e a Lucca dal triennio 2002-2004 al triennio 2005-2007.
Il problema di una scarsa cognizione di un rischio ormai esteso a tutta la popolazione sessualmente attiva riguarda soprattutto le nuove generazioni, come conferma l'indagine Edit 2008 dell'Agenzia regionale di sanità della Toscana sui comportamenti a rischio e gli stili di vita dei giovani toscani.
Gli adolescenti tendono ad utilizzare il profilattico prevalentemente come metodo contraccettivo, piuttosto che come metodo preventivo da infezioni a trasmissione sessuale. La scarsa percezione del rischio è provato anche dal fatto che la maggioranza delle infezioni viene scoperta in fase avanzata, spesso al momento in cui si manifesta la malattia. In teoria (e nel piano regionale 2008-2010) gli interventi prevedono informazione, sinergia tra istituzioni e associazioni, sensibilizzazione al test sull'Hiv, gratuito ed anonimo, contrasto delle discriminazioni.
Il cambiamenti epidemiologici dell'AIDS in Toscana rispecchiano quelli nazionali, dove il trattamento ha rallentato la progressione della malattia. L'aumento della sopravvivenza determina un incremento del numero delle persone sieropositive viventi (se ne stimano, oggi in Italia, almeno 150.000).
La percentuale di persone che scoprono di essere sieropositive solo al momento della diagnosi di AIDS è aumentata dal 21% nel 1996 al 60% nel 2008. Questo significa che una parte rilevante di persone infette ignora per molti anni la propria sieropositività e pertanto perde la possibilità di un trattamento precoce e non adotta quelle precauzioni che potrebbero diminuire il rischio di diffusione dell'infezione.
Le politiche sanitarie italiane su HIV e AIDS sono fortemente criticate nel rapporto Euro Hiv Index (Ehivi) 2009 recentemente presentato a Bruxelles, elaborato dall'organizzazione Health Consumer Powerhouse sulla base di 28 indicatori, dalla prevenzione all'accesso alle cure, fino ai diritti dei malati. Su ventinove paesi europei (con Svizzera e Norvegia) l'Italia si piazza al 27° posto nel campo della gestione e della prevenzione dell'AIDS. I curatori del rapporto affermano che in questo ambito l'Italia necessita di progressi radicali e dovrebbe "....introdurre l'educazione sessuale come materia obbligatoria nella scuola dell'obbligo e una maggiore educazione in generale del pubblico per alleviare la frequente discriminazione subita dai pazienti, specialmente da medici che non si occupano di Aids".
Su scala mondiale un elemento di allarme è stato lanciato all'inizio di novembre 2009 da nuovo rapporto di Medici Senza Frontiere (MSF) presentato a Johannesburg, in Sud Africa. Attualmente, più di 4 milioni di pazienti con HIV/AIDS nei paesi in via di sviluppo ricevono una terapia anti-retrovirale, mentre si stima che 6 milioni di persone attendano di intraprendere tali cure. Il trattamento contro l'HIV è stato un fattore centrale nel ridurre la mortalità in numerosi paesi particolarmente colpiti dall'HIV/AIDS in Africa meridionale ma la riduzione dei finanziamenti per l'AIDS rischia di compromettere i progressi compiuti negli ultimi anni. Il supporto internazionale nella lotta all'HIV-AIDS è marcatamente ridimensionato: il consiglio direttivo del Global Fund, una delle principali fonti di finanziamento per i programmi di lotta contro l'AIDS nei paesi in via di sviluppo, sta valutando se sospendere o meno tutte le nuove proposte di finanziamento per il 2010; il PEPFAR, programma di lotta all'AIDS degli Stati Uniti, ha bloccato gli aumenti dei fondi per i prossimi due anni.
In questo contesto la giornata mondiale di lotta all'AIDS del 1 dicembre acquista le caratteristiche di un evento sostanziale e non formale. Quest'anno lo slogan è "Respect & protect" e si accompagna a cinque raccomandazioni:
1)Informati sull'HIV e parlarne con gli amici , in famiglia, con i colleghi- assicurati che loro siano a conoscenza del problema.
2) Fai il test se hai avuto comportamenti a rischio: è l'unico modo per conoscere il tuo stato sierologico
3) Parla del preservativo a tutti i tuoi nuovi partners. Usare il preservativo è il miglior modo per proteggere se stessi ed il partner dall'HIV e da altre malattie a trasmissione sessuale (STIs).
4) Se qualcuno ti dice che è sieropositivo, trattalo con rispetto e non dirlo ad altri senza il suo consenso
5) Indossa un fiocco rosso come simbolo del tuo sostegno per ogni persona in HIV e per aumentare la tua consapevolezza.
Esiste però un altro modo di vedere il problema. Gli aspetti legati alla relazione tra HIV e AIDS sono molti, complessi e, secondo alcuni, non chiariti.
Peter H. Duesberg, professore di Biologia Molecolare e cellulare all'università di Berkeley, California, è un'autorità mondiale nel campo della ricerca sui retrovirus ed è stato il primo scienziato ad isolare un gene del cancro. A partire dal 1987 Duesberg ha sollevato diversi dubbi sulla reale correlazione tra HIV e AIDS. Secondo Duesberg non esistono prove definitive a sostegno del fatto che l'AIDS sia provocato dall'HIV, la reale trasmissione del virus non è nota, la malattia peggiora e non migliora con alcuni farmaci come l'AZT. Alcune sue teorie sono state sostenute da altri scienziati, come Kary B. Mullis (premio nobel per la chimica nel 1993). Duesberg non ha usato mezzi termini e ha intitolato un suo libro (tradotto anche in italiano): "AIDS, il virus inventato". Invece di ottenere un dibattito scientifico, Duesberg è stato isolato e si visto tagliare radicalmente i fondi alle ricerche. Ma questa è un'altra storia
Curandero
Leggi i precedenti articoli della rubrica "Rione Sanità" a cura di Curandero
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