10/12/09 10:39 | autore: curandero Stampa

Libertè, egalitè....santè 0

Opportunità di lavoro e sistema di salute in Francia. Una chiacchierata con chi ha scelto di abbandonare gli ospedali italiani.

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All'uscita del traforo del Frejus un sole spendente esalta il panorama del Parc National de la Vanoise. Proseguo in un traffico regolare e scorrevole, destinazione Grenoble. Arrivato in città, una delle principali sedi universitarie francesi, un tempo meta di migranti italiani, mi accoglie Paolo. Ha 35 anni e qualche anno fa si è trasferito in Francia, dove fa il medico con passione: Praticien Hospitalier, responsabile dell'Unità di post-trapianto renale all'ospedale di Grenoble. Camminiamo nel bosco sovrastante la sua casa ed iniziamo una chiacchierata. Chiedo a Paolo i motivi del suo trasferimento.

"Ho sempre creduto che viaggiare, e vivere in un altro paese sia un modo per crescere e allargare i propri orizzonti. Quindi l'impulso di partenza non era il disagio, quello è venuto dopo...il disagio arriva quando superati i trent'anni, dopo sei anni di corso di laurea, due anni di attesa per passare il concorso di specialità e cinque anni di specializzazione, quando vorresti finalmente scrollarti di dosso quel cappellino da scolaretto e iniziare a lavorare "per davvero"... beh non è possibile. Il mercato del lavoro in ambito medico ti propone mezze soluzioni: retribuzioni basse, contratti a tempo determinato senza alcuna garanzia chiara e sopratutto la solita ricattabilità (vuoi lavorare? Allora alle mie condizioni). Per ottenere un contratto con garanzie contributive e contrattuali in Italia devi aspettare, mendicare o avere fortuna. Certo il merito in tutto ciò non conta molto. Io non avevo studiato e lavorato tutti quegli anni per ritrovarmi in questa situazione di disagio. L'estero poteva essere una soluzione".

Tornando verso casa ci prendiamo il tempo per tagliare un po' di legna, operazione gratificate ma decisamente faticosa. Tra un colpo d'accetta e l'altro voglio sapere qualcosa di più della sua ricerca di un'occupazione, una volta arrivato a Grenoble.

"Trovare un posto è stato estremamente facile in Francia: ho mandato tre curriculum e ho ricevuto tre risposte... Bisogna sapere che in Francia la popolazione medica è molto meno numerosa che in Italia e particolarmente in questi anni c'è richiesta. I francesi a differenza degli italiani hanno instaurato il numero chiuso d'accesso alle facoltà molto presto (negli anni settanta) e hanno fatto male i conti, per cui si ritrovano nella situazione opposta alla nostra in termini di offerta di lavoro. Tuttavia le offerte di lavoro sono estremamente regolamentate: non esistono nel pubblico contratti a progetto, contratti libero-professionali. Nel pubblico al massimo possono essere proposti contratti a tempo determinato con tutte le garanzie di un rapporto di lavoro subordinato. Io per esempio sono stato assunto dopo un colloquio con il primario, per due anni su un posto ospitalo/universitario. In questi due anni ho potuto mostrare le mie competenze e capire se il posto poteva interessarmi. Alla fine dei due anni mi hanno proposto un'assunzione a tempo indeterminato che ho finito per accettare. Questo per dire che in questo periodo non ho mai sofferto vuoti di retribuzione, incertezze sul mio statuto, ricatti o pressioni; cosa non affatto scontata in Italia. Neanche in Francia tutto è perfetto ma quello che si può certamente dire è che il lavoro è ancora considerato dalla società non come un valore aggiunto ma come un bene essenziale da proteggere... anche se poi forse le cose ora iniziano a cambiare".

Si sta facendo buio, decidiamo di scendere in città. Attraversiamo una porta delle antiche mura che conduce alla città vecchia: quello che un tempo era il quartiere italiano e che ora è abitato prevalentemente da nordafricani. Entriamo in un ristorante dove Paolo assicura che troveremo un'ottima fondue. Cenando proseguo con le mie domande, e chiedo qualcosa sulle modalità di accesso al sistema sanitario e sulla qualità delle cure.

"In Francia come in Italia il sistema sanitario è pubblico e accessibile a tutti i cittadini indistintamente. Non ci sono ticket ma il sistema sanitario pubblico copre il 75% circa delle spese sanitarie del cittadino e il resto è lasciato alle sue tasche. In genere il francese medio si tutela stipulando un'assicurazione "complementare" che copre le spese ulteriori. Il sistema è complesso e anche se ci lavoro non ho ancora ben capito tutti i suoi risvolti burocratici e credimi di burocrazia in Francia ce n'é tanta quanto in Italia. Le persone meno abbienti sono coperte invece al cento per cento da quella che si chiama CMU o "couverture médicale Universelle". In somma quanto all'accesso poche differenze. Sulla qualità delle cure c'è da dire che c'è molta più omogeneità in Francia che in Italia. Puoi aspettarti lo stesso livello di cure sia che tu sia ricoverato nel grande ospedale di Parigi, oppure nel piccolo ospedale della provincia e questo rispetto all'Italia direi che è un gran vantaggio".

Ci sono difficoltà per l'accesso alle cure degli stranieri in Francia?

"Nella mia esperienza, che è un'esperienza limitata all'ambito pubblico posso dire che l'accesso è identico per chiunque. Certo bisogna avere un permesso di soggiorno e essere in regola... ma anche quelle volte in cui le carte non sono in regola, il servizio sociale dell'ospedale riesce sempre o quasi a trovare una soluzione e regolarizzare la situazione. La Francia resta un paese molto più "assistenzialista" che l'Italia: ci sono molti più aiuti, economici e non, per tutte le categorie disagiate. E' una di quelle qualità che tutti invidiano ai francesi ma che loro non si rendono conto di avere: piano piano i governi più moderati di questi anni stanno cercando di smantellare queste strutture con la scusa che costano troppo, ma forse senza rendersi conto di quanto siano preziose per mantenere unito il paese e appianare certe tensioni sociali che già così possono diventare esplosive".

Un po' la stanchezza, un po' il vino ma mi sa che c'è tempo solo per un'ultima domanda a Paolo sui rapporti tra pubblico e privato nel sistema sanitario francese.

"Direi che il rapporto tra pubblico e privato è alquanto delicato. La grande differenza con l'Italia è che non esiste o quasi il privato "puro": tutte le strutture private sono convenzionate con il sistema sanitario e quindi il rimborso delle cure è assicurato da parte del sistema sanitario. Non esistono visite ambulatoriali private da 500 euro con il grande professore: magari da100 euro sì, ma di cui 30 sono pagati dal sistema sanitario e gli altri 70 dall'assicurazione complementare. Insomma per ora si tratta di un privato regolamentato. Tuttavia la tendenza del governo attuale è quella di incentivare il privato che costa evidentemente meno allo stato: la nuova legge sugli ospedali pubblici recentemente votata al parlamento francese va proprio in questa direzione e li penalizza fortemente. C'è insomma una tendenza a tagliare i costi dando in mano a degli amministrativi il compito di razionalizzare le spese senza tener conto delle osservazioni o contributi delle persone che lavorano in ambito medico e nemmeno dei pazienti stessi. Ma questo è un discorso complicato che interessa non solo la Francia ma tutti i sistemi sanitari occidentali: quanti compromessi si possono fare sulla salute?"

Curandero (e Paolo)

 

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