24/12/09 12:23 | autore: Curandero Stampa

Amianto nell’acqua del rubinetto? 0

Fonti ufficiali rassicurano, alcune ASL studiano il problema, pochi informano.

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Qualche anziano beve "l'acqua del sindaco", qualcun altro l'acqua della "cannella", i più informati si dissetano col "servizio idrico integrato": si tratta in ogni caso di acque buone, il cui consumo permette di ridurre l'utilizzo di bottiglie di plastica e l'inquinamento che scaturisce dal loro trasporto su gomma.
Proprio per questo sarebbe importante dirimere un dubbio....

Questo mese è iniziato il più grande processo in Europa per i morti da esposizione alle fibre di amianto che coinvolge la multinazionale produttrice dell'Eternit, il cemento amianto brevettato nel 1901. Si tratta di un evento seguito dai media di tutto il mondo, definito il processo dei record anche per il numero di persone che si sono costituite parte civile: più di 2000. Sono accusati di disastro doloso e rimozione volontaria di cautele antinfortunistiche il miliardario svizzero Stephan Schmidheiny e il nobile belga Jean Louis Marie Ghislain De Cartier, ritenuti responsabili di aver causato 2889 vittime, tra invalidi e deceduti per tumori professionali legati all'amianto. Per la prima volta sono imputati direttamente i vertici di una multinazionale (che gestiva tra l'altro i quattro stabilimenti italiani di casale Monferrato, Rubiera, Cavagnolo e Bagnoli).

Mentre è assodato che l'esposizione all'amianto che provoca tumori è quella per via inalatoria (prevalentemente professionale), gli studi che hanno valutato gli effetti dell'esposizione per ingestione (ad esempio bevendo acqua contaminata) sono pochi, di piccole dimensioni e relativamente datati. Le indagini epidemiologiche e le sperimentazioni su animali non forniscono informazioni sufficienti per definire con certezza l'associazione fra l'ingestione di fibre di amianto e l'insorgenza di tumori gastro-intestinali.

L'acqua potabile è una delle possibili fonti di introduzione di amianto nell'apparato digerente, visto che in tutto il mondo, Italia compresa, molte tubazioni degli acquedotti contengono amianto. In Canada e negli USA sono note significative contaminazioni delle acque, mentre in Europa le informazioni relative alle concentrazioni di amianto nelle acque sono scarse.
Ma facciamo un passo indietro.

L'amianto, o asbesto, è un minerale con struttura fibrosa utilizzato per le sue particolari caratteristiche di resistenza al fuoco e al calore. Si ottiene facilmente dalla roccia madre dopo una lavorazione. È composto da due grandi famiglie: il serpentino (il principale componente è il crisotilo o amianto bianco) e gli anfiboli (i più noti sono l'amosite o amianto grigio e la crocidolite o amianto blu). Le fibre sono molto sottili e resistenti, ma proprio queste caratteristiche le rendono pericolose per la salute. L'amianto viene legato a matrici resistenti e stabili per formare i materiali cosiddetti compatti (come il cemento-amianto o eternit); oppure legato a matrici non compatte per costituire i materiali friabili (che possono essere ridotti in polvere con la sola pressione delle dita). Per le sue caratteristiche di resistenza al calore, di isolamento termico ed elettrico, e per la possibilità di essere filato, l'amianto è stato uno dei materiali più utilizzati negli ultimi decenni in molti settori, tra cui l'edilizia, la cantieristica navale, le industrie automobilistica, elettrica, chimica, tessile, alimentare.

È un materiale con un'alta resistenza alla degradazione e alla rimozione biologica ed è ormai confermato che l'inalazione delle fibre causa patologie quali l'asbestosi, il carcinoma polmonare e il mesotelioma maligno (principalmente della pleura e del peritoneo). L'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha classificato l'amianto tra i materiali di gruppo 1, tra quelli, cioè, per i quali esistono sufficienti prove di cancerogenicità nei confronti dell'uomo. Le conoscenze scientifiche suggeriscono che l'amianto è pericoloso quando le fibre di cui è composto vengono inalate e i materiali più pericolosi sono quelli che rilasciano facilmente le fibre in aria e cioè quelli friabili. Il cemento-amianto (eternit), essendo un materiale compatto, è molto meno pericoloso dei materiali friabili ma il rischio è comunque legato allo stato di manutenzione: i materiali contenenti amianto compatto possono diventare un rischio se abrasi o danneggiati. I maggiori livelli di rischio si sono verificati negli ambienti di lavoro dove l'amianto veniva manipolato e negli ambienti di vita dove è presente amianto in cattivo stato di conservazione. In Italia la definitiva messa al bando dell'amianto è stata sancita dalla Legge 27 marzo 1992 che vieta l'estrazione, l'importazione, l'esportazione, la produzione e la commercializzazione dell'amianto e dei prodotti contenenti amianto.

Esiste una sorveglianza a livello nazionale e locale delle istituzioni sanitarie per il monitoraggio delle malattie da inalazione di asbesto e per lo smaltimento del materiale, ma i dati sulla contaminazione delle acque sono pochi e quasi mai citati al di fuori dei contesti specialistici. Eppure si tratta di un problema legato al consumo quotidiano di acqua potabile che coinvolge l'intera popolazione, pertanto in ambito scientifico molti studiosi ritengono che la questione meriti ulteriori approfondimenti.

Trovare notizie in merito non è facile.

L'Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana (ARPAT) ha elaborato un modulo informativo sulle acque potabili, dove sono riportate le caratteristiche delle acque ed i possibili contaminanti, ma l'amianto non è nominato direttamente. Leggendo però la bibliografia del depliant compare questo titolo "Results of a survey on asbestos fibre contamination of drinking water in Tuscany, Italy", una ricerca pubblicata nel 1998 relativa alle acque potabili in Toscana. In effetti nella metà degli anni 90 il Dipartimento ARPAT di Firenze ha eseguito uno studio esteso alle principali acque destinate al consumo umano nella regione Toscana per la verifica del contenuto delle fibre di amianto. Pur non essendo un parametro previsto dalla legge per valutare le acque potabili, la regione Toscana ha finanziato questa ricerca perché il cemento-amianto rientra nella composizione di chilometri di tubazioni per il trasporto dell'acqua e perché alcune acque hanno caratteristiche "aggressive" con possibilità di disgregare la struttura delle tubazioni e liberare le fibre. In realtà l'amianto nelle acque potabili può essere dovuto anche a cessioni dirette dei minerali presenti in natura e al possibile inquinamento da percolato di discariche. Nel biennio 1995-1996, sono stati raccolti ed analizzati 59 campioni di acque potabili per la determinazione del contenuto in fibre di amianto. Su ogni campione prelevato è stata effettuata la determinazione dell'aggressività.

Nel 24% dei campioni è stata rilevata la presenza di fibre di amianto. Nel 79% dei casi tale presenza è attribuibile al rilascio da parte delle tubazioni in cemento-amianto, mentre per il restante 21% si ipotizza un inquinamento di origine naturale. Il 43% delle acque campionate è risultato non aggressivo, il 54% moderatamente aggressivo e il 3% altamente aggressivo. Dato l'esiguo numero di campioni di acque con elevata aggressività, gli autori non hanno evidenziato alcuna correlazione tra aggressività dell'acqua e rilascio di fibre dalle tubazioni.

Secondo il Safe Drinking Water Committee della National Academy of Sciences statunitense il rischio tumorale associato alla presenza di amianto nelle acque potabili sarebbe dell'ordine di 1 tumore gastrointestinale ogni 100.000 abitanti che abbiano ingerito per 70 anni di vita acque con concentrazioni di amianto di 0,1 - 0,2 MFL (MFL: milione di fibre per litro). L'Organizzazione Mondiale della Sanità ritiene, in base ai dati scientifici attuali, che non vi sia necessità di definire delle linee guida per la presenza di amianto nelle acque potabili.

Le concentrazioni di fibre di amianto riscontrate nelle acque potabili studiate in Toscana sono sempre inferiori alla concentrazione stimata a rischio dal Safe Drinking Water Committee. Gli autori concludono però che: "Se molte situazioni locali possono quindi essere ritenute piuttosto sicure nonostante la presenza di tubazioni in cemento amianto, altre meritano particolare attenzione. Le concentrazioni di fibre legate al rilascio per deterioramento delle condotte sono infatti suscettibili di aumento. Si ritiene che i tubi in cemento-amianto conservati in ottime condizioni non presentino immediati rischi di rilascio di fibre, ma che i problemi possano sopraggiungere con l'invecchiamento della tubazione e il disgregamento del materiale costituente, in particolare se le acque condottate hanno un alto grado di aggressività. Tenere periodicamente sotto controllo queste acque a maggior rischio potrebbe rivelarsi un'utile misura preventiva".

Il problema è che tali considerazioni non si ritrovano in dibattiti pubblici o nei comuni canali di informazione.

Altre osservazione interessanti vanno infatti cercate sempre in ambiente tecnico: nel 2005 si è svolta a Venezia una conferenza internazionale sul monitoraggio dell'asbesto nell'ambito del progetto europeo LIFE Ambiente. In tale contesto è stato sottolineato che le legge italiana non considera l'amianto un parametro per valutare la potabilità dell'acqua, ma un decreto del 2004 lo inserisce come possibile causa di tumore gastroenterico (da ingestione) nelle malattie professionali da segnalare obbligatoriamente (27/04/2004; GU n. 134, 10/6/2004). La ASL e ARPA di Bologna hanno messo in atto un campionamento delle fibre di amianto dal 1998 al 2005 nell'acquedotto locale, che raggiunge circa 400.000 abitanti. Il 5.8% dei campioni era positivo e in alcune zone le concentrazioni di asbesto hanno permesso di individuare delle tubazioni del centro storico sede di rotture e di rilascio di fibre. Inizialmente le lesioni sono state riparate, poi, per il persistere di asbesto nell'acqua, è stata ridotta la pressione nelle condutture. I limiti di questi studi sono la mancanza di standard internazionali e la variabilità nei dosaggi, ma stanno ad indicare che qualche problema c'è.

Ancora una volta vorremmo esserne informati.

Curandero

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