La poesia può
esprimere e trasmettere una cultura della legalità e dell'antimafia?
La domanda
trova risposta nell'antologia "L'impoetico mafioso" (Edizioni
CFR), che è stata presentata presso la Bottega di Libera Terra "I
saperi e i sapori della legalità" dallo scrittore pisano Alessandro
Scarpellini e da Gianmario Lucini, curatore e editore del libro. "La
poesia - si legge nell'introduzione - non è certamente l'arma
più adatta per vincere le mafie, ma essa, con altre forze sane della
società, deve contribuirvi, perché in una società che dovesse essere
dominata dalla mafia (questo è infatti il trend evolutivo) non è possibile
la poesia - sarebbe molto peggio che nell'Italia fascista, nella
Germania nazista o nella Russia sovietica".
Alla presentazione
ha preso parte l'assessore alla promozione della legalità del Comune
di San Giuliano Terme, Fabiano Martinelli, che ha portato i saluti dell'amministrazione
comunale impegnata proprio in questi giorni nella "Settimana
della legalità" con una serie di iniziative - letture itineranti,
proiezioni di film, presentazione di libri.
"Quando la
parola diventa testimonianza di vita - ha affermato Scarpellini -
s'instaura un legame profondo tra l'interiorità di chi scrive e
il mondo: la poesia diventa allora una vibrazione, un'onda che può
cambiare la situazione presente. E questa è già una grande azione
contro tutte le mafie. Se siamo persone vere, forse questo mondo può
cambiare. La poesia civile, unita all'eros, all'amore, alla lotta
contro tutte le discriminazioni, può dare vita a "briciole" di
un altro mondo possibile".
Il proposito
dell'"Impoetico mafioso" è proprio quello di promuovere una poesia
civile, "impegnata" si sarebbe detto un tempo, una poesia che vuol
rompere con la cultura mafiosa e lo fa parlando alle coscienze, alle
sensibilità individuali di ognuno.
105 poeti hanno
risposto all'appello di Lucini, e non sono gli unici: evidentemente
un impegno di questo tipo corrisponde al desiderio e al sentire di molti
che credono nella letteratura come possibilità di denuncia e di riscatto.
"Credo - dice fra l'altro Lucini - che si debba cambiare direzione
e rivedere il ruolo della poesia, o almeno cercare di mettere in risalto,
come cerchiamo di fare in questa occasione, i momenti nei quali la poesia
cerca un suo ruolo celebrando il mito. È, questa, una grande responsabilità
degli artisti: se essi non se la assumono, nessuno lo può fare al posto
loro, perché essi soltanto sanno usare la potenza evocativa dell'arte,
essi soltanto sanno rievocare i miti, parlare alla dimensione mitico-magica
dell'uomo contemporaneo, che è molto più presente ed attiva, in
ciascuno di noi, di quanto non si pensi. Per questa nostra assenza Dante
ci confinerebbe fra gli ignavi, credo, con poche pregevoli eccezioni".
L'antologia
è dedicata ad Angelo Vassallo, il sindaco di Pollica, in provincia
di Salerno, ucciso dalla camorra perché contrario alla speculazione
edilizia che voleva fare scempio del suo territorio: una figura luminosa
che ci ha lasciato un'altissima lezione di Etica e di Politica.
All'iniziativa
presso la Bottega di Libera, erano presenti anche le poetesse pisane
Nadia Chiaverini e Maria Giovanna Missaggia, e il poeta Paolo Stefanini,
che hanno letto i loro testi, inseriti nell'antologia.
Il pubblico
ha sollecitato poi una interessante discussione sul ruolo della letteratura
oggi, mentre i più giovani hanno espresso l'auspicio che la poesia
sappia trovare le forme e i modi per raggiungere anche le nuove generazioni:
un invito raccolto dai relatori i quali hanno portato esempi di fruizione
alternativa dei testi poetici come l'abbinamento di poesia e musica
o i recital in piazza.
L'artista
- è stato detto - è colui che può comunicare all'inconscio,
alla sfera dei sentimenti e delle emozioni, in modo diretto, intuitivo:
un ruolo centrale nell'educazione sentimentale dei più giovani, che
però oggi è spesso trascurato dalla poesia e lasciato ai soli mezzi
di comunicazione di massa che lo svolgono in modo superficiale e strumentale.
La poesia,
e l'arte in genere, devono quindi tornare ad esprimere tutte le loro
potenzialità riappropriandosi del ruolo mitico e sacrale che esse
avevano agli albori della nostra storia.
Leggi i precedenti articoli della rubrica "Spazio alle parole", a cura di Cristiana Vettori
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