15/06/11 10:37 | autore: Lucio Bontempelli Stampa

"Solo andando lentamente ciascuna esperienza diventa unica" 0

Raccontare la tangenziale è diventato un motivo per incontrarsi e per creare spazi nuovi di socialità

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Siamo arrivati alla fine del nostro percorso lungo la tangenziale: partiti da Ghezzano, abbiamo raggiunto Madonna dell'Acqua. Non resterebbe che voltarsi indietro e riconsiderare l'intero cammino anche alla luce di considerazioni di natura tecnica che abbiamo sempre rimandato: lo faremo nella prossima puntata; ora vorrei lasciare spazio a un punto di vista fin qui tralasciato: quello dei bambini.

Da un certo punto di vista i bambini sono i soggetti che più di tutti hanno interessi legittimi alla gestione del territorio, visto che i danni che facciamo più che avere conseguenze immediate dispiegheranno i loro effetti nel futuro, però non hanno ancora strumenti per farsi una loro autonoma opinione, così semplicemente chiedergli "cosa ne pensano della tangenziale" sarebbe assurdo, sapremmo solo che cosa ne pensano gli adulti vicino a loro, o cosa ne penso io che pongo la domanda.

Si può però tentare di ascoltare le loro riflessioni aprendo un dialogo su un argomento più generale, e tentando di capire come vivono e percepiscono la città. E visto che è impossibile non influenzarli, si può tentare di dargli stimoli in opposizione, per vedere cosa scelgono e come tentano di ristrutturare un quadro concettuale coerente: abbiamo tentato di farlo in due incontri lungo il percorso della tangenziale, ricorrendo alla professionalità e all'esperienza di Donatella Morea e Andrea Moneta, esperti in pratiche filosofiche e da anni impegnati anche in progetti di filosofia per bambini.

L'idea era quella di usare il teatro, e far incontrare ai bambini tanti personaggi che dessero concretezza a punti di vista in opposizione, e infine proporre un lavoro per sintetizzare in forma grafica le riflessioni emerse: costruire una città accogliente, per due bambine che, nella finzione teatrale, erano scappate dalla loro città.

Così il 15 maggio, mentre le previsioni del tempo promettevano tempesta, abbiamo fatto un percorso lungo l'acquedotto mediceo, miracolosamente rimasto sotto un piccolo spicchio di cielo sgombro mentre tutt'attorno s'addensavano nubi nere. Mi sono trovato in compagnia d'una decina di bambini, ai quali ho spiegato brevemente la storia dell'acquedotto e l'importanza dell'acqua, e assieme abbiamo giocato a trovare le casette degli spiriti dell'acquedotto, nascoste lungo la stradina che avevamo da percorrere. Gli spiriti ci avrebbero dati dei doni magici per costruire la città accogliente. Via via che trovavamo una casetta ecco apparire due spiritelli in litigio tra loro, animati da Donatella e Andrea improvvisatisi burattinai.

Proprio all'inizio del cammino abbiamo incontrato lo spirito della campagna e quello della città. I bambini non hanno avuto dubbi, e hanno detto che preferiscono la campagna perché è più sicura: la città è purtroppo sentita come un luogo da cui bisogna proteggersi. A metà cammino, dove vorrebbero fare il sottopassaggio della tangenziale, abbiamo incontrato lo spirito della velocità e quello della lentezza: anche in questo caso i bambini non hanno avuto molti dubbi e hanno preferito la lentezza. Lo spirito della velocità ha però difeso le proprie posizioni, facendo notare che la velocità permette di fare più cose: lo stesso percorso che stavano facendo lungo l'acquedotto, con lo spirito della velocità lo si sarebbe già fatto dieci volte. Una bambina, allora, ha fatto notare che sarebbero state dieci volte tutte uguali, mentre solo andando lentamente ciascuna esperienza diventa unica. Infine, sotto un'arcata crollata dell'acquedotto, ci attendevano lo spirito dell'oblio e della memoria. Dapprima tutti erano convinti che fosse meglio ricordare che dimenticare, tuttavia una bimba ha fatto notare che forse l'oblio serve per dimenticare le esperienze brutte. C'è stata un'accesa discussione, e alla fine i bambini hanno optato per una posizione interlocutoria: "dipende, a volte è meglio la memoria, a volte l'oblio".

All'arrivo però siamo stati spazzati via dal sopraggiungere del temporale, e la città accogliente non s'è potuta fare.

Ma ci siamo ritrovati ai Passi, il 4 giugno: anche in quel caso lo spunto è stato esplorare i luoghi della tangenziale. Così, al parchetto dei Passi, si è allestito un improvvisato teatro di burattini: lungo un acquedotto mediceo fatto di cartoncino è apparsa la fata dell'acqua che ha raccontato, come fosse una fiaba, la precedente passeggiata, gli incontri con gli spiriti, la ricerca delle due bambine la cui casetta però, spazzata via dalla tempesta, dopo un lungo volo nel cielo era infine atterrata proprio ai Passi. Così, ripreso il filo della storia, i bambini hanno costruiro una piccola città con disegni in cartoncino, strade di cartacrespa e spillatrice. La città costruita dai bambini è un piccolo paese, al centro c'è una piazza con un parco giochi, a cui si accede tramite una strada dove trovano posto la scuola, la biblioteca, un negozio.

Il ritrovo ai Passi si è poi traformato in una festa improvvisata: ciscun genitore ha portato qualcosa da mangiare e siamo stati fino a tardi a chiacchierare, mentre i bambini scorrazzavano tra i giochi del parchetto. Erano presenti anche gli scrittori dei Passi: ci credereste? nel mio viaggio ne ho conosciuti tre, ma ho saputo che ce ne sono almeno altri due, a dimostrazione di quanto possa essere viva anche la periferia d'una cittadina piccola come Pisa. Oltre a Sergio Costanzo e a Jama Musse Jama, c'era Chiara Letta, autrice proprio d'un libro per bambini di cui Pisanotizie ha ampiamente parlato.
Così raccontare la tangenziale è diventato un motivo per incontrarsi e per creare spazi nuovi di socialità: forse anche a Pisa si comincia a respirare un vento di novità.

- Leggi le puntate precedenti di Viaggio lungo la tangenziale nord-est

 

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