Mosquito è questo.
Uno sciame di sognatori a cui ronza in testa l'idea che tanti piccoli
comportamenti quotidiani possano infilare un granellino di sabbia in
ingranaggi titanici. Queste azioni, quasi impercettibili nella quotidianità,
possono anche ridursi a una sola. Scegliere. E scegliere in particolare
cosa comprare e cosa consumare. Limitando l'orizzonte al nostro paese,
i cui media danno al cibo e alla cucina un ruolo di preminenza mai visto
negli ultimi decenni, la scelta primaria è giocoforza quella alimentare.
Come si sceglie cosa
mangiare? Considerando che negli ultimi venti anni in Italia la spesa
media mensile in beni alimentari è diminuita con tassi superiori al
due per cento annui (ed è soprattutto il Nord a determinare l'andamento
decrescente), sembra evidente quanto stia diminuendo l'attenzione del
consumatore italiano verso quello che mangia. Sì perché dato che mediamente
si mangia sempre di più questo vuol dire che si sceglie sempre più
il cibo che costa meno.
Inoltre la nostra quota
di consumi nella grande distribuzione, seppure ancora inferiore rispetto
alla media europea, è raddoppiata tra il 1996 e il 2005. E la quasi
totalità di ciò che non si compra agli ipermercati (circa il
35%) viene acquistata nei negozi tradizionali che comunque rivendono
prodotti di grande distribuzione e industriali. Se ne ricava che quello
che mangiamo arriva quasi sempre da lontanissimo, viaggia, invecchia,
deperisce, sporca sia in carburante che in imballaggi. Magari resta
bello e coloratissimo per giorni ma è sempre più insapore.
Anche se sembra solo
una questione di gusto (e fondamentalmente lo è), sul cibo e sulle
scelte alimentari (ahimè quasi sempre su quelle degli occidentali,
gli altri hanno quasi sempre poco da scegliere) si combattono battaglie
planetarie, di natura sociale, politica e ambientale.
Proprio sulla scelta
tra filiera corta e grande distribuzione quelli di Mosquito si sono inventati un esperimento insolito. Una
cena comparata. Un menu cioè cucinato con ricette in copia conforme
realizzate però una volta con prodotti a Km-zero e un'altra con ingredienti
acquistati presso vari supermercati. L'obiettivo era di mettere
sulla bilancia costi, rifiuti prodotti (separando i compostabili dai
non compostabili) e sapori.
A parte vino, acqua,
sale e spezie varie, durante la preparazione della cena i prodotti delle
due filiere sono stati sempre rigidamente separati. Ogni commensale
ha ricevuto due versioni in (quasi) fotocopia di ognuna delle portate
e una scheda di comparazione in cui veniva richiesto di indicare al
buio sia la provenienza degli ingredienti che la personale preferenza
per l'uno o per l'altra versione.
Sì perché
nessuno oggi può dare per scontato che quello a km-zero risulti
più apprezzato. Anzi. Il rischio che generazioni e generazioni
tirate su ad omogeneizzati, merendine, surgelati e scatolati abbiano
quasi completamente perso il senso del gusto e l'educazione al buono è assolutamente rilevante.
Nelle altre sfide l'incertezza
era senza dubbio minore. A cominciare da quella sui residui che
infatti ha visto una massa di rifiuti non compostabili più che doppia
per il cibo industriale mentre, ed anche questo era prevedibile, la
quantità di rifiuti organici o compostabili dei prodotti di filiera
corta è stata quattro volte superiore. Quasi ovvio: imballaggi, plastica,
confezioni spesso costituiscono la gran parte della massa che riportiamo
a casa dal supermercato. Ed è indubbiamente vero che il cibo a km-zero
ha invece un po' più scarto organico. Le insalate solo per fare
un esempio si comprano a cespi (e qualcosa si butta via per forza) mentre
al supermercato sono già tagliate, mondate e ordinatamente composte
in nella loro vaschetta di plastica. Ovviamente nel bilancio ambientale
della serata non è stato possibile quantificare l'impatto del trasporto,
della permanenza in frigo, nello stoccaggio in magazzini e negli scaffali
dei supermercati.
Anche la sfida sui costi
delle materie prime ha avuto un vincitore scontato, ma la grande distribuzione
ha garantito un risparmio solo del 25%. Probabilmente meno di quanto
il consumatore medio si aspetta di risparmiare passando una giornata
in coda (in macchina, al parcheggio, alle scale mobili, alle casse e
poi di nuovo in macchina).
Ma è sul cibo,
sul gusto e sul riconoscimento che i risultati sono stati forse più
sorprendenti.
Il menu pensato dai cuochi
di In Alto a Sinistra è stato strutturato a partire dal liquido
(una zuppa di miso, semi di soia e riso fermentati da un
tipo particolare di fungo, l'Aspergillus oryzae)
prima di arrivare al solido in cui il crudo (un'insalata di scarola
e carote condita con sale e un mix di semi oleosi) ha preceduto il cotto
(cous cous vegetariano con crema di ceci, insalata di melanzane grigliate,
peperonata e salsa di yogurt e poi una quiche ci cipolle e caprino con
cavolo stufato al cumino) e si è concluso con una classicissima torta
di mele.
Se però la
provenienza dei piatti "solidi" e "cucinati"
è stata individuata
quasi sempre senza incertezze (94% per il cous-cous, 83% per la quiche
e 88% per la torta) e in maniera quasi altrettanto univoca preferita
quella a km-zero (rispettivamente 84%, 64% e 88%), è stato paradossalmente il piatto di
insalata, il crudo, quello che avrebbe dovuto rappresentare il gusto
più pulito,
puro, al netto di cotture e condimenti, è stato meno facilmente individuato
(solo il 60%) e anche meno gradito (appena il 56%).
Il miso poverino,
un po' perché nessuno
sapeva cosa fosse, un po' perché, diciamolo, non è che sia propriamente un cibo,
non è stato
né riconosciuto
(50% praticamente casuale) né preferito rispetto a uno squallido
brodino di dado (31% meno di un terzo).
L'esperimento è
stato geniale e molto utile. Ha anche lanciato un piccolo allarme con
il risultato del piatto crudo. Dimostrando, qualora ce ne fosse bisogno
che la madre di tutte le sfide, quella da vincere per poter sperare
di vincere la battaglia finale è proprio sul buono. Perché
è ahinoi irrealistico pensare che il consumatore medio scelga in base
ad altri parametri che non siano prezzo e gusto. Sarebbe già un successo
che fosse il secondo a prevalere sul primo!
Il prodotto a km-zero,
oltre ovviamente a essere pulito e acquistato a un prezzo giusto (per non strangolare il piccolo produttore) ha il dovere
di essere anche più buono. E quindi privilegiare specie autoctone
da selezionare in base al gusto e non alla resistenza al clima o ai
parassiti.
Sarà solo così che
si potranno cominciare a premiare le produzioni virtuose, riconoscendo che la strada dell'eccellenza
è difficile, lunga e poco redditizia.
È certo
però che una produzione di qualità e meno impattante costa e bisogna
avere il coraggio di pagare il surplus. Per avere bravi produttori servono
innanzitutto bravi consumatori.
Questo articolo contiene 3 commenti.
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2011/12/11 20:12:59 Diana Gallo Salve, è da un pò che volevo scrivere un commento a nome dell'Associazione L'Alba sulla cena a km0, organizzata da Mosquito e che la nostra associazione ha da subito accolto con piacere. Volevo sottolineare l'aspetto educativo, ma anche divertente della compilazione dei fogli che comparavano i piatti cucinati con prodotti a km 0 con quelli delle catene alimentari industriali. I commensali si scambiavano commenti sui gusti e i sapori dei piatti, scommettendo sui risultati. Tutti eravamo curiosi di scoprire se avevamo indovinato o meno e di vedere i risultati finali.
Insomma una serata veramente interessante.
Anche noi al Circolo L'Alba, cerchiamo nel possibile di utilizzare prodotti a Km 0, come olio e vino, e quando ci rivolgiamo alla grande distribuzione cerchiamo sempre di tenere sott'occhio la provenienza e la freschezza degli alimenti.
Abbiamo in progetto la realizzazione di un orto biologico con i soci in percorsi di riabilitazione psico - sociale, dove poter coltivare verdure e l'installazione all'interno del Circolo di distributori di acqua depurata.
La nostra attenzione verso una buona alimentazione va di pari passo con la salute psichica delle persone. Stiamo attenti anche alle diverse scelte alimentari dei nostri soci, proponendo anche soluzioni per vegetariani e vegani, sostenendo come i Mosquitos che le piccole azioni quotidiane continuate nel tempo, determinino variazioni significative nei gusti, consumi e nelle abitudini dei cittadini, noi ci muoviamo quotidianamente nel sensibilizzare le persone a una sana cultura della mente e l'attenzione per la buona cucina e il buon cibo e il consumo critico, non sta affatto fuori da queste riflessioni. I nostri numerosi soci che pranzano a L'Alba di frequente ci dicono di sentirsi bene dopo aver pranzato con l'energia adeguata per affrontare la giornata lavorativa. Auguriamo a tutti i migliori auguri di Buon Natale, ricordando che chi volesse essere dei nostri, per il Pranzo di Natale può prenotare allo 050544211
associazionelalba@gmail.com
www.lalbassociazione.com
2011/10/25 12:10:53 Mosquito Pisa Salve
vi scrivo a nome delle zanzare di ¡Mosquíto!
Concordiamo totalmente con Marvita sull'importanza dei consumatori, costruire una società sostenibile, dove continuino a esistere sapori e piaceri, non solo produzione e consumo, dipende anche da noi!
Grazie a Chourmo e alla Redazione per il lusinghiero articolo, a noi è piaciuto molto organizzarla e siamo molto contenti che l'iniziativa sia piaciuta anche ai partecipanti ;)
Vorremmo fare due piccole aggiunte che forse si erano perse nella nostra introduzione.
L'iniziativa era firmata dal Progetto Rebeldia non solo da Mosquíto, era effettivamente una idea lanciata da noi, ma è stata proposta e accolta dall'assemblea della rete delle associazioni rebeldi, del resto le tematiche del consumo critico, dell'alimentazione e affini sono seguite da vari gruppi/associazioni non solo dal nostro.
La seconda è che si è svolto nel Circolo ARCI Alba in via delle Belle Torri che ci ha accolti nella sua struttura e dato una mano nella gestione di sala e cucina che è stata un po' complicata a causa della complessità della cena.
Visto che ci siamo approfittiamo per dire che l'iniziativa è piaciuta al punto che chi non è potuto venire ci sta chiedendo di replicarla, ci stiamo pensando, quindi chi non c'era resti sintonizzato che l'intenzione è rifarla magari arricchendola di altri contenuti.
una zanzara puntigliosa ;)
¡Mosquíto!
Se pensi di essere troppo piccolo per fare la differenza,
prova a dormire con una zanzara in una stanza chiusa.
2011/10/16 21:10:44 Super Marvs Bravo è già un pò di articoli che sottolinei la fondamentale importanza dei consumatori, e io aggiungerei informati, non solo quando ci sono di mezzo i bambini, e anche lì quando c'è di mezzo il risparmio la salubrità del genitore cambia direzione, ma sempre da quando si va a cena fuori al panino del pranzo a quando si va a fare la spesa della settimana, che anche quella che duri una settimana già mi da di finto...,ci vuole sobrietà di tempo ma il risultato è molto piacevole