Entro al cinema, esce un tipo che non vedevo da anni. Uno di quelli che negli anni ottanta si truccava gli occhi e s'impiastrava le labbra di rossetto, in ossequiosa sudditanza al leader di qualche gruppo dark o new wave. Mi dice che il film è bello, sì è bello, ma è lento, troppo lento, lentissimo. Mi dice che lui si è addormentato e s'è risvegliato solo con il pezzone di Iggy Pop. Questo ragazzo, che non si trucca più, suonava in un gruppo pisano degli anni ottanta, però il nome del gruppo non me lo ricordo. Il nome del gruppo. Nel film c'è un ragazzo musicista che chiede al protagonista - un meraviglioso Sean Penn, ex rockstar in disuso senza problemi economici ma psicologicamente sbriciolato - di produrgli un disco. Il ragazzo gli dice che potrà intervenire su tutti gli aspetti della faccenda. Solo una cosa è intoccabile. Il nome del gruppo.
- E com'è che vi chiamate?
- I Pezzi di Merda.
The name of this band is
Talking Heads , così si chiama un doppio lp dal vivo del gruppo
autore della canzone che dà il nome al film. Un film pieno di Talking
Heads e del loro umanismo minimale robotico. Un film con David Byrne,
leader dei Talking Heads, presente in uno sfavillante dialogo col protagonista
e in una performance live senza chitarra. Quartetto d'archi ed
eleganza casual. Balletti afro e disciplina dolciaria viennese. E poi,
l'olocausto. Il padre del protagonista, ebreo, muore. E' stato vittima
del nazismo, è sopravvissuto all'inferno dei campi di concentramento.
Ha passato molti dei suoi anni successivi alla ricerca del suo aguzzino
nazista. La missione del padre viene proseguita dal figlio: un ragazzino
di 50 anni, trucco pesante, capello cotonato da litri di lacca spray,
un uomo in crisi, improvvisamente smosso da una sedentaria e abitudinaria
opulenza dublinese. Si parte. Per le strade dell'America. Alla ricerca
d'un criminale nazista. Dilatazione sensoriale, crisi sociale, provincia
profonda. Zone d'ombra, piste false, canyon brulli e paesaggi alpini
dello Utah. Chi siamo noi e dove andiamo noi. Un on the road all'indietro
nel tempo. La nipote del nazista prova a baciarlo, ma lei
non sa chi è lui, e comunque lui è sposato, sta da 35 anni con una
vigilessa del fuoco, è un marito fedele. I turisti gli sono sempre
stati sulle palle. E' stato molto famoso, era il leader dei Cheyenne
and the Fellows, ma lui non ha grande opinione dei pezzi che scrisse
e cantò. Duettò con Mick Jagger. Molte domande gli trafiggono l'esistenza.
Chi ha il diritto di considerarsi artista?
Dialoghi saturi e spiazzanti,
trama semplice, materia complicata, contraccolpi inconsci. (recensire
è un po' dormire ha scritto Marco Magurno aka Magtsetong - e
a lui il film gli è piaciuto molto).
Seguiranno alla spicciolata
accuse di videoclippismo patinato. Di delirio megalomane intimista, dosi abbondanti di disprezzo per i registi che, senza dirlo, tendono
a pensare - tutto quello che mi è successo e mi succede ha un valore
d'intrinseca densissima narrazione.
Esco dal cinema, sostanzialmente
soddisfatto dalla rarefatta sensazione maggioritaria che mi aleggia
intorno. Rieccolo. Il tipo che cantava nel gruppo di cui non ricordo
il nome. E' tornato al cinema a rivedere il film che ha visto
poche ore prima. E' cambiato. S'è truccato come ai vecchi tempi. Cerone,
rossetto, mascara. I vestiti non se li è cambiati, forse è ingrassato
troppo per i panni scuri di quando cantava con un look decisamente appariscente
e tetro.
"Certe cose vanno vissute in prima persona", mi dice.
- Leggi i precedenti articoli della rubrica "Bouquet - Recensioni e varia umanità"
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2011/10/17 21:10:43 vito tarlesi Mah.. io l'ho trovato un po' troppo di maniera, fotografia stucchevole, un bellissimo spot di quasi 2 ore.
Il finale m'ha disturbato, si vendica il torto subito, perché comunque anche dopo più di 60anni va fatta vendetta (a che pro?) e allora si matura e ci si taglia i capelli e ci si strucca.. e dunque? Che vuoi di' Sorentino?
Comunque Sean Penn spacca. E anche Francis Mc Dormand.