Su Pisanotizie la seconda puntata del ciclo di contributi e
articoli sul tema della crisi globale che sta investendo il nostro
paese, inaugurata ieri (mercoledì 15 novembre) con l'intervento di
Valerio Cerretano, docente di Storia Economica dell'Università di
Birmingham, per cercare di capire e di riflettere insieme su quanto sta
accadendo.
Scrive oggi sul nostro quotidiano Francuccio Gesualdi, presidente del Centro Nuovo Modello di Sviluppo di Vecchiano, che da alcune mesi ha lanciato la proposta di "congelare il debito", e che nel suo contributo spiega le ragioni e gli obiettivi di tale proposta.
Prima di esprimere opinioni sul debito, bisogna avere chiaro fra chi si gioca la partita. Da una parte abbiamo il debitore, lo stato, che altri non è se non la sommatoria dei suoi cittadini, comunità variegata che comprende una minoranza straricca e una larga fascia di famiglie che fanno sempre più fatica a tirare avanti.
L'aspirazione dei più è disporre di buoni servizi pubblici e buoni paracaduti sociali, che però hanno bisogno di due condizioni: un adeguato gettito fiscale e la chiusura di tutte le falle che prosciugano il bilancio pubblico. Fra queste la spesa per interessi che si comporta come diretta antagonista della spesa sociale.
Così veniamo all'altra parte, quella dei creditori, prevalentemente banche, fondi e assicurazioni, che non vivono il debito come una sciagura, ma come un affare, perché i loro guadagni sono costruiti sui prestiti. Il loro intento è guadagnare il più possibile sui debitori, se necessario facendoli pure morire perché il debitore è come un cavallo: prima si sfrutta per il lavoro, poi quando stramazza al suolo per la fatica si sfrutta per la sua pelle.
Dunque la decisione che dobbiamo prendere, non è se pagare o non pagare il debito, ma come pagarlo, sapendo che abbiamo di fronte due opzioni: l'uscita con equità o l'immolazione sull'altare dei creditori, anzi del mercato che si comporta come un branco di iene alla ricerca di prede da spolpare. Che ci sia una congiura in atto da parte della finanza per arricchirsi alle spalle delle nostre disgrazie lo dimostrano i vari attacchi speculativi che si susseguono da agosto, con un unico obiettivo: fare crollare la fiducia nei confronti dello stato italiano, farlo dichiarare inaffidabile dalle agenzie di rating e quindi costringerlo a pagare interessi più alti perché così decreta il mercato. La classica rapina di squadra: uno tende la trappola, uno tira la fune e tutti insieme spogliano la vittima.
Fino ad oggi hanno vinto i magnati della finanza perché hanno tutto dalla loro parte. Hanno il controllo del credito e della moneta, tramite la Banca Centrale Europea che non è espressione delle comunità nazionali, ma delle banche dei rispettivi paesi. Una BCE che crea denaro dal niente e lo presta alle banche a poco più dell'1% affinché possano speculare contro gli stati per fare aumentare i loro tassi di interesse e costringerli a convogliare una parte crescente di soldi dei contribuenti non verso i servizi pubblici, ma verso i profittatori. Hanno il controllo dei mezzi di informazione che uniti e compatti presentano gli speculatori come la voce della verità, le banche come le vittime e gli stati come malfattori che a costo di sputare sangue debbono pagare tutto ciò che il mercato pretende. E per finire hanno il controllo della politica un po' perché in parlamento siedono i loro parenti, un po' perché tengono i partiti al guinzaglio con i loro finanziamenti, un po' perché la cultura dominante è quella di mercato. Così ad ogni ondata speculativa segue una manovra lacrime e sangue per dimostrare ai mercati che lo stato sta dalla parte dei creditori e che la sua priorità è il pagamento del debito alle condizioni imposte dal mercato.
La mia posizione è che un conto è pagare i debiti, altra cosa ingrassare ladri e profittatori. Per cui vanno adottate tutte le misure per uscire dal debito proteggendo la comunità dall'attacco degli sciacalli e depurando il fardello del debito da tutte quelle voci che costituiscono pretese indebite nei confronti del popolo. Di qui la proposta del congelamento del debito (vedi www.cnms.it) che significa sospendere il pagamento di capitale e interessi, a banche, fondi e assicurazioni, per un periodo di tempo di uno o due anni, in modo da recuperare quella libertà e quella cognizione di causa necessarie a poter definire, in piena autonomia, criteri e tempi di uscita dal debito.
Il primo obiettivo è mettere fuori gioco la speculazione in modo da non avere più la pistola dei mercati puntata alla tempia. Se gli speculatori sapessero che non si può ottenere più niente, perché i rubinetti dello stato sono chiusi, la smetterebbero con i loro giochetti per fare aumentare i tassi di interesse.
Il secondo obiettivo è prendersi il tempo per condurre una seria indagine sulla formazione del debito in modo da definire quale parte è doveroso pagare perché utilizzato per il bene comune e quale parte, invece, è legittimo ripudiare perché dovuto a frode, ruberie, corruzione, sprechi, opere inutili e dannose, arricchimenti e regalie indebite a caste, banche, imprese. Un'indagine che valuti anche il ruolo avuto dagli interessi e che esamini la lista dei creditori per capire se ce ne sono che da decenni si arricchiscono alle spalle del debito pubblico. In tal caso bisognerà fare un conto di quanto hanno incassato per stabilire se non sia arrivato il momento di dire basta. A meno che non si voglia affermare che la rendita è un diritto perpetuo, bisognerà pur stabilire quando cessa il diritto del creditore a pretendere un compenso dal debitore.
Dunque il congelamento per fare luce su ciò che va pagato, ma anche per dotarci di un piano di restituzione equilibrato. Non si può andare avanti improvvisando, una volta per tutte dobbiamo definire una strategia per garantire adeguate entrate allo stato tramite la tassazione dei più ricchi e una seria lotta all'evasione fiscale e alla corruzione. Nel contempo dobbiamo razionalizzare le uscite eliminando sprechi, privilegi, spese inutili e dannose come le missioni militari neocoloniali e le grandi opere, per potenziare, invece, la spesa sociale, la difesa dei territori, la riconversione ecologica della produzione.
Come si vede non si tratta della luna del pozzo, ma di obiettivi raggiungibili purché la gente torni ad avere chiaro qual è il proprio interesse e si attrezzi per tornare a gestire il potere.
Francuccio Gesualdi, Presidente del Centro Nuovo Modello di Sviluppo di Vecchiano
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