Foto Salvo Parrinello E la fine / del Mondo è già
accaduta: una cosa / muta, calata nel controluce del crepuscolo. /
Ombra, chi opera in questa èra. /Ah, sacro Novecento, regione
dell'anima / in cui l'Apocalisse è un vecchio evento!
Sì, l'Apocalisse è ai
tempi d'oggi un evento già vecchio. Qualcosa che appartiene
alle attese di ciascuno come una minaccia, una cosa con cui fare i
conti subito dopo essere venuti al mondo, un evento eternamente
prossimo. Tutto scomparirà con la fine del mondo, tranne il
mondo. E la musica. Quella no, anche quella rimarrà. E così,
con la musica sopravviveranno gli strumenti e, cosa importante, le
mani, il soffio, il tocco che li fanno suonare. Con la musica
sopravvivranno le donne e gli uomini che eseguono e coloro che
ascoltano. Perché, in fondo si sa, apocalisse non vuol dire
fine del mondo, vuol dire "rivelazione".
E il contest "Senza filo" è
stato sicuramente in città una delle rivelazioni musicali del
2011. Un'atmosfera unica, sospesa tra sogni post-industriali e luci
di cera, scandita dall'emozione obliqua e infantile di vedere da
vicino gli strumenti, i musicisti, gli ascoltatori in un'unica
soluzione, e - perfetta sinestesia - di vedere la musica. "Senza
filo" strizza l'occhio all'apocalisse? Certo che sì. Lo fa
sin dalle premesse, in quel titolo che è una dichiarazione
d'identità. Nessuna amplificazione, se non quella del proprio
corpo.
Nella gara che culminerà
nell'attesa finale di sabato 26 novembre, la terza manche ha visto
di fronte i Novadeaf di Federico Russo e l'ensemble dei Not in My
Back Yard. Pop contro Blues e Manouche, due band dall'alto profilo
musicale in una serata di grazia. A poco serve scriverne, come per
tutte le cose che pretendono di essere vissute: "Senza filo" va
goduto, declinato sui cinque sensi.
Il primo a salire sul palco è
Not in My Backyard, gruppo efficace, solido, di "buone letture"
che ha messo in mostra musicisti affiatati e con una mentalità
acustica molto raffinata. La cantante incanta con una padronanza mai
snob, snocciolando un classico dopo l'altro. Forse il genere avrebbe
richiesto una "varianza" maggiore rispetto alla composizione
della scaletta, ma gli estimatori non avranno certo avuto nulla da
obiettare.
Il gruppo dei Novadeaf e il suo
mentore, Federico Russo, per sound e bravura non sono stati da meno.
Anzi, sono stati una sorpresa. Canzoni tutte di prima mano che si
lasciano ricordare già dal primo ascolto. Rock band d'impianto
classico per l'occasione in veste acustica, ma le reminiscenze di
scuola si sentono forti e chiare in certe invenzioni colte e popolari
insieme. Eleganti, sibillini quanto basta, introversi. Andando a
scavare un po' si scopre che hanno già un album all'attivo
(The Youth Album) e ne stanno preparando un secondo.
E da contorno tre ospiti d'eccezione.
Il primo, Felice Pantone, che ha incantato con il suo candore fatto
di oggetti sonori, flauti da da naso e "tubasso", per il quale
invitiamo i lettori a fare una ricerca: vi stupirà. I secondi,
ma solo nell'ordine di apparizione, sono stati due che non hanno
certo bisogno di presentazione, ovvero Alex Zanobini e Nanni Canale
che hanno improvvisato, suonato, disorientato a suon di tamburo e
ottone.
Attesa per il nome del vincitore, vista
la buona levatura di entrambe le band in gara: la spuntano alla fine
i Novadeaf, tra gli applausi. Se la vedranno il 28 novembre in finale
con Tozzifan e Girodila, vincitori delle prime due serate di "Senza
filo".
L'apocalisse, dunque, è vicina.
- Leggi gli articoli precedenti di "Bouquet - Recensioni e Varia Umanità"
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