10/12/11 10:35 | autore: Ciccio Auletta Stampa

Pepe: "Tra USA e Europa un solo vincitore" 0

Per la quinta puntata del dibattito sulla crisi economica internazionale, l'intervista di Pisanotizie al Direttore della Fondazione Di Vittorio

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Si è aperto ieri a Bruxelles il cruciale vertice salva-Euro, ma i segnali sui temi della riforma dei Trattati e del 'muro' finanziario per difendere l'euro non rassicurano; mentre il Presidente del Consiglio Monti, proprio ieri mattina prima di volare al vertice, ha incontrato il segretario al Tesoro Usa Timothy Geithner proprio per discutere le ripercussioni internazionali della crisi europea.

Proseguiamo così sul nostro giornale - con una quinta puntata - il ciclo di contributi e articoli sul tema della crisi globale che sta investendo il nostro paese, e che ha visto finora gli interventi di Valerio Cerretano, docente di Storia Economica all'Università di Birmingham, Francuccio Gesualdi, presidente del Centro Nuovo Modello di Sviluppo di Vecchiano, Luigi Cavallaro, magistrato del lavoro, Simone D'Alessandro, ricercatore di Economia Politica dell'Università di Pisa.

Pubblichiamo oggi un'intervista ad Adolfo Pepe, Direttore della Fondazione Di Vittorio, preside della Facoltà di Scienze Politiche dell'Università di Teramo, nonché ordinario di Storia contemporanea e di Storia dell'Europa, che negli scorsi giorni ha partecipato a un incontro alla Camera del lavoro di Pisa nell'ambito del ciclo di seminari dal titolo: "Lavoro e sindacato nella storia d'Italia".

Come si inserisce la crisi economica in corso all'interno del quadro delle attuali relazioni internazionali?

La crisi che stiamo vivendo nasce e si sviluppa in un contesto trans-atlantico. Essa è nata negli Usa e nel mondo anglosassone ed è stata poi trasferita nei paesi europei più deboli. La vera partita in gioco consiste in questo: non è pensabile che vi sia una crescita congiunta del sistema euro e del sistema americano, per cui da questa crisi si uscirà con un vincitore e con uno sconfitto e una nuova gerarchia a livello planetario.

Ma quali sono le carte che gli Usa possono giocarsi in questo scontro?

Gli USA sono un paese che sicuramente attraversa delle grandi difficoltà ma grazie al peso del dollaro, e anche alla forza militare, ha la capacità di trasferire politiche inflattive negli altri paesi. Il vero punto critico oggi è se gli Stai Uniti siano in grado di innovare veramente la propria struttura manifatturiera e produttiva, superando oggi questa contraddizione che vi è tra la forza del dollaro e quella del proprio sistema produttivo. E credo che gli Stati Uniti si siano posto questo problema e he stiano lavorando intensamente per la quarta rivoluzione industriale.

E l'Europa?

In primo luogo è il solo popolo con delle caratteristiche non riconducibili a un unico Stato a differenza degli Usa, della Cina, della Russia o del Brasile, e per di più è un polo in costruzione che ha un suo nucleo molto forte, costituito dalla Germania che ha aggregato la Francia, che con l'euro è riuscito a rafforzarsi. Intorno a questo nucleo vi sono cerchi periferici più deboli e gli Usa hanno agito proprio su questi, perché hanno capito che lasciare il tempo a questo polo di costituirsi pienamente avrebbe messo in discussione l'egemonia americana.

L'Italia come si colloca in questo scacchiere?

I governi che si sono succeduti non hanno capito che la costituzione di questo polo europeo passava dalla rinazionalizzazione dell'Europa, con uno ruolo più forte attribuito agli Stati, e non tramite gli organismi burocratici di Bruxelles, che sono al massimo una cassa di risonanza. Il nostro paese ha oscillato tra una posizione ingenuamente europeista e degli attacchi scomposti alla Germania, ma poi nella sostanza ha confermato il suo ancoraggio agli Stati Uniti.

Legge in quest'ottica l'arrivo di Monti come Presidente del Consiglio?

Il Governo non è per nulla associato a quel nucleo di cui parlavo prima, ma sta proprio in quella tradizione che ci vede ancorati agli Stati Uniti i quali ci consentono di evitare la competizione vera, ci chiedono una rinuncia della sovranità dandoci qualcosa, a differenza della Germania che chiede entrambe, ma ci costringe alla competizione. In altre parole il governo Monti si colloca come garanzia per il nostro paese in una possibile vittoria del modello americano su quello tedesco. Il nostro paese è un po' come un vaso di coccio, una zona di avanguardia con cui gli americani si giocano la partita europea, per deprimere la fortissime competitività del sistema tedesco.

Lei parla esplicitamente di cessione di sovranità. Ma in questo quadro che delinea vi è uno spazio per la democrazia?

Vi è stata a mio giudizio un'interpretazione ingenua di cosa sia la globalizzazione intesa più che altro come un'entità metafisica, mentre essa ha significato una selezione pesantissima delle entità politiche e statali. Oggi nel mondo ci sono 5, 6 Stati a piena sovranità dai quali discende poi una gradazione minore. L'Italia è da anni priva di una sua piena sovranità, con un sistema produttivo che uscito dal fordismo non è stato in grado di rinnovarsi.

E' in questo schema di sovranità limitata che si inserisce il Governo Monti?

Una delle caratteristiche della sovranità è il ruolo delle forze sociali e complementari che passa attraverso la dialettica maggioranza-opposizione. Un paese in cui ciò non si realizza e in cui il Governo agisce come sterilizzatore delle opposizioni, è un paese che è uscito dal modello classico degli Stati a "sovranità credibile". Come possono i mercati giudicare le politiche economiche di un paese che dipendono dai rapporti di un Governo tecnico con i sindacati, visto che generalmente, invece, il confronto è tra un Governo politico e uno schieramento alternativo?Da questo punto di vista la Spagna è un caso paradigmatico visto che ad un Governo socialista è subentrato uno conservatore.

Come giudica la manovra del Governo?

Essa riflette pienamente la sottocultura americana della Bocconi che è una politica economica in cui l'equità e la crescita sono tutte interne a un'ottica da medioevo cattolico, intriso dalla ideologia delle lacrime e dei sacrifici per tutti, ovvero quanto di più lontano da un vero e duro meccanismo di concorrenza. Monti è lo sguardo volto al passato che parla di ricchi e poveri nei termini classici del corporativismo. Sembra di essere tornati a San Tommaso con i concetti di giusto salario e giusto profitto. Si continua sulla strada dei trasferimenti all'impresa, 25 miliardi, e si distrugge la competizione.

In questo quadro qual è il ruolo del sindacato?

Di questo neo-medioevismo la Cisl è arma e ispiratore, ma Bonanni non capisce che il corporativismo cattolico è autoritario e non concertativo. Lui si affanna a ripetere che occorre fare un patto e Monti ignorerà questa richiesta.

E la Cgil?

La Cgil è un sindacato moderno ma oggi è frenata nella sua iniziativa sia per la debolezza strutturale del capitalismo italiano sia perché anche al suo interno l'idelogia degli ultimi è diventata un punto di riferimento, anche perché questa fascia è cresciuta a dismisura. Ma è l'unico soggetto che parla di diritti e di giustizia sociale e non di equità, ma ripeto mi pare che sia frenata in questa fase. A ciò si aggiunga la mancanza di un riferimento politico a sinistra che rappresenti il mondo del lavoro.

La sua è una critica al Pd?

Credo che oggi il Pd sia in un cul de sac. La storia però ci ha insegnato da Turati in poi che i tatticismi non portano a nulla. Non bisogna ripetere gli errori del passato. Se si rappresentano fino in fondo le istanze dei lavoratori occorre mettere in conto che si può perdere. Io penso che è meglio perdere rappresentandoli realmente, piuttosto che infilarsi in questo ginepraio paralizzante, perché siamo veramente a un bivio.

Il peggio quindi secondo lei ancora deve arrivare?

Ora inizia la fase veramente drammatica: all'orizzonte c'è la disoccupazione strutturale e non servono più a nulla, in quanto inefficaci, politiche di aggiustamento. Occorre competere realmente e dare inizio a una seria e reale redistribuzione del reddito, se non si vuole essere cancellati.

- Leggi i precedenti articoli della rubirca "Stili di Vita"

Bombe a Brindisi. Don Ciotti: "Attacco alla società civile" - di

La Vignetta - Luca Ricciarelli

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