Se il tempo si manterrà sereno, intorno alle otto di mattina avremo la possibilità di osservare sulla piazza del Duomo un "miracolo" che pochi conoscono. Tra il solstizio e Natale, all'alba, l'ombra della Torre si distende sulla cupola della cattedrale. Potrebbe trattarsi di un caso ma molto probabilmente non lo è poiché niente sulla piazza è casuale.
La posizione della Torre, asimmetrica rispetto all'asse duomo/battistero, ha fatto molto discutere gli studiosi. Alcuni hanno paragonato la disposizione dei tre monumenti alla costellazione della Lira, altri, con significati diversi, a quella dell'Ariete. Certamente il fenomeno dell'ombra sulla cupola non avverrebbe se la Torre non si trovasse in quella posizione ed è anche difficile considerare una coincidenza che ciò accada in corrispondenza del solstizio d'inverno, ossia del Natale.
Come sappiamo, i calcoli per fissare la decorrenza dell'era cristiana si devono a Dionigi il Piccolo e risalgono ai primi decenni del VI secolo. Sicuramente vi fu un errore per difetto (chi dice di due anni, altri di quattro o addirittura di sette), anche se non fu gravissimo perché l'approssimazione è accettabile. Sempre a questi calcoli, ma con motivazioni diverse, risale la fissazione della data del Natale al 25 dicembre. Nei vangeli non c'è riscontro (e anzi, caso mai, ve n'è uno contrario). Prevalse la tradizione e soprattutto il desiderio di attribuire all'evento un significato salvifico.
Oggi sappiamo bene come funziona il sistema solare: la durata del giorno decresce fino al solstizio d'inverno e poi torna ad allungarsi. Per le popolazioni antiche questo evento era invece un incubo perché niente offriva loro la certezza che l'abbreviarsi del giorno non si protraesse fino al buio assoluto. Perciò occorreva il "miracolo", ossia l'intervento di un essere superiore che riportasse la luce. Sono moltissimi gli antichi culti del sole che si collocano in questo periodo e il Natale cristiano riflette la medesima aspettativa (non è peraltro l'unica festività cristiana che si sovrappone ad altre di origine pagana). Nel vangelo di Luca si parla della visita dei pastori alla mangiatoia. Sicuramente, in quel periodo invernale, essi non si trovavano con il loro gregge nella regione di Gerusalemme, a oltre 700 metri di altitudine, ma piuttosto nelle colline verdi intorno a Giaffa (Tel Aviv). Perciò sappiamo che la scelta di porre il Natale in corrispondenza del solstizio non derivò da riscontri oggettivi (in materia di fede vale ciò in cui si crede e non ciò che è vero). La ricorrenza del Natale in coincidenza col ritorno della luce ha invece un senso dottrinale fortissimo.
La Torre si comporta, in quella ricorrenza, come un grande gnomone che indica la cupola del Duomo e sotto la cupola, come sappiamo, c'è l'altare maggiore. La direzione della Torre, rispetto all'asse duomo/battistero, indica a sua volta Betlemme. Possibile mai, conoscendo l'importanza che aveva il simbolismo nel medioevo e la grande dottrina dei canonici della cattedrale, che tutto ciò sia un caso?
C'è una conferma, se vogliamo. La cattedrale è allineata sull'equinozio di primavera, quando il sole sorge esattamente a est. Il 25 marzo, in corrispondenza con l'equinozio di primavera, si colloca l'Incarnazione e da quella data i pisani, ma anche i bizantini, facevano decorrere l'anno solare. Così nella posizione dei monumenti si registrano materialmente due ricorrenze: il concepimento e la nascita.
Possono sembrare fantasie ma non lo sono. Da tempo, e in diversi, scriviamo che la piazza del Duomo è una grande macchina del tempo. Non è un'eccezione. Presso molte civiltà i sacerdoti erano "chronokratores" ("signori del tempo"). A Pisa questo ruolo era attribuito ai canonici della cattedrale. Il termine di riferimento per il calcolo del tempo erano gli astri e i loro moti apparenti, calcolati con tutte le loro ciclicità. In un mondo in cui ben pochi sapevano leggere e scrivere, il linguaggio delle stelle era invece comune a tutti, utile per tutti e conoscibile da tutti. Copriva l'intero globo, si radicava nella tradizione, era fonte di certezze. Le architetture - punti fissi sul suolo - erano spesso il codice che consentiva di interpretarlo
Noi, invece, ne abbiamo perso il senso. Nelle città piene di luce e di fumi le stelle non si vedono. Preferiamo affidare le nostre conoscenze a supporti labili come il sistema operativo di un computer. Così di sicurezze ne abbiamo sempre meno e, come in questo caso, diffidiamo dei segnali che i nostri antichi ci hanno lasciato.
Tuttavia il fenomeno che ho segnalato c'è. Se non fa nuvolo, è osservabile e fotografabile puntualmente ogni anno, in questo periodo. Inizia con l'aurora, poco prima delle otto di mattina.
Piero Pierotti
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