Come sappiamo, non tutti sono credenti, nella nostra città come altrove, o appartengono a una confessione religiosa; e come avevamo annunciato all'inizio di questa rassegna che ci ha visti impegnati negli ultimi due mesi, è nostra intenzione dare voce anche agli atei e agli agnostici di casa nostra.
Per questo abbiamo incontrato Maurizio Mei, già coordinatore pisano, ed oggi membro del Collegio dei Probi Viri, dell'Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (UAAR).
Quali sono gli obiettivi della vostra associazione?
Gli obiettivi sono essenzialmente tre:
il primo è la tutela dei diritti degli atei e degli agnostici: a questo scopo abbiamo anche istituito uno sportello telematico attraverso il quale offriamo consulenze legali ai cittadini che si rivolgono a noi (soslaicita@uaar.it );
il secondo è la diffusione di una cultura laica e non credente: per questo abbiamo contribuito a istituire anche in Italia il "Darwin day", una celebrazione in onore di Charles Darwin che si tiene in occasione dell'anniversario della sua nascita, il 12 febbraio;
il terzo è un obiettivo più politico e consiste nel cercare di contrastare la deriva clericale in cui si trova l'Italia: ci occupiamo ad esempio di istituire presso i Comuni il registro sul testamento biologico, o di combattere le limitazioni imposte dalla legge 40 sulla procreazione assistita.
Quali organi di informazione avete a disposizione?
Soprattutto la nostra rivista bimestrale "L'ateo" e il nostro sito (http://www.uaar.it/ ) in cui si possono trovare tutte le informazioni sulle nostre campagne, sugli eventi che promuoviamo, sulla difesa dei diritti civili.
Fra le ultime iniziative dell'associazione ricordo la campagna sui costi pubblici della Chiesa cattolica che ammontano a sei miliardi l'anno: con sei miliardi si potrebbe non solo ridurre il debito, ma anche investire in «ricerca, istruzione, risanamento del territorio», come propone l'Uaar nel manifesto che ha fatto affiggere in varie città italiane. Il costo della Chiesa è alto, ed è «un prezzo che pagano credenti e non credenti», come ricorda lo stesso manifesto, quando invece le religioni dovrebbero essere sostenute soltanto da chi le professa.
Come si pone la nostra città rispetto alle idee atee ed agnostiche?
A Pisa c'è una buona percentuale di atei e gli iscritti alla nostra associazione sono un centinaio circa, che è un buon numero rispetto agli abitanti. Abbiamo una sede che ha un orario di apertura al pubblico.
A livello istituzionale non c'è riconoscimento, ma del resto non lo abbiamo nemmeno cercato...Comunque abbiamo collaborazioni con alcune realtà importanti della nostra città: la Scuola Normale Superiore che ospita il Darwin day, il cineclub Arsenale con cui abbiamo concordato cicli di proiezioni.
A livello nazionale l'UAAR è stata riconosciuta come associazione di promozione sociale.
Rispetto all'educazione dei più giovani hai riscontrato qualche problema?
Non sempre è facile affermare il diritto a non avvalersi dell'insegnamento della religione cattolica: ci sono "dimenticanze", rimandi; c'è la tendenza a non attivare la materia alternativa con la scusa che non ci sono soldi quando sappiamo benissimo che ci sono fondi ministeriali dedicati a questo. Di fatto c'è una pressione verso l'insegnamento religioso.
Come UAAR abbiamo istituito una mailing list che fornisce consulenza e indicazioni sull'ora alternativa: un servizio che si propone di risolvere i problemi dei singoli genitori.
Trovo anche molto sconveniente il fatto che gli insegnanti di religione abbiano un accesso privilegiato all'insegnamento anche di altre materie, e che i sindacati della scuola non affrontino il problema.
Quale contributo pensi che possa dare il pensiero ateo e agnostico all'uomo di oggi?
Credo che il contributo che possiamo dare noi atei consista in un approccio razionale alla vita e in una accettazione di tutte le diversità.
Del resto l'UAAR riconosce il fatto che ci sono tanti ateismi: non c'è un modello unico in cui riconoscersi, non esiste un'ortodossia atea o agnostica. Ognuno è libero di organizzare il proprio pensiero e le proprie convinzioni come più gli aggrada.
A livello sociale il nostro obiettivo è quello di creare uno spazio comune a prescindere da qualsiasi appartenenza religiosa.
La nostra è un'etica della responsabilità, nel rispetto delle concezioni di ogni singola persona.
- Leggi gli articoli precedenti di "Spazio alle parole" rubrica a cura di Cristiana Vettori
Questo articolo contiene 0 commenti.
Clicca qui per lasciare il tuo commento.