Domenica 12 febbraio. Ancora
tracce di neve in Val Graziosa. E' freddo. Il vento è gelido
e regala schiaffi in faccia che fanno... BAAP! Un' espressione
onomatopeica e fumettistica, un modo un po' slang jazzoso
per dire bop. Ma anche il nome del padre in indiano. Il nome del quartetto
strumentale del trombonista Tony Cattano, siciliano di Augusta e livornese
d'adozione, stasera dal vivo, al Circolo Arci di Cortemagno, Calci,
Pisa.
Arriveranno?
Il vento dei balcani sembrerebbe confermare... Baap!
Eccoli sul palco, (ancora caldo
dalla bollente esibizione dell'Organic Groove nella sera di sabato 11),
formazione a 4: chitarra, contrabbasso, trombone e batteria. La presentazione
di Tony è veloce, densa e misteriosa. Baap! ha una guida spirituale:
lo sciamano metropolitano Franco Ferguson, profeta supremo del Kirk
Douglas style.
Per questa sera si propongono
con un' identità parallela, più dedita al rocksteady
e alla musica tradizionale giamaicana, stasera sono i Rude Baap Boys
e partono forte con un classico del genere in questione, Eastern Standard
Time (il titolo me lo suggerisce Francesco ‘Ghiaino' Bottai, io
mi ricordavo solo che era nel repertorio della sua Ghenga). Il pubblico
apprezza da subito. Non balla, e non ballerà, è domenica e c'è freddo,
forse poteva essere una buona occasione, ma poi alla fine di ska
non ce n'è così tanto, sarebbe stato un ballo troppo introspettivo.
I Baap non disdegnano pezzi lenti, sensazioni inquietanti e trattenute
cercano luce per esplodere nel boato elefantesco del trombone,
poi di nuovo rarefazioni, la chitarra non disdegna uscite effettate
e in qualche occasione saltella rivida in un effetto tipo scratch, la
batteria avanza implacabile e beffarda, il contrabbasso lega tutto,
come l'uovo nell'impasto. Musiche che sanno di film in bianco e nero,
attempati mostri della palude che si destano dalle sabbie mobili,
urlano il loro verso in un travolgente barrito di trombone, un suono
che sgorga fuori dirompente e fisico, come la sirena di una nave di
grossa stazza.
Per il pezzo Ganja Christmas
Song, Tony Cattano, chiede un attimo di raccoglimento al pubblico. E'
un pezzo sottovoce, ci vuole silenzio. Un attimo e sbang! Casca una pentola in cucina, qualcuno scoppia in una risata, subito
assorbita dalla concentrazione del pubblico, rapito dal pezzo che avanza
a passo felpato nella giungla di canapa.
Poi altri pezzi originali,
una cover dell'Art Ensemble of Chicago, alcune ballatone a passo
blues che sanno di Tom Waits, brevi improvvisazioni anche in interventi
solitari degli strumenti.
L'INTERVISTA
Che genere suonano i Baap!
?
Più che genere, il nostro
è proprio è uno stile. Il Kirk Douglas Style. Una complessa
alchemia di influenze e suggestioni, un mondo che non è uguale
tutte le sere. Stasera abbiamo suonato più roba rocksteady, in questo
circolo ci sembrava fosse più adatto.
E com'è andata?
Bene. Forse pensavamo ad un
pubblico più casinista e distratto. Erano tutti molto attenti,
ma non freddi. Sensazione piacevole. Per divertirsi bisogna divertire
la gente.
Qual
è il vostro habitat naturale?
Ci sentiamo parte di un gruppo
di musicisti molto numeroso, che fa riferimento a Franco Ferguson, di
cui siamo santi forieri, gli appuntamenti principali si tengono al Fanfulla
di Roma, incontri d'improvvisazione, improring, la sfida è sempre
quella di divertire, pezzi improvvisati, ma solidi.
Che musica ascoltate in
macchina quando andate a suonare?
Oggi Tom Waits, Fred Bongusto,
Hamid Drake, reggae antico. Ma anche Mingus, Duke Ellington, Monk.
Non litigate mai?
Sì, e lo facciamo di proposito.
C'è un detto siciliano che ci piace, dice che quando i mugnai
litigano la farina viene più buona.
Dischi n'avete?
Il nostro disco si chiama Sweet
Dreams, Baby! Un titolo che ci rappresenta. L'ha prodotto Alessio Sbarzella
per la Monk Records, lui aveva sentito il bootleg che avevamo inciso
dal vivo, in un posto che si chiama La Riunione di Condominio,
a Roma, gli era piaciuto e ha pensato di produrci.
In che locali vi esibite
abitualmente?
Un po' dove capita, dove ci
chiamano. Fa piacere suonare negli spazi autogestiti, per i prezzi
delle bevute o dell'ingresso, e anche perchè possiamo raggiungere un
pubblico che magari non verrebbe a sentirci di proposito e che poi spesso
finisce per essere molto coinvolto nella nostra musica. Sai se dici
jazz, molta gente si allontana, se ci sentono senza pregiudizi, invece...
Certe cose si spiegano male, vanno suonate, e basta.
Baap! Dal vivo a Pisa, mercoledì
28 marzo all'Ex Wide.
http://www.monkrecords.it/baap-2/
http://www.youtube.com/watch?v=g3e0Zyg5I64
- Leggi gli articoli precedenti di "Ingorgo Rock", una rubrica di Ico Gattai
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