12/06/12 09:44 | autore: la redazione Stampa

Saint Gobain. Un secolo di industria, lavoro e società a Pisa 0

Per le Bfs Edizioni il libro di Renato Bacconi. L'introduzione di Maurizio Cadioli dell'Università di Milano

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Tra cronaca e storia, basando la sua ricerca sulle storie di vita dei protagonisti, uomini e donne che hanno vissuto in prima persona l'esperienza di quella fabbrica, "Saint Gobain. Un secolo di industria, lavoro e società a Pisa" di Renato Bacconi edito da Bfs Edizioni ci accompagna attraverso le diverse fasi che hanno caratterizzato l’industria vetraria francese a Pisa. Dal suo arrivo in Italia nel 1889 fino alla vertenza sindacale del 1983, passando attraverso gli anni del fascismo, la Seconda guerra mondiale e le rivolte del Sessantotto.

Un affresco lucido e partecipato, dipinto da un testimone diretto delle vicende del movimento operaio. La ricostruzione di un importante momento della storia del lavoro, dell’industria e del sindacato in Italia, ma anche di una pagina che ha caratterizzato a lungo e in profondità la società pisana tra Otto e Novecento.

Riportiamo di seguito l'introduzione del prof. Maurizio Antonioli dell'Università di Milano che apre il volume.

Raccontare la storia della Saint Gobain a Pisa significa ripercorrere le tappe principali dello sviluppo industriale italiano e delle lotte per la conquista dei diritti dei lavoratori. Tra cronaca e storia, basando la sua ricerca sugli archivi di documentazione locale, in primis quello della Camera del lavoro, e soprattutto sulle storie di vita dei protagonisti, uomini e donne che hanno vissuto in prima persona quell'esperienza, Renato Bacconi ci accompagna attraverso le diverse fasi che hanno caratterizzato l'industria vetraria francese a Pisa. Dal suo arrivo in Italia nel 1889 fino alla vertenza sindacale del 1983, passando attraverso gli anni del fascismo, la Seconda guerra mondiale e le rivolte del Sessantotto. Un affresco lucido e partecipato, dipinto da un testimone diretto delle vicende del movimento operaio. La ricostruzione di un importante momento della storia del lavoro, dell'industria e del sindacato in Italia, ma anche di una pagina che ha caratterizzato a lungo e in profondità la società pisana tra Otto e Novecento.

Quella dei vetrai costituisce una delle categorie più complesse e, per certi versi, più affascinanti del movimento operaio italiano, benché ancora una delle meno conosciute, sotto il profilo della storia del movimento sindacale. Una parte molto significativa delle organizzazioni del vetro presentava forti tratti legati al tradizionale sindacalismo di mestiere: il centralismo dei maestri vetrai nel processo produttivo, il loro controllo dell'apprendistato, una rilevante capacità contrattuale in materia di tariffe e una tendenza alla frammentazione delle singole leghe sulla scorta della specificità dei mestieri. Si trattava, fondamentalmente, delle diverse forme organizzative legate alla soffiatura del vetro, dai bottigliai ai bufferinai, le cui lotte puntavano soprattutto a ostacolare la meccanizzazione del comparto che avrebbe definitivamente sconvolto gli equilibri interni. Accanto a questo modello sindacale esistevano tuttavia tra i vetrai altre forme di sindacalismo, come quella dei lastrai, legate a un processo produttivo che anziché sulla soffiatura si basava sulla colatura del materiale incandescente su lastre, dalle quali si elaboravano principalmente specchi e vetri per finestre. Tale processo non richiedeva la presenza dei soffiatori, bensì di una mano d'opera che in genere aveva minor specializzazione e caratteristiche più "industriali" rispetto al resto del comparto, il che si rifletteva sulle caratteristiche del loro sindacalismo, che per certi versi somigliava più a quello di altre categorie come i metallurgici o i tessili che non a quello degli altri vetrai.

Nel ramo lastre, lo stabilimento della Saint Gobain a Pisa costituiva una delle realtà fondamentali in Italia, contrassegnando inoltre, fin dalla sua costituzione negli ultimi decenni dell'Ottocento, la vita sociale ed economica della città della Torre pendente. L'imponente struttura della fabbrica caratterizzava e condizionava il quartiere popolare di Porta a Mare, il cui territorio è segnato, oltre che dalla presenza di altre fabbriche, dal canale dei Navicelli e dall'attigua importante stazione ferroviaria. L'intera area dello stabilimento della Saint Gobain, con le sue quattro grandi ciminiere e la torre bianca della cisterna dell'acqua, viene giustamente raffigurata da Bacconi come una sorta di "cattedrale" cui tutti i giorni accedevano, nell'epoca d'oro del suo sviluppo, alcune migliaia di lavoratori e tecnici.

Nel panorama lavorativo pisano le vicende degli operai della Saint Gobain hanno scandito in buona misura la cronaca stessa della città. Allo stesso modo le loro organizzazioni, particolarmente complesse e variegate - con una rilevante presenza nel periodo antecedente al fascismo di anarchici e repubblicani, sostituiti nel dopoguerra da comunisti e socialisti -, hanno rappresentato soggetti sindacali spesso atipici nel quadro complessivo nazionale. Così, la Camera del lavoro della città, nata nel 1896, si è trovata a essere controllata agli inizi del Novecento da una maggioranza costituita in funzione antiriformista, con segretario Virgilio Saverio Mazzoni, che era allora uno dei più noti esponenti dell'anarchismo italiano, mentre nel Secondo dopoguerra si sono succeduti alla guida dell'istituto camerale noti esponenti comunisti e socialisti, tra i quali si ricordano in particolare Paris Panicucci, Ideale Guelfi, Virgilio Bendinelli e Luciano Pastechi.

Nei cent'anni di storia di cui si occupa il volume, i lavoratori della Saint Gobain di Pisa sono stati al centro di varie vertenze sindacali dai diversi esiti, le più note delle quali sono quelle del 1903, del 1968 e del 1983. Si va dalla pesante sconfitta sindacale della prima, agli sviluppi più o meno positivi delle altre due, caratterizzate tuttavia dall'inarrestabile tendenza alla riduzione del personale, direttamente proporzionale all'incremento dell'utilizzo di tecnologie d'avanguardia, con il progressivo ridimensionamento del ruolo dell'azienda in città. Tra i protagonisti principali della vertenza del 1983 è stato l'autore stesso del volume, segretario della Camera del lavoro pisana dal 1981. Dal suo osservatorio privilegiato, Renato Bacconi è in grado di offrire una chiave di lettura che permette di immergersi nel tumultuoso susseguirsi delle lotte nonché nella faticosa gestione delle difficili trattative, conclusesi con un accordo non del tutto apprezzato da parte di una maestranza assai riluttante.

Un affresco che ha avuto il merito di arricchire con una serie di storie dentro la storia principale. Cronache operaie che ci permettono di ricostruire uno spaccato della vicenda storica di Pisa e della sua provincia. Dai principali mutamenti economici e sociali avvenuti a cavallo tra Ottocento e Novecento, agli anni del boom economico e alla straordinaria stagione di conquiste sindacali che si è sviluppata nei decenni del Secondo dopoguerra. Pisa e la sua provincia, negli anni Quaranta e Cinquanta del secolo scorso, nonostante un importante processo di industrializzazione e terziarizzazione erano ancora fortemente ancorate al mondo della campagna dove, accanto ai braccianti condizionati da una costante scarsità di lavoro in parte compensata dai lavori pubblici e dall'edilizia, predominava la figura del mezzadro. Non a caso una delle principali vertenze provinciali dell'immediato dopoguerra, che ebbe vasta eco nell'opinione pubblica, aveva riguardato proprio i mezzadri.

La ricerca di Bacconi, dunque, descrive per un verso la lunga e dura lotta civile e rivendicativa di una comunità di subalterni, plurale e vivace, mentre per l'altro testimonia la condizione umana di molti militanti sindacali - compreso l'autore stesso - che hanno vissuto sulla propria pelle, in un mondo ormai profondamente trasformato, quella che, parafrasando il titolo di un noto romanzo di Manuel Vázquez Montalbán, altrove ho definito la "solitudine del sindacalista".

 Maurizio Antonioli - Università di Milano

- Leggi i precedenti articoli della rubrica "La piuma - Editori e libri del territorio pisano"

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