La cerimonia a Marina di Pisa che dà l'avvio ai lavori per la realizzazione di un affare da decine di milioni di euro. Soddisfazione tra le istituzioni e gli imprenditori. Il Ministro Matteoli ricorda Beppe Niccolai, deputato del Msi. La protesta delle associazioni ambientaliste.
Questo articolo contiene 2 commenti.
Clicca qui per lasciare il tuo commento.
2010/04/27 18:04:05 five hedgehogs ma enrico rossi c'era???
io ero tutto contento che non si fosse presentato...
2010/04/27 12:04:08 drugo lebowski Giro un pensiero ricevuto da un appassionato di vela, gran conoscitore di porti e pirata:
“A parte il piglio fascista dell’iniziativa che mi affascina molto poco e sul quale non vorrei perdere troppo tempo, mi preme ricordare a questa gente che il problema non è costruire un porto.
I porti servono, sia per le barche che accolgono sia per le importanti opportunità di lavoro che creano.
Ne ho girati tanti in vita mia, e per esperienza conosco molto bene la situazione della nautica, sia in Toscana che in Italia, che in Europa.
Ed è proprio per questo che sono contrario al porto di Marina di Pisa.
Un progetto ottuso, pericoloso e che non risolverà minimamente il problema ormeggi. Chi non si accorge di questa cosa o è in malafede o è incompetente.
Se la posa della prima pietra ha un valore simbolico, il messaggio è arrivato forte e chiaro: FUFFA.
Non lo dico da ambientalista che pur sono, lo dico da utente dei porti, da sostenitore dell’idea che di porti se ne dovrebbero costruire tanti, così come tanti dovrebbero essere gli interventi di protezione del litorale e di educazione al corretto rapporto con il mare.
L’interfaccia terra-mare è il più delicato dei sistemi dove può e deve intervenire l’uomo.
Servono capacità che vanno ben oltre le competenze tecniche, che pur sono indispensabili.
Il ministro Matteoli cita la Francia. Lo so, piace anche a me come modello di rete di infrastrutture al servizio della nautica. Ci sono diversi ecomostri anche in Francia certo, ma la pianificazione degli interventi ha seguito un criterio (magari non condivisibile da chi sul mare vorrebbe che esistessero solo spiagge libere), e soprattutto ha rispettato nozioni piuttosto semplici, tipo localizzare un porto dove la conformazione della costa dà garanzie a sufficienza.
Come mai in Italia siamo ancora così indietro, pur avendo uno sviluppo costiero che non ha uguali nel Mediterraneo?
Il motivo è riconducibile proprio al meccanismo che ha portato alla posa della prima pietra a Marina di Pisa.
Uno screening mirato su tutta la costa avrebbe dovuto gettare le basi per interventi diversificati e a minimo impatto ambientale, non solo perché l’ambiente va rispettato ma anche (e qui parlo nell’ottica di chi da un’infrastruttura ci vuole anche guadagnare...giustamente) perché costruire un porto nel posto sbagliato e nel modo sbagliato poi porta a gravi problemi di gestione, con costi incredibilmente alti.
La pianificazione della localizzazione dei porti non dovrebbe avere niente di politico, ma soltanto tecnico, lasciando magari all’istituzione locale (nel caso il piano nazionale non ritenesse utile localizzare lì un porto) l’onere di produrre documentazione adeguata per trovare sedi e tipologie alternative nel caso in cui politicamente diventasse priorità di un Comune l’idea di dotarsi di un porto.
E qui mi ricollego alla situazione pisana, emblematica e rappresentativa di un malgoverno del territorio diffuso su tutta la penisola.
Stante la conformazione del litorale pisano (sabbioso e con la foce di un fiume) se proprio l’amministrazione vuole dotarsi di un porto (cosa che ripeto ritengo nobile e utile) avrebbe dovuto studiare seriamente l’unica ipotesi praticabile, ovvero la realizzazione di un porto fluviale.
Del resto già molte barche (alcune delle quali neanche troppo piccole) trovano già ora alloggio proprio fra Pisa e il mare.
E come porto fluviale avrebbero dovuto essere destinate alcune aree lungo il tratto finale dell’Arno per il ricovero in secca di alcune imbarcazioni nel periodo invernale. Questa è la modernità. Questo sarebbe un servizio utile alla nautica e allo sviluppo. Migliaia di posti barca, centinaia di posti di lavoro.
Perché se invece si vuol fare un porticciolino (non saprei definire in altro modo un’infrastruttura che accoglie solo 450 barche) sulla foce di un fiume poi è chiaro che ci devi speculare sopra, perché il gioco sennò non vale la candela. Difendersi dalla forza del mare costa tanto e Pisa non è dotata geograficamente di anse o ripari. Sennò era Marsiglia.”
PS: Drugo sull’ìnterfaccia terra-mare preferisce farcisi solo le canne...